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La nonviolenza tra i banchi. Storie di una scuola che partecipa e trasforma

Dalla Commissione diritti al Parlamento delle ragazze e dei ragazzi, al Festival della Nonviolenza Attiva le esperienze delle comunità educanti che hanno saputo trasformare l’educazione civica in strumento di partecipazione e cambiamento. Tosi (Csv Lazio): «Un messaggio chiaro contro il riarmo e la militarizzazione»
di Antonella Patete 5
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«Dove, dopotutto, cominciano i diritti umani universali? In piccoli luoghi, vicino casa». Queste le parole pronunciate dinanzi all’Assemblea delle Nazioni Unite da Eleanor Roosvelt, moglie del presidente degli Stati Uniti e relatrice della Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dall’Onu nel 1948. E proprio la scuola, uno di quei «piccoli luoghi» vicini a casa, è stata al centro di uno degli incontri che hanno animato, negli scorsi giorni, la terza edizione del Festival della Nonviolenza Attiva nella Capitale. Il Festival, promosso da Energia per diritti umani Aps, si è svolto il 2 e il 3 ottobre, in occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza, nella sede di ExtraLibera con un fitto calendario di presentazioni di libri, panel, laboratori, testimonianze per dare vita a uno spazio di confronto e di dialogo tra organizzazioni, scuola, editori e singoli cittadini impegnati a lavorare insieme per la costruzione di una cultura fondata sulla pace e sui diritti umani.

La Commissione dei diritti, il recupero della biblioteca e il vortice di positività e di meraviglia dell’Istituto Mozart

Le parole della presidente della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani hanno aperto il panel “Educazione nonviolenta. Scuola, relazioni, impegno sociale: il ruolo della comunità educante nel crescere modelli nonviolenti”. A ricordarle in un intervento video la professoressa Cristina Sottile, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Mozart, nel quartiere Infernetto, tra l’Eur e il litorale di Ostia. «I diritti umani non devono essere studiati solamente sui libri», ha sottolineato Sottile. L’obiettivo è promuovere «una cittadinanza attiva, reale, digitale», facendo della scuola non soltanto il luogo in cui si apprendono nozioni, ma uno spazio nel quale i diritti vengono sperimentati e praticati. Non a caso, all’Istituto comprensivo Mozart la scelta è stata quella di istituire una vera e propria Commissione dei diritti. La Commissione, nata come esito di una serie di iniziative sulla nonviolenza, è diventata poi una struttura stabile della scuola, approvata all’unanimità dal collegio dei docenti. «Abbiamo cominciato a partecipare alla Giornata internazionale della nonviolenza lo scorso anno, istituendo la panchina del dialogo», ha raccontato durante il panel Annalisa Parente, docente dell’Istituto. Da quell’esperienza sono nate altre iniziative, tra cui la creazione di uno scaffale dedicato alla nonviolenza, attraverso il recupero di libri presenti in una biblioteca scolastica in disuso. «I ragazzi e le ragazze hanno toccato i libri, hanno toccato la polvere, hanno sperimentato per la prima volta anche un approccio diverso al testo, realizzando poi dei segnalibri, distribuiti alle altre classi, in un percorso che ha creato, un vortice di positività e di meraviglia».

All’Istituto Piersanti Mattarella la libertà si chiama partecipazione

Ed è proprio dalla stessa volontà di trasformare esperienze e progetti in pratiche stabili che nasce il Parlamento delle ragazze e dei ragazzi dell’Istituto Piersanti Mattarella, tra Casal Bertone e Colli Aniene. «Ho imparato che il vero cambiamento nasce dal basso, nel momento in cui ciascuno si rende protagonista e responsabile», ha spiegato Tiziana Morgante, insegnante dell’Istituto e storica collaboratrice di Danilo Dolci, uno dei padri della nonviolenza italiani, che ha dedicato la vita al riscatto degli ultimi. Il Parlamento delle ragazze e dei ragazzi, che coinvolge alunne e alunni dalla quarta elementare alla terza media, nasce infatti dalla necessità di dare continuità alle esperienze di protagonismo, crescita e partecipazione che le ragazze e i ragazzi vivono durante il percorso scolastico. «Una delegazione di ragazze e ragazzi si incontra periodicamente e affronta temi legati al calendario civile, assumendosi responsabilità e prendendo decisioni», ha aggiunto Morgante. «Si tratta di un modo per reinterpretare l’educazione civica, che deve essere azione concreta, deve portare a una democrazia partecipata». Non basta quindi «fare il PowerPoint o ripetere una lezione», ma occorre «agire la trasformazione e il cambiamento». E tra i temi che le ragazze e i ragazzi hanno scelto di affrontare con maggiore continuità c’è la violenza di genere, sulla quale hanno voluto intervenire anche fuori dalla scuola. «La scuola fa politica», ha concluso la docente, intendendo la politica come capacità di non restare indifferenti e di partecipare alla vita collettiva. «I ragazzi, se li lasciamo liberi di esprimersi, si indignano. E sanno trasformare la rabbia in una forza attiva potentissima».

Moscerine Film Festival, la regia è under dodici

Che anche il cinema può diventare uno strumento di questa trasformazione lo attesta l’esperienza del Moscerine Film Festival, festival cinematografico dedicato a registe e registi under 12, che da 20 anni lavora nelle scuole sull’educazione alle immagini. L’obiettivo è aiutare bambine e bambini a comprendere che dietro ogni immagine c’è una scelta. «Qualcuno ha scelto di fartela trovare», ha spiegato la responsabile del progetto Federica Alderighi. «Chi te la manda? Che cosa è contenuto nell’immagine? Che cosa è strutturato dentro l’immagine e che cosa tu stai pensando?». I bambini e le bambine sperimentano così sceneggiatura, recitazione e regia, imparando a utilizzare anche il cellulare non soltanto per consumare immagini, ma per produrle e raccontare. «In questo modo non è più uno strumento che isola, ma che può creare aggregazione». Durante l’incontro è stato presentato anche il cortometraggio di Aurora, una ragazza in sedie a ruote che è riuscita a trasformare l’ora di motoria, passando da semplice spettatrice a protagonista di un gioco inclusivo, a cui tutti possono partecipare.

Tutti insieme contro una società che si nutre di paure

«L’incontro per la pace e la nonviolenza ha messo insieme ricerca, formazione, analisi provenienti dal mondo dell’attivismo e della società civile sull’urgenza di inviare un messaggio chiaro contro il riarmo, la militarizzazione della società, il rischio di esporsi alla guerra proprio per paura della guerra», ha commentato Claudio Tosi, vicepresidente vicario di CSV Lazio e fino al 2018 presidente del Cemea Mezzogiorno, associazione impegnata nell’educazione attiva dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso. «La ricchezza dei contributi mostra come la società stia nutrendo paure immotivate verso intere categorie di persone, invece di ragionare su come sia possibile lavorare per un migliore tasso di umanità per tutti. Stiamo difendendo una società che lascia soli gli anziani e dipendenti i giovani, fa fuggire i laureati e spinge i cittadini a chiudersi in casa per paura. Tutto questo ha come cifra unificante il nemico», ha concluso. «Forse è proprio contro l’idea di avere un nemico che dovremmo unirci, per ristabilire la possibilità di pensarci come corpo sociale al lavoro per una migliore convivenza e solidarietà».

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