Nulla è come sembra Ahmetovic

Nulla è come sembra, Eleonora Ahmetovic: «Etichette? A me piacciono le persone»

Nulla è come sembra, il romanzo di Eleonora Ahmetovic, è una storia di formazione, di conoscenza del mondo e di sé, un racconto della ricerca di un’identità e di un posto del mondo, di amicizia e di amore
di Maurizio Ermisino 6
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«Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovarci». È una frase di Jim Morrison che apre una delle parti di Nulla è come sembra, il romanzo di Eleonora Ahmetovic, edito da MTS Edizioni, che il 30 ottobre arriva nelle librerie. Sono parole che colgono bene il senso di una storia di formazione, di conoscenza del mondo e di sé, un racconto della ricerca di un’identità e di un posto del mondo, di amicizia e di amore. Eleonora Ahmetovic è nata a Roma nel 2003, ha origini della Bosnia e dell’Erzegovina, ha studiato al liceo artistico e da sempre ama l’arte e i viaggi. Nulla è come sembra è una storia di fantasia, un sogno ad occhi aperti tra Roma, New York e Londra, che Eleonora ha iniziato a scrivere qualche anno fa, quando aveva quasi l’età della protagonista, la dodicenne Tecla, una preadolescente e poi adolescente. E in qualche modo il suo personaggio, cosa rara in un racconto di finzione, è cresciuta insieme a lei. L’autrice ha dedicato questa storia a tutte quelle persone che scoprono se stesse, che si amano o almeno ci provano, perché non è facile, che lottano per la propria famiglia, qualunque essa sia, che credono in se stesse e nei propri sogni. Nulla è come sembra è la storia di Tecla, una ragazza che a dodici anni si innamora di due occhi visti soltanto in una foto, arrivati con un messaggio sul suo telefono. Ma chi le scrive non è chi dice di essere. E, crescendo, anche Tecla scopre di non essere quella che credeva. Intorno a lei e a questi misteriosi occhi si muove un mondo, la famiglia, gli amici, la nonna Andrea, una persona che si rivela significativa per Tecla.

Un adolescente deve avere persone che lo sappiano ascoltare

Nulla è come sembra è un libro prezioso. Perché oggi, in un momento in cui tutti credono di poter parlare di adolescenti – senza averne la minima cognizione di causa – perché lo impone prepotentemente la realtà, questa è una storia scritta da chi adolescente lo è stata fino a pochi anni fa. E che lo è stata quando ha iniziato a scrivere. «Non è stato un periodo facile. Sei tanto confuso» ci spiega a proposito di questa età così delicata. «Un adolescente deve avere persone che lo sappiano ascoltare, che non lo giudichino, che lo seguano ma gli lascino i loro spazi. Se un adolescente ti chiede di lasciarlo in pace si tratta di non forzare troppo, assecondare. Un genitore conosce una parte della vita del figlio, lui ne mostra una piccola parte. Quando stavo scrivendo il mio libro, nella mia famiglia nessuno ci credeva, mi prendevano in giro. Non ho mai fatto leggere a loro una riga di quello che stavo scrivendo, ma avevo bisogno di qualcuno che lo leggesse. La mia professoressa di italiano è stata la prima a crederci»

Come fai a raccontare cose tue a una persona che non hai mai visto?

«Forse era destino che il primo nostro incontro si svolgesse in un teatro» leggiamo a un certo punto nel libro. Nulla è come sembra è un romanzo di formazione che segue Tecla dai dodici ai diciannove anni. Racconta un amore nato per messaggi, un incontro a teatro che ribalta tutto. Essere adolescenti vuol dire affidarsi ai mezzi di comunicazione di oggi, un’opportunità ma anche un rischio. «Quando ero adolescente vedevo un sacco di persone attorno a me che chattavano con persone che non avevano mai visto» ci racconta l’autrice. «Questa cosa mi metteva ansia: come fai a raccontare cose tue a una persona che non ha mai visto? Non sai neanche se è quello che dice di essere.  Il libro è partito da questa mia riflessione». La scoperta della persona dietro a quei messaggi, però, diventa un’opportunità e apre una nuova strada alla protagonista verso la sua identità. «Non volevo dare un’impronta negativa a questa storia» ci spiega Eleonora.  «Inizialmente pensavo che dietro potesse esserci una persona molesta, di 40 anni.  Ma poi ho pensato che avrei potuto parlare d’altro. Magari del fatto che questa persona avesse una cotta per la protagonista ma non sapeva come avvicinarsi a lei. È un mondo in cui non appena accendi un telegiornale ti viene il magone, così ho deciso di parlare dell’argomento in modo più leggero. Sono una che vede sempre il bicchiere mezzo pieno».

A me piacciono le persone

«Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta una vita». È una citazione da Oscar Wilde che apre un’altra parte importante del libro. L’adolescenza è il periodo della formazione, dell’identità. «Sono insicura e ho paura di conoscermi per davvero» dice Tecla in un passaggio del libro. In questa storia si parla di identità sessuale. È un percorso complicato? Richiede tempo? Accettazione di sé? «Nella mia adolescenza ho scoperto di essere una persona queer» risponde l’autrice. «Inizialmente non sapevo le varie etichette che si davano. Non conoscevo altre persone queer. Crescendo ho capito di esserlo.  E questo elemento à qualcosa che stava bene nel romanzo. Io l’ho scoperto quando ho capito che mi piaceva una ragazza e tutti se ne erano resi conto tranne io. Inizialmente non l’ho accettato: è stata una lotta. Da una parte volevo nasconderla, dall’altra cercavo un’etichetta. Alla fine ho deciso di definirmi così: a me piacciono le persone. Per spiegarlo in modo più semplice dico: sono bisessuale.  Ma non mi piacciono le etichette».

La gente pensa che il Pride sia una carnevalata: nessuno si chiede da dove sia nato

Quando si parla di identità sessuale è inevitabile parlare di diritti, un aspetto che tocca anche il romanzo. E parlare di quelle persone che non capiscono che il riconoscimento dei diritti aggiunge qualcosa a delle persone ma non toglie niente a chi i diritti li ha già. A che punto siamo a livello di diritti per le persone LGBTQ+? «Il problema è che la gente non si informa» riflette Eleonora Ahmetovic. «Se vado al lavoro e vado a dire che il mio libro parla dei moti di Stonewall, quasi nessuno sa che cosa sono. La gente pensa che il Pride sia una carnevalata: nessuno si chiede da dove sia nato e perché la gente scende in strada. Oggi le persone tendono ad etichettare ogni cosa e c’è molto pregiudizio per quello che uno non conosce. Sei gay allora sei fatto così. Ma chi te lo ha detto? C’è molta disinformazione, la gente è molto pigra, non è curiosa. Io sono giovane e non ho visto tutto il trascorso degli anni precedenti. Credo che siano stati fatti dei passi avanti ma oggi la gente si sta richiudendo. Ci sono grandi pregiudizi, non solo per le persone queer ma anche per quelle con disabilità o che vengono da altri posti»

Gli amici e la famiglia

«Noi lo saremo sempre e per sempre, qualunque cosa accada» dice Tecla a proposito dell’amicizia. La protagonista si muove all’interno di una rete che è molto importante per lei: una famiglia numerosa e affiatata, quella famiglia allargata e ideale che sono gli amici, la nonna. Quanto è importante per la formazione e l’identità la famiglia? E quanto sono importanti gli amici a quell’età? «Ho sempre pensato che l’amicizia sia molto più importante dell’amore» risponde l’autrice. «Le storie d’amore possono finire.  Ma se crei un’amicizia tanto solida e costruita bene, dura. L’amore inizia e poi se finisce male non vedi quella persona. Credo che nell’adolescenza sia importante avere dei buoni amici che ti fanno sentire a casa. Che anche se in famiglia non va se hai rotto con i tuoi alzi il telefono e sai con chi parlare. La famiglia è un grande turbine di cose. Io mi sono sempre sentita a metà, e quella che ho descritto nel libro non è la mia famiglia».

La Roma di Tecla

Oltre che a New York e Londra, Tecla si muove nella sua Roma, tra il Parco di Villa Pamphili, con il suo adorato albero, il Ponte della Musica e lo Stadio Olimpico, stazione Termini e San Pietro. Che Roma conosce Eleonora? La trova una città accogliente? «Io a Roma ci sono nata» risponde. «Che città è? Dipende in quale quartiere stai e che gente frequenti. E dipende da che persona sei, da come ti reazioni con il contorno. Roma mi piace ma non posso dire che sia la mia città preferita fino a che non avrò vissuto in altri posti. È da quando ho 11 anni che sogno New York. Queste due città sono una l’opposto dell’altra. Roma è piena di storia, ovunque stai, d’estate di notte è una cosa stupenda. New York è un sogno, è moderna, nuova».

Immagina che la gente viva la sua vita in pace

In un passo del libro, Tecla accende la radio e cerca una canzone di John Lennon: Imagine. Non la trova, ma le torna in mente un passaggio del testo. «Immagina non ci siano paesi / Non è difficile da fare / Niente per cui uccidere o morire e nessuna religione / Immagina che la gente viva la sua vita in pace». «Imagine è la storia di Andrea, la nonna di Tecla, e della sua compagna ed è uno dei loro simboli perché si erano conosciute al movimenti hippie, a una delle prime manifestazioni nel 1967» rivela l’autrice. «E le canzoni di Lennon mi piacciono. Quando stavo scrivendo quel capitolo in estate ero in vacanza con degli amici e la mia testa ha iniziato a pensare come incastrare il tutto. E ho pensato: è la canzone giusta». Così come sono giuste le parole di Mark Twain che compaiono a un certo punto e sembrano perfette per come aderiscono alle parole e alla storia di Eleonora Ahmetovic, da leggere tutta d’un fiato. «Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite».

Nulla è come sembra AhmetovicEleonora Ahmetovic
Nulla è come sembra
MTS Edizioni, 2026
298 pagine, 19 euro

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