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NO AL SOVRAFFOLLAMENTO, SI ALLE TECNOLOGIE: SUL CARCERE NON TORNIAMO INDIETRO

NO AL SOVRAFFOLLAMENTO, SI ALLE TECNOLOGIE: SUL CARCERE NON TORNIAMO INDIETRO

Presentato il Rapporto Antigone sul carcere: la crisi può trasformarsi in opportunità, se non torniamo al sovraffollamento precedente

«Il Sedicesimo rapporto di Antigone è un rapporto anomalo rispetto a quelli passati: sarà studiato negli anni a venire», esordisce così Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, nel corso della presentazione del rapporto tenutasi in diretta streaming il 22 maggio 2020.

Al suo interno, infatti, oltre ai dati relativi al 2019, sono stati riportati i dati riguardanti i primi mesi del 2020, inerenti alla situazione degli istituti penitenziari durante l’emergenza covid19. Sono dati incoraggianti, secondo Antigone, che mostrano come sia possibile ridurre il sovraffollamento delle carceri grazie alle misure alternative, e come l’emergenza Covid19 abbia alleggerito una delle emergenze croniche italiane, quella del sovraffollamento carceri.

Il pericolo del contagio

«A fine febbraio», si legge nel rapporto, «i detenuti erano 61.230 a fronte di una capienza regolamentare di 50.931 posti. Le donne in tutto erano 2.702, il 4,4% dei presenti, gli stranieri 19.899, il 32,5%. Il tasso di affollamento ufficiale era dunque del 120,2%, anche se sappiamo che, allora come oggi, i posti effettivamente disponibili erano circa 4mila in meno, e dunque il tasso di affollamento effettivo era intorno al 130%

 

Rapporto Antigone
L’affollamento nelle carceri (dal Rapporto Antigone)

Il report restituisce la fotografia di un 2019 in cui la popolazione carceraria aumenta e invecchia. I dati presentati raccontano che «alla fine del 2019 oltre il 50% dei reclusi aveva più di 40 anni, mentre l’8,6% era over 60». Emerge inoltre che questi ultimi sono raddoppiati rispetto a 10 anni prima, passando dal 4,1 del 2009 all’8,6 dello scorso anno. Questi numeri, letti in un’ottica di emergenza sanitaria, risultano essere allarmanti (ne abbiamo parlato anche qui) per questo il Terzo settore, insieme alle Amministrazioni, hanno collaborato strettamente e incessantemente per evitare che le carceri divenissero focolai pandemici.

Sebbene non tutte le richieste del Terzo settore, per contrastare la pandemia, siano state accolte, i contagi all’interno del carcere, al momento, sono stati contenuti: 119 tra le persone detenute e 162 tra il personale.
Questo grazie alle misure prese: dall’inizio della pandemia i detenuti reclusi nelle strutture penitenziarie sono diminuiti di 7.326 unità, che corrisponde ad un calo del 12%.
«Di conseguenza», evidenzia il rapporto, «è sceso anche il tasso di affollamento medio del Paese, che ha raggiunto il 107%. Restano però critiche alcune situazioni come quelle di Latina (179,2%), Taranto (187,6%) o Larino (194,7%).»

L’introduzione delle tecnologie

Le condizioni di vita dei detenuti, durante l’emergenza, già difficili per via del sovraffollamento, sono peggiorate con l’interruzione delle attività, prima, e dei colloqui con l’esterno, poi. Per tale ragione, e per evitare l’esacerbarsi delle tensioni all’interno delle strutture, si è giunti rapidamente all’implementazione di quelle tecnologie che da anni vengono richieste da più parti, e che fino ad oggi erano utilizzate raramente e da pochissimi penitenziari. Grazie anche al contributo di aziende private del settore delle telecomunicazioni, che hanno donato i supporti tecnologici necessari, sono stati introdotti strumenti tecnologici per far sì che i ristretti potessero continuare ad avere un contatto con l’esterno che non si limitasse ai 10 minuti di telefonate settimanali. Tali implementazioni sono state fatte su larga scala, avvenimento impensabile fino a qualche mese prima, sebbene il dibattito attorno a questo tema sia in atto da decenni.

Non torniamo indietro!

Se i numeri di marzo e aprile, rispetto al sovraffollamento carceri, sono scesi costantemente, facendo sperare un’inversione di tendenza, già a maggio si sta registrando un rallentamento nella concessione delle misure alternative.

 

Rapporto Antigone«I numeri con cui è iniziata la pandemia erano numeri in affanno», ribadisce Pietro Gonnella, presidente di Antigone. «Quei numeri rendono difficile la pena come costituzionalmente prevista e dunque non bisogna tornare indietro nell’applicazione delle misure alternative, ma bisogna perseguire questa strada; e non bisogna tornare indietro nemmeno sulle concessioni tecnologiche perché la tecnologia può evitare l’isolamento, aiutare la didattica e può essere utilizzata per l’informazione di qualità».

A margine della presentazione del Rapporto, nel suo intervento conclusivo, Mauro Palma, tra i fondatori di Antigone, ribadisce un concetto forse banale, ma quanto mai attuale:quello di «costruire un nuovo linguaggio intorno al carcere», evitando l’accezione sempre negativa che viene utilizzata per descrivere tale realtà, che non permette un ragionamento sulla tematica scevro dai pregiudizi.

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

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Lucia Aversano
Lucia Aversano

Giornalista free lance, si occupa di sociale da quando, a vent’anni, ha fatto il servizio civile.

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