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Dalla cucina al futuro: Casa Africa inaugura l’Accademia di arte culinaria

Un luogo per giovani neet, adulti che fanno fatica a entrare o rientrare nel mondo del lavoro, persone migranti. E un’opportunità per costruire autonomia e immaginare un futuro. Con L’Accademia di arte culinaria Casa Africa punta a creare legami, condividere saperi, aprire nuove strade. L’appuntamento è per giovedì 29 alle ore 19:30, in piazza dei Navigatori 4 bis
di Valentina Caldara 4
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Offrire strumenti per conquistare autonomia attraverso la formazione e l’apprendimento di un mestiere: è questa l’idea alla base di Casa Africa, che oggi prende nuova forma nell’Accademia di arte culinaria, in apertura il 29 ottobre a Roma. Un’iniziativa che affonda le radici in una lunga esperienza di solidarietà e formazione e che si rivolge a chi incontra maggiori ostacoli nell’accesso al mondo del lavoro. A raccontarci il nuovo progetto è Gemma Vecchio, fondatrice dell’associazione.

La storia di accoglienza di Gemma inizia nel 1977, quando comincia ad aiutare giovani etiopi ed eritrei in fuga dalla guerra, o da quello che lei stessa definisce «l’inferno», offrendo ospitalità e un primo sostegno per orientarsi nel Paese. «Allora ho cominciato a ospitare», racconta, ricordando come tutto sia nato dalla volontà di non lasciare sole persone che rischiavano di dover tornare in un contesto di violenza e timore.

Nel tempo, quell’esperienza si è trasformata in un’attività più strutturata, con l’intento di accompagnare le persone verso una maggiore indipendenza. L’associazione ha così affiancato all’accoglienza iniziative per l’apprendimento della lingua italiana, l’orientamento e l’acquisizione di competenze professionali. «L’obiettivo è quello di formarli nelle arti e nei mestieri, così anche se tornano a casa possono reinventarsi», spiega Vecchio. Una prospettiva che mira a fornire strumenti utili per costruire una vita dignitosa, dentro o fuori dall’Italia.

Imparare un mestiere, trovare la propria strada

L’Accademia segna una nuova tappa di questo impegno. La scelta della cucina nasce anche dall’esperienza maturata con precedenti corsi professionali nel settore della ristorazione, tra cui quelli per camerieri, che hanno aiutato alcuni partecipanti a trovare un’occupazione.

«Tanti hanno trovato lavoro: camerieri, pizzaioli…», racconta Gemma. Un’esperienza che ha rafforzato la convinzione che imparare attraverso la pratica possa fare la differenza, soprattutto per chi parte da una condizione di svantaggio e fatica a trovare spazio nel mercato del lavoro. Non si tratta soltanto di trasmettere conoscenze tecniche, ma anche di aiutare le persone a riconoscere le proprie capacità e a immaginare nuove prospettive.

Una scuola aperta a tutti

L’Accademia si rivolge alle persone migranti, ma non soltanto. Tra i destinatari, infatti «ci saranno anche ragazzi italiani che lasciano la scuola in età scolare e adulti che non trovano lavoro».

L’intento è creare uno spazio in cui storie e provenienze differenti possano incontrarsi, condividendo la possibilità di apprendere e costruire un futuro professionale. È un approccio alla base di tante delle iniziative di Casa Africa, che all’assistenza ha sempre affiancato la ricerca di strumenti capaci di trasformare la solidarietà in occasioni concrete di crescita e autonomia.

Un progetto che unisce saperi e culture

Alla realizzazione dell’Accademia contribuiscono volontari e professionisti, insieme a vicini e amici che hanno scelto di sostenere il progetto mettendo a disposizione tempo, risorse e competenze. Fondamentale è stata anche la raccolta fondi, grazie alla quale è stato possibile sostenere gran parte dei lavori di ristrutturazione e l’acquisto delle attrezzature necessarie. «Facciamo mercatini, facciamo la cena di raccolta fondi», racconta Gemma, sottolineando l’impegno necessario per portare avanti l’associazione e rendere concreto il progetto.

L’inaugurazione del 29 ottobre sarà l’occasione per presentare la nuova realtà, ma il programma della serata, anticipa Gemma, resta ancora segreto, riservando numerose sorprese. Sono previsti anche il coinvolgimento di chef stellati e professionisti del settore, pronti a mettere a disposizione le proprie competenze.

Il cibo, del resto, non è soltanto qualcosa da preparare e condividere. È un linguaggio capace di attraversare le culture, mettere in relazione tradizioni diverse e creare occasioni d’incontro tra persone con esperienze lontane. È questo il significato racchiuso nel motto scelto per l’inaugurazione: «Un ponte di sapori, culture e opportunità».

Costruire ponti, non lasciare indietro nessuno

Dietro l’apertura dell’Accademia si delinea una riflessione più ampia sul significato dell’integrazione. Per Casa Africa, accogliere non significa limitarsi a rispondere a un bisogno immediato, ma contribuire a creare le condizioni affinché ciascuno possa scegliere e costruire il proprio futuro. L’apprendimento di un mestiere diventa così una leva per rafforzare l’autonomia, valorizzare le capacità individuali e ampliare le possibilità di scelta.

È in questa direzione che Gemma Vecchio vuole proseguire il proprio impegno: favorire le relazioni tra persone e territori, promuovere lo scambio tra culture e andare oltre una concezione dell’accoglienza limitata all’assistenza, investendo anche nella coprogettazione e nello sviluppo di nuove realtà formative sul suolo africano. Tra i progetti a cui guarda c’è infatti la creazione di spazi in cui i giovani possano formarsi in diversi mestieri e trovare opportunità nel proprio Paese.

La cucina diventa allora un luogo in cui imparare, ma anche per incontrarsi, ma anche un mezzo per «costruire ponti», un progetto che affida al cibo la possibilità di creare legami, condividere saperi e aprire nuove strade.

casa africaL’appuntamento è per giovedì 29 alle ore 19:30
in piazza dei Navigatori 4 bis A Roma

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di copertina Sweet Life

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