Curare non è un crimine, Medu: il Governo italiano intervenga per la liberazione dei 14 medici palestinesi detenuti

Supera le settemila adesioni Curare non è un crimine, la campagna MEDU per la liberazione dei 14 medici palestinesi detenuti. Le richieste al Governo in una lettera aperta alla Presidente del Consiglio Meloni e al Ministro degli Esteri Tajani: «La protezione della missione medica non è negoziabile»

di Redazione

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Hanno superato quota settemila le adesioni a Curare non è un crimine, la campagna MEDU con una petizione su change.org a sostegno dell’appello di Physicians for Human Rights Israel (PHRI) per la liberazione immediata di 14 medici palestinesi attualmente al centro del ricorso davanti alla Corte Suprema israeliana e di tutti gli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente da Israele.

Medu, con Physicians for Human Rights Israel, ha inviato una lettera aperta alla Presidente del Consiglio Meloni e al Ministro degli Esteri Tajani per portare la campagna all’attenzione del Governo italiano e delle istituzioni europee, affinché si attivino con urgenza presso le autorità israeliane per chiedere il rilascio del dottor Hussam Abu Safiya, degli altri medici palestinesi detenuti e il pieno rispetto delle garanzie previste dal diritto internazionale.

Curare non è un crimine, la lettera al Governo: «La protezione della missione medica non è negoziabile»

Presidente Meloni, Ministro Tajani, con questa lettera Medici per i Diritti Umani (MEDU) si fa portavoce delle oltre settemila persone che hanno sottoscritto la petizione per la liberazione di quattordici medici palestinesi detenuti da Israele senza accusa formale e senza processo. L’appello è stato rivolto in particolare ai medici, agli operatori sanitari e a tutte le professioni della cura.

La petizione ha raccolto un ampio sostegno da parte della comunità sanitaria italiana, sia a titolo individuale sia istituzionale. Vi ha aderito la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri – FNOMCeO, che rappresenta circa 470mila professionisti,​ insieme a Ordini provinciali, società scientifiche, associazioni sanitarie e altre realtà istituzionali.

Non presentiamo, dunque, soltanto una richiesta di MEDU. Ci facciamo interpreti della profonda preoccupazione espressa da migliaia di cittadine e cittadini impegnati nelle professioni della cura.​ Tra i medici detenuti figura il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal​ Adwan, arrestato nel dicembre 2024 dopo aver continuato ad assistere la popolazione del nord di​ Gaza in condizioni drammatiche. Il dottor Abu Safiya è divenuto il simbolo dei professionisti sanitari che hanno continuato a curare i propri pazienti anche quando svolgere la missione medica significava mettere a rischio la propria vita.

Come lui, gli altri tredici medici inclusi nell’appello sono stati sottratti alle loro famiglie, ai loro pazienti e a un sistema sanitario già gravemente compromesso, proprio nel momento in cui la loro presenza sarebbe più necessaria. I nostri colleghi di Physicians for Human Rights Israel (PHRI) seguono direttamente la situazione degli operatori sanitari palestinesi detenuti e ci forniscono aggiornamenti sui singoli casi. Le informazioni raccolte da PHRI sulla durata e sulle condizioni della detenzione, sulle difficoltà di accesso all’assistenza legale e sulle testimonianze di maltrattamenti destano profonda preoccupazione e richiedono un’iniziativa urgente della comunità internazionale.

La detenzione prolungata di questi medici non colpisce soltanto le persone arrestate e le loro famiglie. Priva un’intera popolazione di professionisti indispensabili e aggrava ulteriormente le conseguenze della distruzione delle strutture sanitarie e della drammatica carenza di​ personale. Chiediamo pertanto al Governo italiano di assumere iniziative politiche e​ diplomatiche concrete e, in particolare, di:

  • intervenire formalmente presso il Governo israeliano per chiedere la liberazione immediata dei quattordici medici palestinesi indicati nell’appello;
  • richiedere informazioni complete e verificabili sul luogo e sulle condizioni della loro detenzione, sul loro stato di salute e sull’eventuale formulazione di accuse;
  • sollecitare, nell’attesa della loro liberazione, l’accesso effettivo a un avvocato, ai familiari, a cure mediche indipendenti e agli organismi internazionali competenti;
  •  promuovere un’iniziativa coordinata in sede europea per la liberazione degli operatori sanitari detenuti senza accusa e per la protezione effettiva della missione medica;
  • rendere pubbliche le iniziative intraprese dall’Italia e gli esiti delle interlocuzioni diplomatiche;

La protezione del personale sanitario non può dipendere dalla nazionalità dei medici o dal luogo in​ cui esercitano la propria professione. Curare i malati, assistere i feriti e rimanere accanto ai propri​ pazienti non può diventare motivo di arresto, violenza o persecuzione. A nome delle oltre settemila persone che hanno firmato la petizione e delle numerose​ organizzazioni e istituzioni sanitarie che vi hanno aderito, chiediamo al Governo italiano di utilizzare tutti gli strumenti politici e diplomatici a sua disposizione per ottenere la liberazione del dottor Hussam Abu Safiya e degli altri tredici medici palestinesi detenuti.

MEDU resta disponibile a incontrare il Governo per presentare la petizione, la documentazione relativa ai quattordici medici e le informazioni raccolte anche grazie al contributo dei colleghi di Physicians for Human Rights Israel.

Curare non è un crimine, Medu: il Governo italiano intervenga per la liberazione dei 14 medici palestinesi detenuti

Curare non è un crimine, Medu: il Governo italiano intervenga per la liberazione dei 14 medici palestinesi detenuti