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PISÙ: PIZZA & SUSHI DALL’AFGHANISTAN AL PIGNETO

PISÙ: PIZZA & SUSHI DALL’AFGHANISTAN AL PIGNETO

Due ragazzi afghani, la pizza napoletana, il sushi giapponese e un quartiere di Roma. La storia di Saravan e Abdullah, che al Pigneto alla fine ce l'hanno fatta

Cinque ragazzi afghani si mettono in società e decidono di aprire un ristorante. Ma non è un ristorante di cucina tipica dell’Afghanistan come verrebbe da pensare. Pisù: Pizza & Sushi, in via De Magistris 74/76, in zona Pigneto, a Roma, come dice chiaramente il nome, è un ristorante che unisce le passioni di due abili cuochi. Saravan è un esperto nel preparare il sushi. Abdullah è un maestro nel preparare la pizza. Questo sapiente mix di Afghanistan, Italia e Giappone è la chiave del successo di Pisù, inaugurato nel maggio scorso.

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Una strada del quartiere Pigneto, a Roma, fotografata da Davide Costanzo

Siamo andati a trovare Saravan e Abdul un pomeriggio. Passeggiando nel Pigneto, uno dei quartieri più multiculturali di Roma, ci si sente molto lontani da tutte le brutte notizie legate all’integrazione degli stranieri in questa città. Girando perle strade del quartiere pare che l’integrazione sia possibile, anzi che sia una realtà. Pisù: Pizza & Sushi si trova in una via tranquilla, dai bei locali, giusto oltre i binari della ferrovia. Il locale è bello e accogliente: le grandi vetrate invitano ad entrare in uno spazio ampio, con una serie di tavoli in legno, dove colpiscono subito i grandi lampadari in acciaio e le eleganti scritte con il nome del locale. Oltre, ovviamente, al bancone della pizza.

L’impatto con l’Italia. Saravan e Adbullah sono arrivati in Italia che erano ancora dei ragazzi, nel 2006. «Abbiamo sempre studiato», ci racconta Saravan a proposito dei suoi anni in Afghanistan. Con l’Italia «l’impatto è stato abbastanza positivo, ma come ti trovi in un posto lo capisci con il tempo», ci spiega Saravan.

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Pisù è un mix di Afghanistan, Italia e Giappone

«Non parlando la lingua, poi, uno l’impatto non riesce tanto a capirlo». A rendere l’arrivo a Roma un po’ più facile è stato il calcio, e la Liberi Nantes, squadra di Pietralata che promuove la libertà di accesso allo sport per rifugiati e richiedenti asilo. In poco tempo Saravan ne è diventato una colonna, non solo in campo ma anche fuori. «Ho conosciuto la Liberi Nantes tramite qualche amico e ci sono entrato anch’io», ci racconta.

«Ho iniziato a giocare lì quasi da subito». Grande tifoso della Juventus e di Alex Del Piero, Saravan si definisce “tuttocampista”, e ha giocato soprattutto come esterno, il ruolo che gli piace, sia in difesa che a centrocampo. Abdullah non segue molto lo sport, ma Saravan ci suggerisce che è un tifoso di Valentino Rossi e segue la MotoGP.

Integrazione in cucina. Non è facile per nessuno trovare la propria strada. Figuriamoci se si arriva in un paese diverso da quello in cui si è cresciuti. Saravan e Abdullah l’hanno trovata nella cucina. «Ho imparato a fare il sushi lavorando», ci spiega Saravan. «Avevo già un locale al Pigneto: era l’idea di un nostro amico, che ha fatto partire subito la cosa». «Non è difficile fare il sushi, basta imparare» ci racconta. E ha imparato davvero bene, tanto che, secondo lui, oggi sa preparare meglio il sushi che la cucina afghana, che prepara comunque per sé. «Ho fatto un corso grazie a Il Faro, associazione che fa corsi per pizzaioli, cuochi, pasticceri, parrucchieri, baristi» ci spiega Abdullah.

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«Abbiamo dovuto combattere con le nostre forze. Ci è voluto più tempo. Ma la soddisfazione è stata ancora più grande».

«Da lì ho cominciato a lavorare alla pizzeria Alice». Ed è nei locali della famosa catena di Roma che ha imparato a fare il suo impasto, che è molto particolare. «Ci vuole una lievitazione lenta, e la temperatura deve essere controllata» ci spiega. Qual è invece il segreto per un buon sushi? «Devi conoscere le materie prime, devi conoscere e saper fare bene il riso, le qualità del prodotto che compri», ci svela Saravan. «Devi saper trattare il pesce, ma per il sushi conta soprattutto il riso. Devi tagliare il pesce, mantenerlo e trattarlo in un certo modo».

Come nasce Pisù. Oltre a conoscere bene i prodotti, è importante anche conoscere la propria clientela. Pisù nasce proprio da una riflessione su di essa. «Prima facevo solo il sushi», ci spiega Saravan. «Con il tempo, provando a capire la clientela e le sue esigenze, abbiamo pensato di fare una cosa che potesse accontentare tutti. Non tutti mangiano il sushi, e se vengono persone così abbiamo il modo di accontentarle». Si tratta di un’ottima idea. Ma non è stato facile realizzarla.  «Le banche sono difficili, non è facile avere i finanziamenti» ci raccontano i ragazzi. «Alla fine abbiamo dovuto combattere con le nostre forze, e abbiamo fatto tutto noi. Con le nostre mani e i nostri risparmi». Anche per questo per aprire il locale ci è voluto più tempo. Ma la soddisfazione è stata ancora più grande.

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Oggi Saravan pensa di saper preparare il sushi meglio dei piatti della cucina afghana. Foto Pisù

«I ragazzi della Liberi Nantes ci hanno aiutato, e non solo con un sostegno morale» ci racconta Saravan. «Vengono anche qui spesso, anche Alberto (Urbinati, il presidente di Liberi Nantes, ndr), che per me è più di un amico, è come un fratello». Prima di lavorare nella ristorazione, Abdullah ha lavorato anche come stuccatore, Saravan ha lavorato in fabbrica. «Prima di lanciarti in un progetto devi fare anche altre esperienze» ci spiega.

Le ricette preferite. «Il locale sta andando bene, la gente lo sta scoprendo» ci racconta Saravan. «Nel quartiere ci conoscono tutti per il sushi, e piano piano ci stanno conoscendo per la pizza. Sul quartiere, niente da dire, ci troviamo molto bene». E non è un caso che un locale come questo abbia aperto al Pigneto. In attesa di venire ad assaggiare le loro specialità, chiediamo ad Abdullah e Saravan quali sono i loro gusti, le loro ricette preferite.

«La mia pizza preferita è quella ai quattro formaggi» ci risponde Abdullah. «Quello che preferisco è il Sushi Philadelphia, è fatto con il Philadelphia, l’avocado, salmone e semi di sesamo» ci risponde Saravan. «Poi c’è il Pisù Speciale, che abbiamo creato noi – bisogna anche personalizzare alcune cose – è fatto con il gambero fritto e il gambero cotto a vapore sopra».

Chiediamo ai ragazzi anche se prossimamente sarà aggiunto ancora qualche elemento alla pizza e al sushi. «Nel tempo aggiungeremo ancora qualcosa, bisogna sempre capire le esigenze dei clienti» ci rispondono. «Il nome rimarrà sempre Pisù». Ovviamente. Con un nome così bello e immediato non bisogna cambiare. Non resta che assaggiare le specialità di Saravan e Abdullah. Ci vediamo al Pigneto.

 

 

 

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Maurizio Ermisino
Maurizio Ermisino

Curioso fin da piccolo, è sempre stato attratto da tutto ciò che è immagine in movimento e suono elettrico. In due parole: cinema e rock. In un master ha incontrato le altre due passioni della sua vita: Chiara e il sociale. Oggi si occupa della comunicazione del progetto Well-Fare | Tra mediazione e comunità, costruire il welfare locale. http://www.well-farecomunita.it/

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