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I GIOVANI HANNO DIRITTO DI PARTECIPARE AI PROCESSI DI PACE

I GIOVANI HANNO DIRITTO DI PARTECIPARE AI PROCESSI DI PACE

Il tema è stato rilanciato in un dibattito durante i Soci@l Days di Ostia. Ce lo chiede anche l'ONU

Un altro mondo è possibile: è sotto questa dichiarazione di ottimismo che durante i Soci@l Days di Ostia di è discusso dello “Spazio dei giovani nella costruzione della pace” organizzato dal Movimento Nonviolento.

Quello tra giovani e pace è sempre stato un rapporto intenso: infondo proprio loro sono stati i protagonisti dei movimenti di pace e di cambiamento sociale. Oggi esistono nuovi strumenti per valorizzare il loro contributo. Ad esempio, la Risoluzione ONU 2250 Youth, Peace and Security, che vincola gli Stati membri ad aumentare la rappresentanza dei giovani nei processi decisionali delle istituzioni locali, nazionali, regionali e internazionali.

 

IL NETWORK ITALIANO. «Alcune decine di anni fa quando si parlava di pace e sicurezza in zone di guerra si pensava subito ai caschi blu», ha spiegato Renato Cursi, promotore del newtork italiano Risoluzione ONU 2250. «Oggi i protagonisti possono e debbono essere i giovani e le donne. Perché? Se provassimo a non guardare solo la nostra Italia, colpita da un basso tasso di natalità, ci accorgeremmo che in tutto il mondo non ci sono stati mai così tanti giovani come oggi. Per questo motivo i giovani che vivono le società sconvolte da conflitti hanno diritto (per numero e competenze) a partecipare ai processi di costruzione di pace».

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La pace è possibile, anche grazie ai giovani

«È in questa direzione che va la Risoluzione 2250 “Giovani, Pace e sicurezza” approvata a fine 2015, a cui stiamo aderendo come Network italiano. In tema di peacebuilding, è solo mettendoci insieme e facendo rete che possiamo conquistare qualche obiettivo».

Non è utopia, le risposte già ci sono e un esempio tutto italiano sono i Corpi Civili di Pace, giovani volontari che a breve partiranno per attuare progetti di pacificazione e mediazione in territori segnati da guerre civili interne.

 

LA PREVENZIONE. “Costruttori di pace”, un ruolo che sembra cozzare con il clima di tensione che sta vivendo l’Europa messa alla prova dal terrorismo. Ma le armi, secondo Mohamed Ambrosini dell’associazione Un ponte per, «non risolvono il problema ma restano solo un surrogato di soluzione. «La non violenza non contrasta ma previene. Nostro compito oggi è quello di far intraprendere ai cittadini percorsi alternativi, spiegare perché la prevenzione è più importante della stessa difesa armata. Naturalmente tutto ciò è possibile se le istituzioni credono e investono su questi progetti e li preferiscono ai rifornimenti bellici».

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Un’immagine dei Soci@l Days (foto Avella)

 

I SOCI@L DAYS. Il dibattito su giovani e pace si è svolto all’interno dei Soci@al Days, che si sono chiusi a Ostia domenica 16 luglio: un evento importante, che quest’anno ha sofferto la carenza di fondi municipali e che è stato quindi interamente autofinanziato dallo stesso comitato organizzatore.

Un evento social senza wi-fi, per riscoprire il contatto umano. Ed è così che YouTube si trasforma in un palco per artisti, Wikipedia in una libreria, Instagram in una mostra e TripAdvisor in una cucina. Una Piazza Magellano accogliente e integrata, quasi a rispondere ad un’altra spiaggia che pochi giorni prima è balzata alle cronache per i suoi toni nazionalisti e antidemocratici.

Anche da questa piazza risuonano “partecipazione”, “informazione” e “rete”, parole che i tanti giovani volontari e organizzatori dei Soci@l Days di Ostia vorrebbero facessero proprie anche le istituzioni locali. L’appuntamento è per il prossimo anno!

 

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Ermanno Giuca
Ermanno Giuca

27 anni, laureato in scienze della comunicazione sociale. Ho collaborato come redattore e video-maker con diverse realtà non-profit tra cui la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) e "Salesiani per il sociale" in cui attualmente curo la comunicazione web

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