libertà donne e costituzione

A 80 anni dal primo voto, la libertà delle donne va ancora difesa «con le unghie e i denti»

A ottant’anni dal primo voto femminile, tre libri riportano al centro le ventuno Costituenti e le donne della Resistenza: una genealogia che la scuola ha lasciato in didascalia e che il presente chiede di difendere, perché la parità, oggi, è applicata peggio di come è scritta
di Alessia Croce 3 MINUTI
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Tre autrici, Serena Dandini, Rossana Dedola e Marianna Aprile, hanno dedicato il loro ultimo libro alle donne che hanno reso possibile le conquiste dei diritti e della democrazia. A riunirle sul palco di InQuiete 2026 è stato l’incontro Cittadine: libertà, voto e Costituzione, moderato da Annalisa Cuzzocrea, giornalista e scrittrice. Tre libri diversi, ha spiegato, che «si incontrano ma non si sovrappongono», e in cui ricorrono spesso gli stessi nomi delle donne della Resistenza e delle ventuno Costituenti elette nel 1946, che scrissero la base di tutti i nostri diritti. Un patrimonio di storie rimaste a lungo ai margini dei libri di scuola che, quando va bene, «sono inserite in una didascalia».

arte e donne

Vite straordinarie rimaste invisibili

Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica, scritto da Serena Dandini, conduttrice televisiva, autrice e giornalista, narra l’avventura delle Madri Costituenti. Donne caparbie, intrepide, schiette, diversissime per origine, carattere e appartenenza politica, ma unite da un’unica grande convinzione: la democrazia, per tutti. Dandini racconta che il suo lavoro nasce da un precedente catalogo di donne valorose e da una scoperta ricorrente, quella di vite straordinarie rimaste invisibili. Un sentimento che definisce «una rabbia sana, costruttiva» di fronte a un dato che continua a colpire: le Costituenti erano solo ventuno, contro oltre cinquecento uomini, e la stampa dell’epoca si soffermava sui loro vestiti più che sul loro percorso politico. «Oggi nessuno parla più dei vestiti», ha osservato, «è un progresso, ma bisogna ricordare da dove veniamo». Eppure quelle ventuno avevano attraversato il carcere, il confino, la tortura, ed entrarono in Parlamento con l’intenzione di cambiare la storia, riuscendoci, con parole scritte nella Costituzione «con le unghie e con i denti».

Le prime battaglie per i diritti che il fascismo spazzò via

Argomento che è il filo conduttore del libro di Rossana Dedola – analista, ricercatrice, docente e autrice specializzata nella psicoanalisi –  Il coraggio di essere libere: scrittrici contro il fascismo. Dedola riprende il discorso di Dandini riportandolo più indietro, a figure attive già prima del fascismo. Per prima, Alessandrina Ravizza, soprannominata “la contessa del brodo” per il suo lavoro con i convalescenti poveri di Milano, e le prime battaglie per il lavoro e l’istruzione femminile che il fascismo avrebbe poi spazzato via, relegando le donne a casa e punendo con il carcere solo l’adulterio femminile. Poi, Teresa Mattei, tra le più giovani Costituenti, che fu messa da Togliatti davanti a un bivio: lasciare il seggio in Parlamento o abortire, considerando che la gravidanza era nata al di fuori dal matrimonio in un’Italia dove il divorzio non esisteva ancora. Rifiutò l’imposizione e scelse di restare madre, pur allontanandosi dalla carriera politica attiva. Restò però fedele per tutta la vita allo spirito della Costituzione, fino a un’ultima proposta di modifica presentata nel 1998.

Attiviste di destra e sinistra

Marianna Aprile – giornalista, conduttrice radiofonica e televisiva – ha scritto infine La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a palazzo Chigi, storia di una rivoluzione incompleta. È la storia delle leggi e dei nuovi diritti che sono stati resi possibili grazie al lavoro delle Madri Costituenti, prima, e di attiviste, femministe e parlamentari, di destra e sinistra, poi. Aprile, nel suo discorso, preme molto sul valore delle fonti dell’epoca, definendole «quasi elettrizzanti» se confrontate ai frammenti che scorrono oggi sui social: raccontano donne che non si consideravano eroine, ma che seppero scendere in campo quando fu il momento. Ha ricordato scrittrici rimaste ai margini della memoria collettiva — Alba de Céspedes, Elsa De Giorgi, Joyce Lussu, Miriam Mafai — la cui voce, durante e dopo il fascismo, fu essa stessa una forma di resistenza.

La democrazia non è un traguardo raggiunto una volta per tutte

Questi libri nascono, spiegano le autrici, perché la parità conquistata, legge dopo legge, battaglia dopo battaglia, resta oggi applicata molto peggio di come è scritta, basta guardare al riconoscimento del femminicidio o alle tutele per i centri antiviolenza. Bisogna invece costruire reti per combattere le idee di un’estetica del passato che sta riemergendo. Idee che tornano in forme nuove e che minacciano diritti che sembravano, ormai, acquisiti. La democrazia non è un traguardo raggiunto una volta per tutte, concludono, ma è un esercizio quotidiano da difendere ancora una volta «con le unghie e con i denti».

ph: Leonardo Basso

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