Piscina per sole donne a Tor Tre Teste: «Vogliamo diffondere un messaggio di body positivity»

Dopo le polemiche scatenate dalla notizia dell’apertura di una fascia riservata alla sola clientela femminile, parla Aimen Yousaf della Comunità Islamica di Roma, che spiega: «Altro che segregare le donne, vogliamo offrire loro uno spazio di libertà». E ricorda le altre esperienze analoghe in Europa e nel mondo, tra cui i celebri Bagni Pedocin di Trieste

di Antonella Patete

4 di lettura

ASCOLTA L'ARTICOLO

La piscina per sole donne si farà. O meglio: uno spazio dedicato esclusivamente alla clientela femminile aprirà i battenti tutti i mercoledì di agosto dalle 7.30 alle 9.30 e dalle 18.30 alle 20.30 presso la Piscina di Tor Tre Teste in via Giuseppe Candiani 12, nel quadrante Est della capitale. L’iniziativa, annunciata nei giorni scorsi dalla Comunità Islamica di Roma (Cir), ha acceso un dibattito infuocato in un’estate già troppo calda di suo. A rispondere a quanti hanno tacciato l’iniziativa di voler segregare le donne, se non addirittura di voler introdurre la Sharia all’interno dello Stato italiano, risponde con pacatezza Aimen Yousaf, 29 anni, responsabile dei rapporti con i media del Cir e mediatrice culturale all’interno di alcuni Centri antiviolenza romani dopo una laurea in Economia sanitaria. «Non che non ci aspettassimo un po’ di scetticismo, ma la misura di questa polemica ci ha sorpresi. L’iniziativa nasce dal semplice desiderio di offrire uno spazio sicuro e protetto alle numerose donne musulmane e non solo, che vogliono trascorrere un pomeriggio di nuoto e relax rispettando i precetti di riservatezza. Pensavamo che l’idea di una piscina per sole donne avrebbe trovato un’accoglienza positiva a tutti i livelli, non avevamo messo in conto la strumentalizzazione che invece c’è stata».

Un’iniziativa per tutte le donne senza distinzione di fede e cultura

Malgrado la polemica, giunta fino alla Camera con il parlamentare di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, che ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e dello Sport Andrea Abodi, l’iniziativa avrà comunque luogo a partire dal 5 agosto. «È stato detto che vogliamo segregare le donne, ma in realtà è tutto il contrario: vogliamo offrire loro uno spazio di libertà», ribatte Aimen: «uno spazio di body positivity, dove le donne possano rilassarsi libere da ogni giudizio sul corpo e sull’abbigliamento». Del resto, come i rappresentanti della Comunità Islamica di Roma hanno in più occasioni ricordato, la piscina sarà aperta a tutte le donne, senza distinzione di fede e cultura. «Queste occasioni», si legge sul sito del Cir, «diventano un potente veicolo di dialogo e sorellanza: far incontrare donne di origini, età e culture diverse in un contesto informale abbatte le diffidenze e costruisce una solida coesione sociale».

Una piscina per sole donne non solo a Tor Tre Teste. Le esperienze internazionali e italiane

Del resto, come sottolinea la rappresentante della Comunità Islamica di Roma, la piscina di Tor Tre Teste è tutt’altro che un’eccezione. Le strutture balneari dedicate al solo pubblico femminile sono già una pratica diffusa in molti paesi, che in alcuni casi vanta una tradizione plurisecolare. A Zurigo gli stabilimenti Frauenbad Stadthausquai, sul fiume Limmat, risalgono al 1837 e ancora oggi nella bella struttura in stile liberty le donne possono nuotare indisturbate al riparo da sguardi maschili. A Londra, fin dal 1926, le piscine naturali del Kenwood Ladies’Pond all’interno del parco di Hampstead Heath, nella zona settentrionale della città, ospitano un’area di nuoto esclusivamente femminile. Mentre a Coogee, un sobborgo costiero di Sydney, i McIver’s Ladies Baths sono una piscina oceanica riservata alle donne e ai bambini fin dal 1876. Niente di nuovo sotto al sole, dunque. E per rendercene conto non dobbiamo neppure andare troppo lontano. Basta guardare a Trieste, la più europea tra le città d’Italia, dove gli storici Bagni Pedocin, edificati nel 1903, mantengono da allora una divisione netta tra uomini e donne, grazie a un muro bianco, alto tre metri e lungo settanta che si estende fin nelle acque del mare. «Lungi dall’essere percepito come un simbolo di discriminazione o di arretratezza, il Pedocin è divenuto uno dei luoghi più amati e difesi dai triestini di ogni generazione», si legge sul sito della Comunità Islamica di Roma. «In particolare, sono state proprio le donne a custodire con orgoglio questa tradizione, vivendo quell’area protetta non come un limite, ma come un’autentica oasi di libertà, serenità e privacy quotidiana».

Cos’è e cosa fa la Comunità Islamica di Roma

La Comunità Islamica di Roma è un ente del Terzo settore che nasce dall’unione e dalla collaborazione di 24 moschee presenti sul territorio romano. «Al suo interno comprende diverse figure provenienti dalle varie moschee e un gruppo di ragazze e ragazzi che operano attivamente sul campo», spiega Aimen. Non un progetto temporaneo, dunque, ma una struttura organizzata che mira a contrastare l’islamofobia attraverso il dialogo con istituzioni, scuole e cittadini, da un lato, e l’organizzazione di eventi e progetti al servizio della comunità e dell’intera città di Roma, dall’altro. Per capire quanto questa attività sia necessaria, ma non sempre facile, basta leggere come la Comunità Islamica di Roma ha raccontato il proprio operato lo scorso 15 maggio, rispondendo all’accusa di voler effettuare macellazioni in piazza durante l’evento pubblico dell’Eid al-Adha, organizzato dallo stesso Cir presso il Parco di Villa Gordiani: «Roma oggi è una città plurale, e i musulmani ne sono ormai una componente sociale concreta, attiva e radicata. Per questo riteniamo che la strada da percorrere sia quella del dialogo, della conoscenza reciproca e della responsabilità comune, non quella della propaganda, delle fake news e della paura».

 

Piscina per sole donne a Tor Tre Teste: «Vogliamo diffondere un messaggio di body positivity»

Piscina per sole donne a Tor Tre Teste: «Vogliamo diffondere un messaggio di body positivity»