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associazioni e sgomberi

ASSOCIAZIONI E SGOMBERI: ANCORA TANTE DOMANDE APERTE

ASSOCIAZIONI E SGOMBERI: ANCORA TANTE DOMANDE APERTE

No all'uso della forza pubblica, ma nessuna moratoria. Si rimanda al prossimo sindaco, ma si promettono interventi rapidi sulle occupazioni. Il destino del non profit romano resta oscuro

Si è da poco conclusa la manifestazione in Campidoglio di malati, familiari e operatori del settore che l’associazione Viva la vita  ha organizzato oggi, per porre all’attenzione del governo cittadino la situazione di un’organizzazione  che è l’unica risorsa per 250 malati di Sla e per le loro famiglie nel Lazio, rimasti dal 6 aprile senza un punto di riferimento fondamentale, dopo lo sgombero della sede di Via Sabotino.  Continua così ad evolvere di ora in ora il bailamme intorno alla questione degli sfratti ad associazioni di volontariato, cooperative, spazi sociali, che vedono mettere a rischio le loro attività e una presenza sul territorio che per molti è storica.

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Un momento della manifestazione organizzata stamattina in Campidoglio da Viva la vita onlus

I giorni scorsi sono stati scanditi da proteste, manifestazioni, biciclettate, merende e colazioni resistenti e fare chiarezza non è semplice, in una nebulosa di promesse istituzionali, rinvii postelettorali, mancanza di accordo a livello decisionale.
In un’intervista a Repubblica Tv, ripresa dal sito della testata, il sub commissario a Sicurezza urbana, Urbanistica, Lavori pubblici e Infrastrutture, Edilizia pubblica e privata Ugo Taucer ha annunciato ieri l’intenzione del Comune di Roma di soprassedere sugli sgomberi di locali assegnati da molti anni a onlus, associazioni e partiti, di «valutare caso per caso, agire con prudenza. Ci sono situazioni particolari e abbiamo convenuto di essere molto attenti», precisando, comunque, che non saranno più consentite nuove occupazioni e che «una vera e propria moratoria non è possibile».
Sempre ieri, il Corriere della Sera online titolava «Sgomberi, Gabrielli: no alla forza pubblica per onlus e associazioni», annunciando la decisione del Prefetto di Roma di rimettere, di fatto, la questione nelle mani del sindaco destinato ad insediarsi.

Un provvedimento che ha fatto di tutta l’erba un fascio

Una babilonia che affonda le radici nella Delibera 140 del 2015, nata su proposta dell’assessore Alessandra Cattoi e approvata dalla Giunta Marino con l’intento di avviare il riordino di una parte del patrimonio immobiliare del Comune di Roma, portato avanti dal commissario Tronca. La Delibera riguarda una lista di oltre 800 immobili in concessione, dei quali sono sotto verifica i contratti di locazione. Il punto è che si è fatto, come spesso accade, di tutta l’erba un fascio: associazioni di volontariato, cooperative, spazi sociali che hanno sede – molti di loro storicamente – negli immobili interessati, si sono trovati o sono destinati a trovarsi nelle stesse condizioni di chi in questi locali aveva avviato un’attività commerciale. Cioè i malati di Sla, che fino al 6 Aprile avevano Viva la Vita onlus, ora sono nella stessa situazione di un ristorante, tanto per intenderci.
Alla redazione di Reti Solidali sono arrivate tante segnalazioni, di cui abbiamo parlato, e la storia è più o meno per tutti la stessa: si tratta di realtà che hanno visto scadere la concessione degli spazi con canone agevolato, prevista dalla Delibera n.26 del 1995,  e hanno presentato al Dipartimento per il Patrimonio del Comune regolare domanda di rinnovo, domanda rimasta senza risposta fino alle lettere di sgombero. Le associazioni, nel periodo di pendenza della domanda, hanno continuato a pagare il canone, ma ora si vedono richiedere il canone arretrato per intero. Il punto, tuttavia, parrebbe non essere questo – o almeno non solo questo – quanto piuttosto il fatto che era previsto un termine perentorio per il rinnovo, trascorso il quale sarebbe venuto a mancare il titolo che dava vita alla concessione. Inoltre, secondo alcune interpretazioni restrittive, la Delibera 140 avrebbe introdotto l’impossibilità di stipulare nuove concessioni. Sarebbe questo il motivo per cui tutte queste realtà si trovano ora in questa situazione, lo stesso per cui pare stiano arrivando i primi pareri negativi per i ricorsi presentati al Tar del Lazio. Non sembra per ora possibile sapere se la situazione è la medesima per tutte le centinaia di realtà sottoposte a verifica, anche perché, mentre sono pubblici gli elenchi delle assegnazioni ex Delibera 26 del 1995, non è stato al momento possibile accedere ad un elenco che comprenda tutte le organizzazioni che sono state e saranno sottoposte a verifica, che resta chiuso sulle scrivanie degli uffici preposti.
Contro le azioni intraprese da Tronca non sono mancate le prese di pozione, neanche a livello istituzionale,  come quella di Mimma Alfonzo Miani, Assessore alle politiche sociali del Municipio Roma XI, che ha ricordato come «molte della realtà oggetto di questo provvedimento lavorano da anni con i Municipi e si sono distinte per le attività socio culturali che hanno svolto nelle periferie, riuscendo ad animare territori altrimenti privi di qualsiasi sostegno», o di Fiom-Cgil Roma e Lazio, secondo cui «i tanti spazi sociali sotto minaccia di sfratto sono realtà da tutelare che, per tutto ciò che sviluppano ogni giorno, semmai vantano crediti e non debiti».

Associazioni e sgomberi, si rimanda al nuovo sindaco. E poi?

decide la città
La “Carta di Roma comune” è pensata come strumento per disegnare nuovi principi e criteri per una gestione partecipata del patrimonio pubblico

Diritto alla città, il coordinamento che coinvolge numerose realtà non profit, tra cui spazi sociali, associazioni, cooperative, onlus – gli stessi che il 19 marzo scorso hanno organizzato Roma non si vende, la manifestazione a cui avevano partecipato diverse decine di organizzazioni non profit, movimenti per la casa, precari, insegnanti, poi diventata un vero e proprio movimento – aveva nei giorni scorsi organizzato l’occupazione delle impalcature della Basilica di Massenzio.
In quella occasione gli organizzatori avevano chiesto un incontro con Amministrazione capitolina e Prefettura per consegnare una lettera pubblica in cui ricordavano la richiesta, già fatta durante la manifestazione di Marzo, di una moratoria giubilare «contro l’esecuzione di questo piano cieco ed efferato di sgomberi» e dell’apertura di una «interlocuzione capace di trovare una soluzione – seppur transitoria – che preservi la continuità di tutte le esperienze caratterizzate da un alto ed imprescindibile valore sociale per la città». In contemporanea, si legge ancora nella lettera, il coordinamento ha avviato una consultazione democratica dal basso per la scrittura di una “Carta di Roma comune” «che disegni nuovi principi e nuovi criteri per una gestione partecipata del patrimonio pubblico», la base per «un confronto con la futura Giunta per una soluzione deliberativa».
Durante il vertice del 13 Aprile, ad ogni modo, Prefetto e Commissario straordinario sarebbero, come dicevamo, giunti ad un accordo, per cui sarà escluso l’uso della forza pubblica per «realtà che abbiano un profilo sociale o associativo» (secondo fonti non ufficiali sarebbero 46 le realtà del non profit che hanno già superato il termine massimo di dieci giorni per l’esecutività degli sfratti).

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Stamattina colazione resistente alla Palestra popolare di San Lorenzo. Foto: Antonella Cantalini

Niente più sgomberi, quindi, in attesa del nuovo sindaco. Nessuna moratoria, ma l’impegno a procedere con cautela e l’idea, come ha affermato Taucer a Repubblica Tv, di «muoversi secondo “trattative che possano cambiare il contesto delle modalità in cui questi immobili possono essere dati in uso a terzi”. Un’ipotesi è quella di cambiare il tipo di contratto che viene fatto con il soggetto a cui l’immobile è assegnato: da concessione a contratto vero e proprio tra le parti».
In effetti questa mattina la Palestra popolare di San Lorenzo aveva organizzato una colazione resistente, aspettando la forza pubblica, ma la forza pubblica non è arrivata.
Intanto l’ordinanza di Tronca prevede un intervento immediato per le occupazioni: in un elenco di 74 immobili occupati abusivamente (tra cui anche Casa Pound Italia, in via Napoleone III), 16 sarebbero le urgenze, gli edifici da liberare subito dopo le elezioni e prima della fine dell’anno. Mentre la Delibera n. 50 sul piano di attuazione del programma regionale per l’emergenza abitativa, a firma di Tronca, annuncia provvedimenti successivi che avranno l’obiettivo di individuare gli altri immobili che avranno lo stesso destino.
Le domande aperte restano tante. Per ora, di fatto, ci si è solo tolti una patata bollente dalle mani. Ma cosa accadrà a fine elezioni? Anche se, secondo le dichiarazioni istituzionali, potrebbe cambiare la cornice giuridica in cui muoversi, la questione è tutt’altro che risolta. Viva la vita ha vissuto il momento dello sgombero, e come lei molti altri. Che ne sarà di loro, che ne sarà del pregresso? Molti provvedimenti sono presi dalla Corte dei Conti, cosa accadrà in quei casi? Domande. Aspetteremo il nuovo sindaco per avere risposte? Intanto domani l’ennesima manifestazione. Ancora verso il Campidoglio.

Abbiamo raccontato anche le storie di A Roma Insieme – Leda Colombini, Il Grande cocomero, Esc, il Centro Ararat, Casa dei Diritti Sociali.

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Chiara Castri
Chiara Castri

Giornalista pubblicista, lavora nella comunicazione del CSV Lazio. Severa e capa tosta. Tutto sommato simpatica.

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