Amarè Romà E

Amarè Romà E, un attraversamento culturale, politico e comunitario della città

Prosegue fino all’11 ottobre a Roma Amarè Romà E, festival internazionale di teatro e arti rom che intreccia teatro, danza, musica, cinema, fotografia, talk, laboratori e presentazioni, facendo dialogare linguaggi poetici, politici e artistici. Non solo un collettore di appuntamenti, ma un progetto che apre alla riflessione sulla resistenza all’antiziganismo e ai processi di esclusione
di Redazione 5
Ascolta
l'articolo
0:00 / --:--

Prosegue fino all’11 ottobre a Roma Amarè Romà E – Seminare incontri. Coltivare relazioni,
festival internazionale di teatro e arti performative rom: un attraversamento culturale, politico e comunitario della città. Il titolo racchiude il senso profondo del progetto: Amarè Romà E, una formula che tiene insieme appartenenza, pluralità e relazione. Amarè significa “nostri/nostre” e richiama l’idea di appartenenza. Romà indica la comunità rom e restituisce l’essere rom come pluralità di voci, storie e culture.
La E, infine, sta per “insieme” e richiama il valore delle relazioni, delle reti e delle alleanze, perché è dall’incontro che si costruiscono nuove possibilità.
Il festival si sviluppa in diversi momenti e attraversa differenti spazi della città. L’accessibilità non è un elemento secondario, ma una componente strutturale del progetto: creare le condizioni materiali e simboliche perché la cultura possa essere realmente attraversabile da tutti.

Il programma intreccia teatro, danza, musica, cinema, fotografia, talk, reading, laboratori e presentazioni, facendo dialogare linguaggi poetici, politici e artistici. È un progetto insieme performativo, educativo e commemorativo: presenta opere e pratiche artistiche, aprendo al tempo stesso spazi di riflessione collettiva sulle forme di resistenza all’antiziganismo, alla cancellazione culturale e ai processi di esclusione. Anche quest’anno, tra i protagonisti del festival, torna la rassegna Roma Heroes – Reclaiming the Ordinary, che riunisce cinque compagnie teatrali provenienti da altrettanti Paesi europei – Italia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Romania – unite dalla volontà di restituire alla scena una rappresentazione autentica e contemporanea delle comunità rom, mettendo in discussione stereotipi e narrazioni consolidate. La rassegna prende il nome dalla figura dell’ eroe rom, ma allo stesso tempo ne mette in discussione il significato. Se da una parte riconosce le storie di resistenza, forza e sopravvivenza che attraversano le comunità rom, dall’altra vuole decostruire l’idea che il riconoscimento debba passare necessariamente attraverso l’eccezionalità. Reclaiming the Ordinary ovvero rivendicare il diritto di esistere nella propria complessità quotidiana, fuori dalla dicotomia tra rom buono e rom cattivo, affermando la normalità come spazio politico di dignità, autodeterminazione e presenza.

Giovedì 8 ottobre: a Tor Pignattara, tra nuove identità e teatro europeo

Giovedì 8 ottobre Amarè Romà E torna a Tor Pignattara, con due appuntamenti che intrecciano arti visive, identità e teatro internazionale.

Alle 17.00, negli spazi di Santa Libbirata La Carretteria, in Via Galeazzo Alessi 96, inaugura “Beyond The Faces” (Oltre i volti), mostra interattiva a cura di Ternipe (Slovacchia). Otto ritratti fotografici, accompagnati da racconti in prima persona, danno voce ad Andi, Antónia, Gézu, Ella, Pisti, Vivien, Jessica e Fridi. Le loro storie parlano di stereotipi, discriminazione e delle sfide affrontate per superarli. Un percorso che unisce immagini e ascolto: per visitare la mostra è necessario portare le proprie cuffie.

Alle 20.30, il festival si sposta a pochi passi, a Fortezza Est, in Via Francesco Laparelli 62, per il primo appuntamento della rassegna teatrale “Roma Heroes – Reclaiming the Ordinary”. La compagnia ceca Ara Art presenta MAŠKAR, spettacolo che gioca sul doppio significato del titolo: in romanì “tra”, in ceco “maschera”. Un gruppo di giovani attrici e attori attraversa il confine tra “noi” e “loro”, interrogandosi su identità, appartenenza e sguardo. Cosa significa vivere sulla linea di confine tra noi e loro? Cosa accade quando i confini cadono e l’io può finalmente emergere? Lo spettacolo, in lingua ceca con sovratitoli in inglese e italiano, sarà seguito da un incontro con il pubblico.

Venerdì 9 ottobre: arte, educazione e cittadinanza

Venerdì 9 ottobre il festival torna a Santa Libbirata La Carretteria alle 11.00 per la tavola rotonda “Artivism: Education, Theatre and Participation for Shared Citizenship”. La ricercatrice in Pedagogia generale e sociale Aurora Bulgarelli, dell’Università degli Studi Link, conduce un dialogo con le compagnie della rassegna Roma Heroes – Reclaiming the Ordinary sul rapporto tra arte, educazione e partecipazione. Un confronto sul teatro e sulle pratiche artistiche come strumenti di espressione, relazione e costruzione condivisa della cittadinanza.

Alle 20.30, a Fortezza Est, torna la rassegna Roma Heroes – Reclaiming the Ordinary con “Top of the bread tree” di Independent Theatre Hungary. Tre donne, Szilvi, Kriszti e Viki, attraversano il fitto bosco dell’età adulta tra successi, fallimenti e continui cambi di direzione. Una storia di crescita, distanza e legami che resistono al tempo e che si interroga su cosa rimane di noi quando pensiamo di esserci lasciati tutto alle spalle. Lo spettacolo, in lingua ungherese con sovratitoli in inglese e italiano, sarà seguito da un incontro con il pubblico.

Sabato 10 ottobre: resistenza, comunità e giustizia

Spin Time, coproduttore delle precedenti edizioni del festival, avrebbe dovuto ospitare anche l’edizione di quest’anno. Il 29 luglio, a seguito di un incendio prontamente gestito, lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme è stato evacuato e la sua comunità è stata costretta ad abbandonare gli spazi che per anni hanno rappresentato una casa, un luogo di socialità, cultura e produzione artistica.

A partire da questo sgombero forzato, il festival sceglie di mantenere aperto e vivo il legame con Spin Time attraverso un focus dedicato alle vicende che hanno coinvolto la sua comunità. Un gesto di vicinanza e, al tempo stesso, un’occasione per riportare al centro del dibattito una questione che riguarda l’intera città: il diritto all’abitare e la necessità di preservare e difendere gli spazi sociali e culturali di Roma.

Ospiteremo all’interno di Santa Libbirata La Carretteria alle 17.00 la Mostra Resistente della Camera Oscura di Spin Time, una mostra itinerante e collettiva aperta alla partecipazione del pubblico. Chiunque potrà contribuire portando una fotografia legata ai temi delle manifestazioni e della resistenza, di Spin Time e del presidio, dell’esperienza dell’abitare, comprese le immagini sviluppate o stampate in camera oscura. Un racconto costruito insieme attraverso le immagini di chi vive, attraversa e sostiene Spin Time.

Alle 17.30 “Da Spin Time per Spin Time – “Io abito qui”, monologo teatrale di e con Silvia Bazzini, tratto dalla lettera di Sara: la voce di una giovane abitante diventa racconto di una intera comunità che a Spin Time ha lasciato pezzi della propria vita. Il dolore individuale di chi ha perso tutto si intreccia all’esperienza di rivolta del presidio permanente, trasformandosi in una riflessione collettiva su abitare, resistenza e diritto alla città.

Alle 20.30, il festival arriva al Teatro Basilica, in Piazza di San Giovanni in Laterano 10, per l’ultimo appuntamento della rassegna Roma Heroes – Reclaiming the Ordinary.  Lo spettacolo“The Rage That Will Heal Me”, produzione di The Romanian Playwrights’ Theatre & Giuvlipen, è un manifesto teatrale ispirato allo spirito dadaista che rompe la narrazione lineare per interrogare la violenza di genere e il rapporto tra trauma, rabbia e giustizia. Al centro della vicenda c’è Monica, conduttrice televisiva che perde il lavoro dopo aver rifiutato le avances del proprio capo. La notizia della scarcerazione dei fratelli Tate si intreccia alla sua storia personale, mentre terapia, memoria e realtà iniziano a confondersi. Lo spettacolo, in lingua rumena con sovratitoli in inglese e italiano, sarà seguito da un incontro con il pubblico.

Domenica 11 ottobre: moda, poesia e musica per la festa finale

La giornata conclusiva di Amarè Romà E, domenica 11 ottobre, torna a Santa Libbirata La Carretteria per la festa finale del festival.

Alle 17.00 è in programma “Amarì Moda”, evento dedicato alla moda come spazio di autorappresentazione, identità e memoria.

Protagonisti Noel Maggini, designer di origine Sinta che intreccia radici gitane e avanguardia contemporanea attraverso una ricerca fondata su intersezionalità, inclusività e moda genderless, e Kuna Gabor, artista, attivista e designer rom della comunità Gabor di Transilvania, che lavora insieme alle donne della propria famiglia e della comunità, trasformando saperi, tecniche e patrimoni tessili in linguaggi contemporanei.

Alle 18.00 il reading poetico e performance “Questo buio feroce – Poesie per la fine dei tempi” di Cat Jugravu, artista multidisciplinare rom che concentra la propria ricerca sulle pratiche della memoria, dell’archivio e sulle storie delle minoranze, tra performance, installazione sonora e forme documentarie.
Alle 19.00 Rampa Prenestina presenta “Ko sem me?” (Chi sono io?), progetto dedicato all’ esplorazione dell’identità personale e collettiva, intesa come processo in continua trasformazione.

La festa prosegue dalle 20.00 con il concerto di Phrociony della Tana, seguito dal DJ set Balkania.

Amarè Romà E nasce per ampliare l’accesso alla produzione culturale per artisti rom, rafforzarne l’agency artistica e politica, favorire l’incontro tra pubblici rom e non-rom e sostenere le nuove generazioni attraverso pratiche contemporanee di artivismo, costruendo reti transnazionali e nuove opportunità di collaborazione.

Il festival è promosso da Rampa Prenestina, con la partecipazione di New Romalen, finanziato da Eriac e Unione Europea. Il programma completo è su www.rampaprenestina.it

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *