Roma, l’Agenzia sociale per l’abitare è una risposta per la fascia grigia che non riesce più a pagare l’affitto

Inaugurata l'Asac, il servizio di Roma Capitale gestito da dieci organizzazioni del Terzo settore per mettere in contatto domanda e offerta di case in affitto. Attivi i primi cinque sportelli, altri apriranno nei prossimi mesi. L’assessore Zevi: «Un servizio che crescerà nel tempo». Fabbri (Programma Integra): «Un freno a mano che vogliamo tirare con l’amministrazione». Cedri (Nonna Roma): «Sempre più evidente come l’abitare accomuni chi non può permettersi un affitto e chi è in emergenza». Danese (FTS Lazio): «La coprogrammazione dovrebbe riguardare tutti i Dipartimenti»

di Antonella Patete

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Docenti, personale sanitario, operatori del turismo e della ristorazione, lavoratori dei servizi essenziali, liberi professionisti con partita Iva, giovani famiglie: con il dilagare degli affitti brevi e brevissimi e i canoni alle stelle trovare una casa a Roma è diventata un’impresa impossibile. Impossibile per chi non ha i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma non riesce neppure a sostenere i costi del mercato privato delle locazioni. È per mettere la domanda in contatto con l’offerta e sostenere l’accesso alla casa da parte della cosiddetta “fascia grigia” troppo povera per affittare un appartamento, ma troppo ricca per aspirare a una casa popolare, che il 28 luglio è stata inaugurata, con un taglio simbolico del nastro, l’Agenzia Sociale per l’Abitare Capitolina (Asac), uno dei pilastri più attesi del Piano Strategico per il diritto all’abitare 2023-2026. Promosso da Roma Capitale, il servizio è gestito da dieci organizzazioni del Terzo settore: Programma Integra (capofila), Nonna Roma, Civico Zero, La Sponda Onlus, Ambiente e Lavoro, Arci Solidarietà, ULIS, Caritas Roma, CNCA Lazio ETS e Forum Terzo Settore Lazio.

L’assessore al Patrimonio Zevi: «Dietro l’Agenzia ci sono donne e uomini del Terzo settore che ogni giorno lavorano sul campo»

«L’obiettivo di questa Agenzia è molto chiaro: il costo delle locazioni e le garanzie sempre più elevate richieste dai proprietari hanno reso la ricerca di una casa per i romani e le romane sempre più complicata, anche e soprattutto per chi lavora e ha un reddito», ha dichiarato l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi. «Il servizio vuole rendere questo percorso meno difficile e offrire un punto di riferimento concreto a chi oggi vive questa condizione. Ci sono due parole che, a mio avviso, ne sintetizzano il senso. La prima è umanità, perché dietro questa Agenzia ci sono persone in carne e ossa, donne e uomini del Terzo settore che ogni giorno lavorano sul campo, conoscono le difficoltà delle persone e mettono a disposizione competenze, esperienza e capacità di ascolto. La seconda parola è gradualità. Nessuno può pensare di risolvere un problema complesso come la povertà abitativa dall’oggi al domani. Questo servizio parte con basi solide e crescerà nel tempo».

Il doppio target degli inquilini e dei proprietari

Già operativa in cinque Municipi, la rete Asac sarà progressivamente estesa nella capitale. Per chi cerca casa, il servizio parte da un ascolto dei bisogni per orientare la ricerca, accompagna nella scelta di un alloggio adatto, informa sui contributi e gli strumenti di welfare abitativo disponibili, fa da mediatore tra inquilini e proprietari per favorire rapporti di locazione stabili, offre supporto pratico per gli adempimenti amministrativi e contrattuali legati alla locazione. Ai proprietari che decidono di aderire vengono offerti strumenti di tutela e accompagnamento, tra cui garanzie dedicate, assistenza su burocrazia e contratti, consulenza legale e incentivi pensati per favorire la locazione a canone concordato. L’iscrizione avviene online tramite SPID, senza intermediari.

Cedri (Nonna Roma): «Ancora più evidente come l’abitare accomuni chi non può permettersi un affitto e chi è in emergenza»

Dopo l’inaugurazione dell’Agenzia sociale per l’abitare capitolina hanno aperto le prime Asac, territoriali, tra queste l’Asac del Municipio 1, di cui si occupa Nonna Roma, che coinvolge anche il terzo e il quindicesimo e ha sede presso il Polo civico Esquilino, in via Galilei.

A pochi giorni dall’inaugurazione dell’Agenzia l’emergenza a Spin Time. Che è solo una faccia diversa del grande tema dell’abitare a Roma.

«Quando il 31 luglio abbiamo aperto l’Asac al Polo civico, le persone hanno iniziato ad avvicinarsi. Le abbiamo ricevute tra una brandina e l’altra, tra un pennarello e un gioco dei bambini. E ci ha colpito come anche i cittadini e le cittadine che si sono rivolte all’Agenzia sociale per l’abitare capitolina del Primo Municipio abbiano comunque espresso la loro solidarietà nei confronti di Spin Time». Così Alessandra Cedri, Nonna Roma, che in questi giorni è una delle organizzazioni che intorno a Spin Time e alle 400 persone che sono ancora fuori dalle loro case, ha costruito una grande rete di solidarietà e accoglienza.

«In questo momento è ancora più evidente come il tema dell’abitare accomuni chi è in una fascia grigia, chi non può permettersi un affitto e chi è in emergenza. Una comunanza che è divenuta solidarietà. Diverse espressioni di un diritto all’abitare che è diritto umano e sociale che va garantito. Spin Tim viene da una lunga esperienza di mutualismo e di solidarietà, è parte della comunità del rione Esquilino insieme alle tante esperienze che lo circondano.

A dispetto delle polarizzazioni e delle accuse di una destra che punta alla lotta tra poveri, noi vediamo persone che hanno diritto a una casa e che non possono permettersi quello che il mercato immobiliare propone all’Esquilino, che viaggia tra l’essere un quartiere popolare ed estremamente gentrificato. Uno specchio delle diverse espressioni e delle diverse esigenze del diritto all’abitare a Roma».

Fabbri, Programma Integra: «Casa non più bene necessario, ma lusso»

«L’Asac è il freno a mano che stiamo tirando insieme all’amministrazione comunale, affinché la casa non sia solo una rendita, non sia solo un investimento a zero rischi, ma torni a rappresentare il luogo dell’abitare, l’espressione della dignità di ogni cittadino che vive nella nostra città», ha spiegato Valentina Fabbri, presidente di Programma Integra. «Come realtà del Terzo settore abbiamo sempre aiutato le persone a rimettersi in piedi a trovare un lavoro che pensavamo avrebbe permesso loro di trovare una casa e di avviare un nuovo percorso di vita. Da anni non è più così. La casa non è un bene necessario ma è un lusso e abbiamo iniziato a creare forme di abitazione condivisa, a proporre contributi una tantum, a spostare le persone sempre più fuori dalla nostra città». Così quando Roma Capitale ha pubblicato il bando per la gestione del servizio, un gruppo di organizzazioni si è messo insieme. «Sapevamo e sappiamo che ognuno di noi per il proprio punto di osservazione della nostra città poteva e può concorrere alla risoluzione di una questione che è molto più grande di un individuo o di un’organizzazione», ha detto ancora. «Abbiamo quasi tutti rinunciato a pensare che la casa sia la base per permettere ai cittadini di avere una vita dignitosa. Che la casa sia un luogo di identità fatto di vita privata ma con una dimensione culturale, pubblica e politica. Sono anni che ci siamo scordati che vivere in una casa dovrebbe essere la base del nostro senso di comunità. In ultima analisi l’obiettivo dell’Agenzia è proprio questo: fare in modo che il tema della casa non resti tutto in capo al cittadino singolo».

Danese, Forum Terzo settore Lazio: «Fondamentali coprogettazione e coprogrammazione»

Per Francesca Danese, portavoce del Forum Terzo settore del Lazio, l’Asac è anche un banco di prova sul metodo. «Il Forum Terzo settore del Lazio avrà, all’interno dell’Agenzia, un ruolo molto importante, già esercitato nel tavolo di coprogettazione: la governance», ha spiegato sottolineando il compito di mettere insieme il sistema finanziario-economico, il patrimonio delle ex IPAB e le relazioni istituzionali. Ma è sul procedimento che ha insistito di più: «Questo percorso dimostra che la coprogettazione, e soprattutto la coprogrammazione costituiscono un sistema fondamentale che non riguarda solo le politiche sociali, ma tutti i Dipartimenti di Roma Capitale». Un metodo che Danese vorrebbe esteso: «Sarebbe bello arrivare al bilancio del Comune di Roma con delle risorse già allocate, dove il Terzo settore esprime cosa serve alla città, per arrivare finalmente a un bilancio davvero partecipato». Quanto ai compiti dell’Agenzia ha rimarcato l’importanza di trovare affitti a canoni sostenibili in «una città soffocata dall’overtourism». E ha concluso: «Ormai siamo tutti poveri in questa città: ci sono donne sole con bambini, giovani, anziani, non tutti hanno una casa come ce la immaginavamo negli anni precedenti. Mettere questa fascia al centro, in una città dove la povertà avanza, per noi tutti una sfida e una grande responsabilità».

Foto di Mats Hagwall

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