Ddl anti maranza, Altramente: «Servono scuole aperte, spazi, sport, biblioteche e contenuti di educazione condivisa»

Altramente lancia un appello contro il Ddl anti maranza, che introduce, tra i 14 e i 18 anni, una logica di punibilità analoga a quella degli adulti: una gravissima regressione, incompatibile con il principio di tutela dei minori. Sentinelli: «Chiediamo politiche fondate sulla prevenzione, sull’educazione, sull’inclusione e sulla garanzia dei diritti costituzionali dei minori. Contro un’idea distorta di sicurezza che trasforma un tema complesso in una risposta simbolica e punitiva»

di Maurizio Ermisino

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Il Ddl anti maranza fa discutere già dal nome ed entrando nel merito fa discutere ancora di più. Già da giorni associazioni, cittadini, società civile stanno lanciando appelli affinché non diventi legge. Tra questi l’appello dell’associazione Altramente – Scuola per tutti e tutte, e abbiamo deciso di parlarne con la presidente, Patrizia Sentinelli. Ma in che cosa consiste il Ddl anti maranza? Approvato dal governo guidato da Giorgia Meloni nell’ambito del nuovo pacchetto sicurezza, punta a rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto della criminalità giovanile, con particolare attenzione ai gruppi di ragazzi che frequentano aree della movida, stazioni e altri luoghi molto affollati. Le misure sono rivolte ai minorenni e riguardano, in generale, l’imputabilità penale per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Il disegno di legge introduce modifiche all’articolo 98 del codice penale e punta a «facilitare le indagini», secondo il ministro della Giustizia Carlo Nordio. La legge prevede il divieto di aggregazione disposto dal questore nei confronti di persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico come le baby gang, una misura pensata per impedire la formazione di gruppi che potrebbero dare origine a episodi di violenza o intimidazione. Introduce delle misure sul possesso di coltelli. Il Governo ha approvato un’ulteriore norma che riguarda la capacità di intendere e di volere che sarà presunta fino a prova contraria. In pratica, non sarà più il giudice a dover dimostrare caso per caso che il ragazzo era capace di intendere e di volere; sarà invece necessario dimostrare il contrario quando se ne invochi l’assenza. Con il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri ora «viene invertito l’onere della prova».

L’appello di AltraMente

«Siamo un’associazione che opera ogni giorno con ragazze e ragazzi seguendoli nei percorsi di studio, di crescita e di inclusione. Per questo esprimiamo la nostra profonda preoccupazione di fronte al cosiddetto Ddl anti maranza, che, rovesciando l’attuale paradigma, introduce una logica di punibilità analoga a quella degli adulti che ci appare un gravissimo fatto regressivo, incompatibile con il principio di tutela dei minori. Mentre si mettono “scudi” a determinate categorie se ne toglie uno, fondamentale, a una condizione umana. La nostra allerta nasce da una convinzione semplice: i minori non possono essere affrontati come adulti in miniatura, né trattati come un problema di ordine pubblico. La loro eventuale fragilità richiede ascolto, protezione, accompagnamento e interventi mirati contro la povertà educativa, non nuove misure securitarie e repressive. Riteniamo grave l’idea di estendere la reclusione o comunque risposte punitive, a minori che, proprio perché in età evolutiva, hanno bisogno di percorsi capaci di sostenere la loro crescita. La detenzione o l’inasprimento repressivo rischiano di peggiorare la fragilità di chi è già esposto a esclusione, marginalità e discriminazione, compromettendo ulteriormente il suo sviluppo umano, scolastico e sociale. Questo provvedimento colpisce in modo particolare giovani di origine straniera, ragazze e ragazzi di prima, seconda e forse anche terza generazione, ma finisce per investire anche minori italiani. E può andare a colpire le forme di partecipazione, anche conflittuale, alla vita civile e politica che si realizzano nelle scuole. È un’idea distorta di sicurezza, che trasforma un tema complesso in una risposta simbolica e punitiva, invece di affrontarne le cause e le ragioni reali. Chiediamo dunque di fermare questa deriva. Chiediamo politiche fondate sulla prevenzione, sull’educazione, sull’inclusione e sulla garanzia dei diritti costituzionali dei minori. Chiediamo che non venga stravolto il modello normativo che tutela l’adolescenza e distingue correttamente tra responsabilità minorile e responsabilità adulta. Per questi motivi, invitiamo cittadine e cittadini, associazioni, scuole, educatori, operatori sociali e tutte le persone attente ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a sottoscrivere questo appello».

Giustizia minorile: da una funzione educatrice alla repressione

Dov’è quindi l’aspetto preoccupante di questo disegno di legge? «Cambia il modo in cui si accerta la loro imputabilità, la capacità di intendere e di volere» ci spiega Patrizia Sentinelli. «Chi è contrario a questo cambiamento, come noi, dice che bisogna valutare la maturazione del ragazzo e il contesto in cui si muove, come prevede la normativa attuale. Da questo punto di vista cambia molto, perché la funzione della giustizia minorile passa dalla funzione educatrice e di responsabilizzazione al sistema alla repressione. E la presunzione della capacità di capire viene data per assodata, salvo prova contraria, come accade ora per gli adulti. Così sarebbe il difensore che deve dimostrar l’incapacità. Il problema è che si elimina dagli accertamenti sulla personalità il riferimento all’impunità, assimilando il minore all’adulto. È molto serio, cambia l’imputabilità e come si accerta. La cosa grave è l’aspetto culturale: in questo modo si annulla tutta la legislazione sulla giustizia minorile assimilandola a quella per gli adulti. E tutte le garanzie che sono sancite vanno a farsi benedire. È grave. Invita alla banalizzazione, a mettere la sicurezza come repressione e coercizione piuttosto che la rieducazione al centro del dibattito».

Ddl anti maranza: si modifica la prospettiva

Il discorso si inserisce in un clima più ampio che si è venuto a creare in questi anni.   «Con questa legge si modifica la prospettiva» commenta la presidente di AtraMente. «È un messaggio alla popolazione: state attenti perché siamo un clima grave, serve rigore, sicurezza e interveniamo noi. La fascia di età colpita, poi, è quella dai 14 ai 18 anni, e sappiamo che siamo in decremento demografico da tempo. È una follia che viene messa a cappello della sicurezza, ma che è una giostra per colpire la costituzione e costruire un clima di paura. Se dovesse passare la legge verrebbe rovesciato il principio rieducativo della giustizia minorile».

Lo dicono i dati

Che la legge “anti maranza” sia pretestuosa lo fanno pensare anche i dati che ha diffuso Save the Children: le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni, emesse dal Giudice per l’Udienza Preliminare, sono scese da 256 nel 2004 a 110 nel 2014 fino a soli 60 nel 2024. A queste si aggiungono appena 4 proscioglimenti per lo stesso motivo disposti dal Tribunale per i minorenni. Si tratta quindi di casi residuali rispetto alle migliaia di procedimenti aperti ogni anno contro ragazzi di quella fascia d’età. «Tutto il processo giudiziario vero i minori è la guida verso la rieducazione. In questo modo si metterebbe il reato al centro e non la persona» commenta Patrizia Sentinelli. «Noi che lavoriamo proprio sull’educazione continua come comunità e sulla rieducazione siamo stati i primi ad accorgerci che è un errore. E vorremmo che su questo disegno di legge ci fosse un dibattito pubblico, un’assemblea di confronto».

La risposta al problema: scuola aperte, luoghi sicuri, sport, biblioteche

E un’associazione che si occupa di educazione ha ben chiaro che la risposta a questi problemi non è nella repressione, ma nella prevenzione e nella socializzazione. «Dovremmo partire dalle scuole aperte» commenta la presidente. «Tutti questi nostri edifici disseminati in tutta Italia devono avere la possibilità di essere aperti e non solo per la necessità scolastica. Serve un’operazione di allargamento di tutti gli spazi pubblici, anche dal punto di vista quantitativo, per permettere ai ragazzi di incontrarsi. Servono luoghi che siano sicuri. Noi facciamo lo studio assistito e anche lo studio svolto da soli, ma in luoghi tranquilli e riparati. Serve un lavoro immediato per permettere di fare sport e attività motoria, ma anche biblioteche a disposizione dei ragazzi con percorsi di avvio alla lettura in modo sereno e coinvolgente, non dogmatico. Incontro, ascolto, cura di relazioni, socialità e socializzazione, per superare la fragilità e l’isolamento, per combattere forme di bullismo e le fragilità che lo possono determinare. In sintesi: luoghi, spazi e contenuti di educazione condivisa».

 

Ddl anti maranza, Altramente: «Servono scuole aperte, spazi, sport, biblioteche e contenuti di educazione condivisa»

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