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TELEFONO VERDE AIDS: I NUMERI DELL’HIV, TRENT’ANNI DOPO

TELEFONO VERDE AIDS: I NUMERI DELL’HIV, TRENT’ANNI DOPO

L’HIV sembra in calo tra gli under 25, ma c'è ancora disinformazione sulla prevenzione. In 30 anni molto è stato fatto, ma resta il problema del “sommerso”

Era il lontano 1987 quando la FDA americana approvò il primo farmaco antiretrovirale per combattere il virus dell’HIV: la zidovudina (AZT).

Un frame di uno dei primi spot di informazione andato in onda in Italia alla fine degli anni Ottanta.

Una pietra miliare nella storia della medicina, perché la terapia antiretrovirale, che si basa sulla somministrazione di farmaci in grado di sopprimere la riproduzione del virus, si rivelerà la miglior cura contro l’HIV, usata ancora oggi, seppur con farmaci diversi.

A trent’anni di distanza, molti progressi sono stati fatti ma c’è la necessità di rimettere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica  la malattia e le modalità per contrastare il fenomeno del “sommerso”, rappresentato da chi non ha consapevolezza di avere contratto il virus e da quel numero di italiani che, pure consapevoli della loro condizione di salute, non entrano nei percorsi di cura o li interrompono.

I 30 anni del Telefono Verde AIDS e IST 800 861 061Sempre nel 1987 in Italia, nasceva Il Telefono Verde AIDS e IST 800 861 061 dell’Istituto Superiore di Sanità, che, in occasione dei suoi 30 anni di impegno nella sanità pubblica, ha illustrato in una conferenza al Ministero della Salute il bilancio dei circa 800mila interventi di counselling telefonico, in risposta a più di 2 milioni di domande, svolti in tutti questi anni.

Dall’analisi dei contenuti di questi interventi emerge come siano diminuiti i giovani utenti, ovvero gli under 25, e come sia aumentata in generale la disinformazione sui temi della prevenzione: 12 persone su 100 di tutte le età pensano ancora che il rischio di contrarre l’infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici.

Circa la metà di chi chiama, inoltre, afferma di non aver mai eseguito il test HIV, pur dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio. Rimangono inoltre costanti, per il Telefono Verde AIDS, le richieste di consulenza legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy e accesso alle cure.

L’aspettativa di vita per un ventenne HIV positivo che ha iniziato la terapia dopo il 2008 è di 78 anni. Photo credit: CDC Global Health via Visual Hunt / CC BY

Nel dettaglio dell’analisi delle telefonate al Telefono Verde AIDS, queste vengono effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%).

In diminuzione sia le donne, scese dal 33% nel decennio 1987-1997 al 13,9% nel decennio 2007-2017, sia i giovani, che sono passati dal 23,3% nel decennio 1987-1997 all’11,9% nel decennio 2007-2017.

Le prime perché probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perché sembrano prediligere altri canali informativi, quali Internet. In generale i quesiti hanno riguardato soprattutto le modalità di trasmissione dell’HIV (25,8%) e le informazioni relative ai test (22,1%).

Aumenta l’aspettativa di vita per chi si sottopone alle cure. L’impiego di nuovi trattamenti efficaci per combattere l’infezione da HIV ha avvicinato l’aspettativa di vita dei giovani sieropositivi a quella dei coetanei sieronegativi: è quanto emerge dallo studio “Survival of HIV-positive patients starting antiretroviral therapy between 1996 and 2013: a collaborative analysis of cohort studies” pubblicato su “The Lancet”, e condotto su 88.500 persone sieropositive provenienti da Europa e Nord America (reclutate in 18 studi precedenti).

Dall’analisi del tasso di mortalità nei primi tre anni di follow-up dall’inizio della terapia antivirale è emerso che, a prescindere dal numero dei linfociti CD4, il numero di decessi tra chi aveva iniziato la terapia tra il 2008 e il 2010 era inferiore rispetto a quello registrato tra chi l’aveva iniziata nei tre trienni precedenti (1996-1999, 2000-2003, 2004-2007).

Sulla base di queste osservazioni, gli scienziati hanno inoltre previsto che l’aspettativa media di vita per un ventenne HIV-positivo che ha iniziato la terapia antiretrovirale dopo il 2008 (con una bassa carica virale dopo il primo anno di trattamento), è di 78 anni.

In copertina l’AIDS Memorial Quilt, a Washington DC, fotografato da Cocoabiscuit

 

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Andrea Lastella
Andrea Lastella

Laureato in Scienze della Comunicazione, attualmente impegnato nell’Area Comunicazione di Spes – Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio

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