
Bombe a Roma, Libera: «La nostra è una risposta di comunità, di costruzione di diritti»
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Almeno sette le bombe a Roma esplose da agosto, tra Casilina, Don Bosco, Centocelle e San Basilio. Una sequenza di attentati che colpisce attività commerciali ed esercizi pubblici, alimenta la paura tra i residenti e richiama la presenza della criminalità organizzata nel quadrante Est della Capitale. Per rispondere a questa escalation di intimidazioni e di esplosioni che investono l’intera comunità e allarmano cittadini e cittadine, Libera Roma, insieme a numerose associazioni, realtà studentesche e gruppi scout, ha deciso di chiamare a raccolta le organizzazioni della società civile, le istituzioni e la cittadinanza per una manifestazione pubblica in programma per mercoledì 14 ottobre, alle ore 18, in piazza Malatesta, nel quartiere di Torpignattara.
Una risposta di comunità contro le bombe a Roma e le minacce della criminalità organizzata
«La manifestazione nasce in risposta alle tante bombe esplose a Roma negli ultimi mesi, che testimoniano la presenza della criminalità organizzata nella nostra città e mettono a rischio ogni giorno l’incolumità di tanti cittadini e cittadine», spiega Davide Biscotti, referente provinciale di Libera Roma, chiarendo l’obiettivo di costruire una risposta collettiva che non si limiti alla repressione, ma tenga insieme il contrasto ai gruppi criminali e gli interventi sociali necessari a rafforzare la comunità. «Saranno presenti istituzioni, parrocchie, sindacati, mondo delle associazioni e delle cooperative», prosegue Biscotti. «La nostra vuole essere una risposta di comunità, perché sappiamo che dove ci sono comunità coese e forti si possono creare degli argini alla criminalità organizzata», afferma. «Non crediamo in una risposta esclusivamente repressiva, ma in una risposta che preveda al suo interno la costruzione di diritti, come l’accesso al lavoro, all’educazione, alla casa, tutte cose che rendono i territori più forti rispetto alla presenza della criminalità organizzata».
I quartieri non appartengono alle mafie, ma a chi ci vive
Per Libera la sicurezza richiede interventi su più piani: prevenzione, presenza delle istituzioni, tutela per le le persone esposte alle intimidazioni e capacità di colpire le attività illegali. Ma soprattutto sostegno alla comunità. «Ci aspettiamo una partecipazione molto ampia, chiediamo più attenzione verso i tanti ragazzi e ragazze che vivono sui nostri territori e di rafforzare quegli strumenti di prevenzione rivolti soprattutto agli adolescenti. Al tempo stesso», dice ancora l’attivista, «chiediamo che vengano rafforzate le misure investigative per combattere il narcotraffico, uno dei principali motivi alla base degli attentati, e di garantire protezione a chi decide di denunciare». A preoccupare l’associazione anche i dati forniti all’inaugurazione dell’anno giudiziario, che attestano la mancanza di circa il 20% dei magistrati e il 30% del personale amministrativo alla Procura di Roma, mentre i presidenti dei Municipi romani denunciano le carenze di organico nei commissariati di zona, alcuni dei quali rischiano anche di venire accorpati.
I capi in carcere, ma il potere è decapitato soltanto a metà
La sequenza delle esplosioni ha colpito finora soprattutto autonoleggi, locali commerciali e condomini, ma è chiaro che in questa situazione nessuno si sente al sicuro. «Secondo chi indaga è in corso una guerra per il controllo del territorio e delle piazze di spaccio, esplosa nel vuoto lasciato dalle recenti inchieste della DDA», sottolinea Biscotti. «I capi sono in carcere, ma il potere è stato decapitato solo a metà. Le bombe sono diventate il linguaggio di questa contesa: servono a seminare paura e a parlare all’intero quartiere». E allora «non serve la solita retorica dei quartieri blindati o la speculazione sul degrado», conclude: «serve più comunità, servono scuole aperte, presidi di salute, cultura e lavoro dignitoso. Questi quartieri non appartengono alle mafie, ma a chi li vive, ci lavora e ci cresce. Per questo chiediamo a tutta la città di esserci».

