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Accademia popolare della antimafia

L’ACCADEMIA POPOLARE DELL’ANTIMAFIA: LA CULTURA CONTRO LE MAFIE

L’ACCADEMIA POPOLARE DELL’ANTIMAFIA: LA CULTURA CONTRO LE MAFIE

Un "cartello culturale" a Roma lavora dentro le scuole e fuori, per la cultura della legalità. E ora raccoglie i fondi per riaprire una biblioteca.

Dopo gli atti di violenza avvenuti presso un bar del quartiere Romanina, la capitale torna a fare i conti con le bande criminali ormai da anni stabilizzate in alcune zone della città. L’aggressione del Roxy Bar, provocata da due esponenti di spicco delle famiglie Casamonica-Di Silvio, tuttavia, rappresenta solo uno degli episodi denunciati (molti restano taciuti), frutto della prepotenza di questi clan. Un’ostentazione di potere tale da mettere in scena, nell’agosto 2015, un funerale faraonico con carrozza, cavalli e petali rossi lanciati da un elicottero su piazza Don Bosco.

 

accademia popolare della antimafiaUN LABORATORIO PERMANENTE. A riflettori spenti, però, c’è chi tutti i giorni lavora sfidando la povertà culturale ed educativa di questi rioni, offrendo ai ragazzi delle alternative ai mercati della criminalità organizzata. Un anno e mezzo fa, tra il quartiere Don Bosco e Cinecittà, è nata AP Accademia popolare della antimafia e dei diritti, un “cartello culturale” di sette associazioni (associazione antimafie daSud, Via Libera, Cooperativa Diversamente, Compagnia Ragli, Magville, VaBè e Lombardo Radice), che ha scelto come sede stabile un Istituto tecnico commerciale.

L’obiettivo della Accademia popolare della antimafia è uno: offrire agli oltre 750 ragazzi della scuola e ai tantissimi giovani del quartiere, un laboratorio permanente di cultura e di diritti di cittadinanza. Le modalità sono diverse: lezioni sulla cittadinanza e sulla legalità, spettacoli teatrali, web-radio, rassegne cinematografiche, laboratori di fumettistica, incontri con scrittori e istituzioni.

 

Accademia popolare dell'antimafiaSCUOLE CONTRO LA MAFIA. «Come associazioni collaboravamo insieme in diverse occasioni», spiega Cinzia Paolillo, vice-presidente dell’associazione daSud, «così, quando si è presentata l’occasione di un bando del Miur, abbiamo recuperato alcune aule inutilizzate della scuola per far partire i primi laboratori. In accordo con i professori, abbiamo subito proposto delle lezioni tematiche agli alunni della scuola e successivamente abbiamo attivato anche i laboratori pomeridiani. Ma non ci siamo fermati ai ragazzi. Grazie alla compagnia Ragli, quest’anno abbiamo portato sul palco una stagione teatrale aperta a tutto il quartiere, con un importante risposta da parte delle famiglie della zona».

«L’antimafia non è solo materia della DDA ma diventa responsabilità di tutte le agenzie educative, a partire dalla scuola». Una provocazione, quella di AP, che risuona a pochi giorni dal quarantesimo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro e Peppino Impastato. E proprio lo scorso 9 maggio, l’Accademia ha organizzato un incontro con il pubblico ministero Franca Imbergamo, che ha raccontato agli studenti le tappe e i protagonisti del processo a Tano Badalamenti, mandante dell’omicidio di Impastato. «Insegniamo ai ragazzi che Peppino e Aldo sono morti perché erano stati lasciati soli mentre in rete si può vincere. Basta non voltare la faccia a partire dalle piccole ingiustizie».

 

UNA BIBLIOTECA PER IL QUARTIERE. La prossima sfida dell’Accademia Popolare della Antimafia e dei diritti è quella di riaprire la biblioteca dell’Istituto, chiusa da dieci anni e in forte stato di abbandono. Fino al 15 giugno sarà possibile contribuire alla campagna di crowdfunding,  per recuperare i primi fondi necessari per restaurare i locali, mettere a norma l’impianto elettrico e costruire una porta d’accesso per i disabili. «A parte il centro commerciale e i negozi di via Tuscolana», sottolinea Cinzia, «questi quartieri sono per lo più teatro di spaccio di droga, ed essendoci poca offerta culturale è difficile che i ragazzi non vegano attratti da questo mercato. Riaprire la biblioteca della scuola vuol dire, quindi, lanciare un chiaro segnale che l’antimafia è un gesto concreto che parte dalla cultura».

 

 

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

 

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Ermanno Giuca
Ermanno Giuca

27 anni, laureato in scienze della comunicazione sociale. Ho collaborato come redattore e video-maker con diverse realtà non-profit tra cui la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) e "Salesiani per il sociale" in cui attualmente curo la comunicazione web

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