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MADE IN CARCERE, IL BRAND CHE RIDÀ SPERANZA ALLE DONNE

MADE IN CARCERE, IL BRAND CHE RIDÀ SPERANZA ALLE DONNE

Producendo braccialetti, borse e vestiti ecosostenibili imparano a lavorare e ritrovano fiducia in se stesse e in un futuro migliore

Una seconda chance offerta alle donne detenute e allo stesso tempo alle stoffe di scarto destinate al macero. Il brand Made in carcere nasce nel 2007 da un’idea della cooperativa sociale pugliese “Officina Creativa”, che inizia ad offrire un contratto di lavoro alle donne detenute per reati minori, proponendo ore di attività sartoriali all’interno delle stesse strutture di reclusione.

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Luciana Delle Donne, fondatrice di Made in Carcere (foto E. Giuca)

Una risposta concreta alla crisi, incoraggiata da quell’80% di donne carcerate che, dopo aver imparato un nuovo mestiere, non delinquono più lasciata la prigione. Così da otto anni le impiegate del carcere femminile “Borgo S. Nicola” di Lecce ricevono mensilmente un regolare stipendio cucendo braccialetti, borse e vestiti ecosostenibili ricavati da tessuti riciclati.

Made in carcere, voce del verbo “credere”. «Se non ci fossero stati uomini e donne innamorati di questo progetto, sfidando ogni ostacolo, nulla sarebbe accaduto. Fare, far fare e fare in modo che le cose avvengano».

A spiegarlo è la stessa fondatrice del brand, Luciana Delle Donne, con un passato da manager bancaria e oggi impegnata in strategie di inclusione sociale con una particolare attenzione al mondo femminile.

«La nostra sfida è stata quella di organizzare il lavoro di una cooperativa sociale (e quindi non-profit) come una qualsiasi impresa commerciale (produzione, logistica, marketing ecc). Ma con una differenza: ogni settore può (e deve) soccorrere gli altri in caso di bisogno. Ognuno di noi è cliente e fornitore dell’altro. Fare impresa sociale non è un ossimoro e persino in carcere lo abbiamo sperimentato».

Borse, accessori e… comunicazione

Borse, accessori, custodie tech realizzate all’interno delle case circondariali di Lecce e Trani, ma in espansione in tutta Italia. Non solo l’opportunità di imparare un nuovo mestiere (e metterlo a frutto), ma anche comunicare con il mondo esterno, attraverso i social network, che oggi non sono permessi all’interno delle carceri.

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Il distributore automatico di Made in Carcere

Tweet from a prison è una speciale di linea di prodotti che permette alle detenute impiegate di utilizzare Twitter anche dalla prigione: ogni tweet è cucito su ogni braccialetto e inviato all’esterno attraverso la vendita online. Grazie ad un macchina collegata al profilo twitter di #madeincarcere ogni risposta ai tweet viene cucita in tempo reale e consegnata alle donne che hanno realizzato i braccialetti.

Con il supporto di grandi catene commerciali nazionali e internazionali i braccialetti di Made in Carcere hanno ottenuto ampia diffusione diventando simbolo di una femminilità che ha il coraggio di rialzarsi dopo la reclusione.

Il prossimo esperimento della cooperativa “Officina Creativa” (motore del brand #madeincarcere) sarà il primo distributore automatico solidale che permetterà di acquistare un braccialetto inserendo le monete direttamente all’interno della macchinetta (esattamente come quelle per le vivande o i gratta e vinci).

L’economia circolare di Made in Carcere

«Abbiamo dimostrato», continua Luciana, «che in un contesto di disagio si può fare qualcosa di impossibile. Dalla prigione si può creare un’economia circolare, dove tutti gli attori vincono coniugando etica ed estetica. Non solo vincono quelle donne che riacquistano una dignità ricostruendo il loro percorso di vita, ma diventa protagonista anche il mercato, che acquista oggetti rigenerati e sostenibili».

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“Non giudichiamo, cerchiamo compagni di viaggio” (foto E. Giuca)

“Noi non giudichiamo, ma cerchiamo solo compagni di viaggio” è la frase che tutti i giorni le impiegate del carcere di Lecce leggono sul muro del loro laboratorio. Rispetto della diversità che si trasforma in consapevolezza, che anche dal tunnel più profondo si può uscire. E lo si fa riacquistando dignità con un lavoro retribuito, ritornando a vivere come una stoffa che invece di essere gettata diventa materia prima per un nuovo accessorio. Originale e unico, perché diverso da tutti gli altri.

I prodotti Made in Carcere si possono acquistare qui.

 

 

 

Ermanno Giuca
Ermanno Giuca

27 anni, laureato in scienze della comunicazione sociale. Ho collaborato come redattore e video-maker con diverse realtà non-profit tra cui la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) e "Salesiani per il sociale" in cui attualmente curo la comunicazione web

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