
25 ANNI DI CESC PROJECT, UNA STORIA DI SERVIZIO CIVILE
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Per un gatto un anno ne vale sette e, se non sette, per un’organizzazione un anno ne vale almeno quattro. E quindi alla Sala del Carroccio il 20 Maggio abbiamo festeggiato il centenario del CESC Project, o almeno così ci è sembrato, vista la mole di progetti presentati, l’entusiasmo e la riconoscenza dei partecipanti, la considerazione delle istituzioni e personalità che ne hanno segnato il percorso e l’evoluzione.
Non vi sembri un’esagerazione, dai racconti dei protagonisti si capirà subito che il 15 maggio del 2000, giorno di nascita del CESC Lazio, ora CESC Project, non è che una ripartenza di un gruppo con una storia ben più antica e con origini ancora più importanti e profonde, che toccano o coinvolgono in pieno tutte quelle realtà che intorno al pacifismo e alla non violenza avevano dato corpo e testimonianza dell’Obiezione di Coscienza in Italia.
Lo testimonia la presenza di Giulio Marcon e il messaggio di Goffredo Fofi, che ancora collegano quei percorsi alle istanze di giustizia sociale, inclusione dei disabili e riscatto delle fasce disagiate della società, accoglienza dei migranti e anelito ad un allargamento dei diritti per tutti, confermando l’importanza e la radicalità di un portato valoriale che, lo ricordiamo anche noi, è frutto di un processo di aggregazione bottom-up che portò gli enti che accoglievano gli obiettori di coscienza a riunirsi in coordinamento (il CESC, appunto) e ad iniziare un dialogo-scontro con il Ministero della Difesa che “per curve e labirinti” darà poi vita al Servizio civile che conosciamo oggi. Tutto questo, con un’ampiezza che dà conto del percorso politico intrecciato alle illuminazioni e alle casualità che hanno toccato e intrecciato i percorsi di vita di ciascuno dei protagonisti, sono raccolti e raccontati nel bel libro prodotto per l’occasione con un titolo e un sottotitolo meraviglioso: CESC Project, una storia di Servizio Civile. Dalla periferia al mondo andata e ritorno.

Una radicalità pacifica, una splendida tenacia trasformatrice
Si dovrebbe dar conto della ricchezza dell’incontro, con la Dott.ssa Losco del Dipartimento per le Politiche Giovanili ed il Servizio Civile Universale, i rappresentanti dei volontari e il Presidente della Consulta Borrelli, i responsabili degli enti della rete e i protagonisti dello stesso CESC Project, a partire da Rossano Salvatore e tutto il direttivo. Ma ci sono due cose di cui preme dar conto per sottolinearne e tenerne a cuore la qualità: l’intervento del Presidente e la prefazione di Titti Postiglione.
Titti Postiglione è una donna che ha dato lustro a istituzioni di pregio, oggi la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, prima nel Dipartimento della Protezione civile, ma anche Coordinatrice dell’Ufficio del Servizio Civile per gli anni cruciali del passaggio da Nazionale a Universale. Le sue parole hanno sempre la serietà e la sobrietà di chi è al servizio del bene comune, di chi interpreta il suo ruolo con lo stesso “coraggio, determinazione e generosità” che riconosce ai giovani che si trovarono in servizio quando scoppiò la pandemia e che, con una rigorosa creatività istituzionale, Lei e il suo staff riuscirono a gestire, in raccordo con gli enti e i giovani, in modo da non fermare la presenza di quell’aiuto che si faceva ancora più importante sul territorio. Un senso dello Stato e una personalità che ha lasciato un segno luminoso all’interno di tutto il mondo del Servizio civile e che non stupisce nessuno, tranne lei stessa, che sia ancora oggi considerato come uno dei momenti più alti nel raccordo prezioso di forze tanto diverse come Stato, Terzo settore e giovani per attuare quei principi costituzionali di cura e di superamento delle differenze nell’accesso ai diritti che il Servizio Civile contribuisce a realizzare.
E per chiudere, quel termine che Fabrizio Ferraro, nel suo intervento quasi a margine dell’improvvisato ruolo di presentatore, ci offre e con cui ci impegna in una riflessione su noi stessi, sullo stile e lo spirito con cui affrontare se non i mali i difetti del mondo e agire per porvi rimedio. Un rimedio che non può che nascere da un incontro e da un dialogo, in cui l’altro non è lo sbagliato e noi non siamo i portatori delle soluzioni, ma in cui le cose si analizzano e si dipanano, con un’azione insieme razionale e umanissima: mitezza. Una radicalità pacifica, una splendida tenacia trasformatrice.
