
Aut Art Festival. Parole, musica, arte per raccontare l’autismo
l'articolo
«Una faticosissima meraviglia» è così che Paola Nicoletti, presidentessa dell’associazione Siamo Delfini. Impariamo l’autismo definisce l’Aut Art Festival, ormai alla sua quarta edizione, che si terrà dal 24 al 27 settembre presso il Teatro degli Eroi, in Via Girolamo Savonarola, 36/m a Roma (a questo link il programma completo).
Tutto nasce da una storia personale. Paola Nicoletti è madre di tre figli, l’ultimo dei quali, Gabriele, per tutti Lillo, è autistico. «Abbiamo vissuto esattamente come una famiglia che non ha la disabilità in casa», racconta Nicoletti, «con tutte le difficoltà, le fatiche, le preoccupazioni, ma per anni abbiamo pensato che il problema fosse solo nostro». Il cambio di prospettiva è arrivato quando Lillo ha terminato la scuola: Paola si è resa conto che ormai era una persona adulta a tutti gli effetti, con i suoi diritti, a partire dal diritto fondamentale alla migliore qualità di vita possibile.
Da questa convinzione è nato prima un libro con lo scopo di raccontare la passione del figlio per il mare – da cui il nome dell’associazione stessa – e la storia vera, cruda, senza barriere di cosa significa convivere con l’autismo. Poi, insieme al resto della famiglia, è nata l’associazione. Non un luogo per «insegnare qualcosa» ma una rete: uno spazio dove famiglie, amici e persone autistiche possano incontrarsi e imparare insieme, non sentirsi soli davanti a un problema che, sottolinea Nicoletti, «riguarda tutti».
I seminari di approfondimento
È dal lavoro quotidiano, fatto di sport, teatro, viaggi e occasioni di incontro, che nasce l’Aut Art Festival: quattro giornate che devono essere rappresentate come più di un semplice programma da sfogliare ma come riflesso del modo di lavorare dell’associazione.
Nelle quattro mattinate si alternano seminari in cui si affrontano alcuni temi chiave.
C’è una prima parte dedicata ai diritti e alla formazione: seminari sulla relazione con la persona autistica come scelta di valore, dal peer-tutoring nelle scuole alle professioni socio-educative fino all’approfondimento sulla costruzione del “progetto di vita”, uno dei temi più delicati e carenti nel mondo della disabilità poiché, come spiega Nicoletti, gli attori istituzionali coinvolti spesso non hanno competenze specifiche sull’autismo e, di conseguenza, le famiglie finiscono per rivolgersi a figure professionali private.
È presente una parte dedicata al corpo e al benessere: un incontro su come riconoscere il malessere nella persona autistica e un progetto che ha ripensato l’esperienza sanitaria, in particolare odontoiatrica, sulla base delle esigenze sensoriali di chi è nello spettro. Fondamentale, inoltre, è il focus sulla salute dei caregiver: «Ho imparato che i primi problemi siamo noi», dice Nicoletti, «siamo persone ferite, che finiscono per perdere l’equilibrio nei confronti dei figli».
C’è, infine, una parte dedicata alla relazione: un momento per i fratelli e le sorelle delle persone autistiche nato dal confronto tra loro che è diventato un confronto sul palco.
L’Aut Art Award
Ma Aut Art non è solo informazione: il festival nasce come espressione dell’arte, in tutte le sue forme, e ogni pomeriggio è dedicato a questo. Mostre, concerti, libri, spettacoli in cui «nessuno si è mai rifiutato di salire sul palco accanto a chi va accompagnato per mano». Il teatro è centrale nel lavoro dell’associazione: intreccia recitazione, danza e musica per raccontarsi con mezzi diversi dalle parole. Qui si trova anche la “spensieratezza” con un grande quiz ideato dai ragazzi autistici, pensato per vivere la disabilità come qualcosa di leggero e divertente, andando contro quelli che sono i pregiudizi.
Il festival si chiude con l’Aut Art Award, pensato per rovesciare la logica della vetrina: non un premio per chi comunica meglio se stesso, ma un piccolo contributo economico ai progetti che raccontano meglio un’esperienza concreta da regalare ai ragazzi. A selezionarli è una giuria scelta volutamente fuori dal mondo dell’autismo, dove si trovano figure eterogenee e imparziali, tra queste Carla Messano, Avo Roma, nel Direttivo di CSV Lazio.
Nicoletti: «Vorremmo che le persone capissero che non si tratta di fare qualcosa per loro, ma insieme a loro»
Avvicinarsi a questo mondo da fuori, senza esperienza diretta, significa scoprire quanto sia in realtà complesso e articolato: dietro un singolo festival si intrecciano questioni legali, sanitarie, familiari, educative, artistiche. Una complessità che difficilmente emerge da un comunicato stampa o da un titolo e che si coglie davvero solo avvicinandosi, come conferma Nicoletti quando racconta la difficoltà di far capire, a chi guarda da fuori, cosa significhino davvero quattro giorni così.
Dietro tutto questo c’è un lavoro importante, fatto di sacrifici, ore di sonno perse, uso di importanti risorse personali. Un’ambivalenza: da un lato la fatica e i dubbi, dall’altro, però, la convinzione che il festival serva a raccontare un’idea diversa di disabilità. Non un problema da nascondere, ma qualcosa che arricchisce chi la vive e chi le sta accanto. «Vorremmo che le persone capissero che non si tratta di fare qualcosa per loro», conclude Nicoletti, «ma di fare qualcosa insieme a loro».
