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empori della solidarietà

LA CRISI ECONOMICA VISTA DAGLI EMPORI DELLA SOLIDARIETÀ

LA CRISI ECONOMICA VISTA DAGLI EMPORI DELLA SOLIDARIETÀ

Gli empori della solidarietà compiono 10 anni. Monsignor Feroci: «Reddito di cittadinanza? Meglio una rete di solidarietà»

È tempo di bilanci per la Caritas romana: dieci anni fa infatti apriva il primo degli empori della solidarietà. Un decennio complesso quello passato, con la crisi economica e i poveri in aumento.

 

IL DECENNALE. L’incontro Comunità solidali negli anni della crisi: i 10 anni degli empori in Italia vuole raccontare proprio questo. All’appuntamento di giovedì 14 giugno al Church Village di via Torre Rossa si alterneranno monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma; don Francesco Soddu, Caritas Italiana; Linda Laura Sabbadini, Dipartimento politiche sociali Istat; Simone Iannone, segretario generale della Caritas capitolina. Con loro testimoni delle realtà di Verona, Caltanissetta, Prato e Rimini.

 

GLI EMPORI DELLA SOLIDARIETÀ. Aperti martedì, mercoledì e sabato dalle 9 alle 13.30 e giovedì dalle 15 alle 19.30, gli empori  della solidarietà offrono prodotti alimentari di prima necessità come olio, pasta, pelati, scatolame, zucchero, caffè, prima colazione, omogeneizzati, pannolini. I beni provengono da donazioni e raccolte alimentari. Hanno un valore espresso in punti, assegnati in base a tipologia, peso e quantità.

 

empori della solidarietàL’INTERVISTA. «Questa formula dà dignità alle persone e risponde a obiettivi di accompagnare le famiglie fino alla fine del mese. Un modello esportato in 66 diocesi per più di 100 empori in tutta Italia», ha dichiarato monsignor Feroci alla viglia dell’evento.
A Roma ne hanno usufruito quasi 9mila famiglie, poco meno di 30mila persone. Se una persona chiede un aiuto alimentare per la propria famiglia, potrebbe ricevere in cambio l’alimento. Noi preferiamo che le famiglie entrino nei nostri locali. In spazi da 500 metri quadrati e con casse e carrelli, si sentono come in un supermercato. Parallelamente si crea una rete di solidarietà intorno al nucleo familiare, in modo da individuare le cause della necessità».

 

Come funziona il meccanismo?
 Le famiglie in difficoltà si recano nei centri di ascolto, dove incontrano persone preparate, assistenti sociali e psicologi. A loro espongono le difficoltà e vengono prese in carico.
Gli viene data una card con un certo numero di punti. Non parliamo di euro o di monete parallele, ma è come se elargissimo una sorta di reddito di cittadinanza per fare la spesa. Le famiglie vengono monitorate attraverso aggiornamenti delle singole situazioni economiche. Vogliamo evitare che le famiglie diventino dipendenti dagli empori.
Perché la cosa più importante non è elargire beni, ma rendere le persone dignitosamente responsabili di se stesse e dei propri cari.

 

Quali difficoltà incontrate nello svolgimento delle vostre attività?
 L’aumento delle richieste e il bisogno di dare delle risposte. Oltre alle famiglie in difficoltà economiche, ci sono quelle in cui i componenti sono malati, anziani o stranieri arrivati da poco. Lì ci sono problematiche ben più grandi del pezzo di pane.

 

Che Roma fotografano oggi gli empori?
 La povertà tra gli italiani c’è ancora ed è grande. Noi abbiamo elargito circa 3 milioni di beni per un valore complessivo di 5 milioni di euro. Questo ci dice che da una parte c’è gente pronta a donare, ma che ce n’è altra che ha bisogno di aiuto.

 

empori della solidarietàQuali sono i progetti per il prossimo decennio?
 Non vogliamo che gli empori della solidarietà aumentino, ma che diminuiscano. Vorremmo che le persone avessero il modo di mantenersi da sé e che non fossero costrette a umiliarsi venendo a chiederci la tessera per poter mangiare. Serve la solidarietà di tutti. Se a Roma siamo 3 milioni di persone e ognuna di esse prendesse un pezzo di pane e lo spezzasse a metà, 6 milioni di individui mangerebbero.

 

 Come vi possono aiutare i lettori di Reti solidali?
 Una volta c’era uno slogan che diceva: “se vuoi la pace, cambia la vita”. Ciascuno di noi deve rendersi conto che, con il proprio modo di vivere, può far sì che più persone abbiano da mangiare. Se ci sono sprechi, c’è qualcosa che non va. Il nostro compito è guardarci intorno, aprire occhi e orecchie, e rimboccarci le maniche. Ognuno di noi fa una piccola parte e insieme facciamo grandi cose.

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Mirko Giustini

Laureato con lode in Lettere moderne ed Editoria e scrittura, si è sudato il tesserino da giornalista scrivendo per varie testate locali di Roma e dei Castelli romani. Lavora come analista televisivo presso la Geca Italia e scrive per Lazio sette (Avvenire).

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