un'altra difesa è possibile

Un’altra difesa è possibile: arriva in Parlamento la proposta di legge per una difesa civile non armata e nonviolenta

Supera ampiamente l’obiettivo delle 50mila firme la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta, promossa da CNESC, Sbilanciamoci e Rete Pace Disarmo. Scalisi (Arci Roma): «La vera sicurezza non si costruisce con le armi». Tosi (CSV Lazio): «Riportiamo il servizio civile allo spirito delle origini»
di Antonella Patete 5
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Smettere di finanziare la guerra per cominciare a preparare la pace con strumenti concreti. È questo lo spirito della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta che approderà nelle prossime ore in Parlamento. Un traguardo storico per la campagna Un’altra difesa è possibile che, con oltre 56mila firme raccolte, ha superato l’obiettivo delle 50mila sottoscrizioni necessarie per poter presentare la proposta di legge. Promossa da Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile (Cnesc), Sbilanciamoci e Rete Italiana Pace Disarmo, la campagna prevede l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di un Dipartimento autonomo che possa costruire un sistema di difesa fondato sulla prevenzione dei conflitti, mediazione, diplomazia dal basso e cooperazione, mettendo a sistema alcuni tra gli organismi già previsti dall’ordinamento: la protezione civile, il Servizio civile universale, i Corpi civili di pace formati da personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima che il conflitto degeneri in violenza armata. Ma il testo prevede altresì la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e un Fondo nazionale dedicato, alimentato anche grazie ai proventi dal sei per mille dell’Irpef.

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Difesa civile non armata e non violenta: nell’ultimo mese una valanga di firme

La campagna partita in sordina a metà dello scorso marzo e sostanzialmente ignorata dai media, ha fatto breccia nell’opinione pubblica solo a poche settimane dal termine per la raccolta delle firme. «L’impennata delle sottoscrizioni nelle ultime settimane è stata decisiva», spiega Claudio Tosi, vicepresidente vicario di CSV Lazio. «A un mese dalla scadenza eravamo a poco oltre la metà, fino a quel momento la proposta era rimasta all’interno del circuito dei suoi promotori, ma nell’ultimo mese il passaparola è diventato contagioso e le persone hanno cominciato a metterci la faccia: non si limitavano più a girare il messaggio di qualche personaggio noto, ma rilanciavano personalmente l’appello. Ognuno si è fatto protagonista di un piccolo gesto che, moltiplicato, ha portato la campagna al traguardo». Una mobilitazione dal basso, insomma, che ha coinvolto decine di realtà di base, coordinamenti territoriali, organizzazioni di Terzo settore, Ong, Comuni, sindaci, parrocchie e semplici cittadini.

Contro la corsa al riarmo come sistema per garantire la sicurezza nazionale

«Siamo felici del successo di questa campagna perché tutta l’Arci è convinta da sempre che la vera sicurezza non si costruisce con le armi», commenta Vito Scalisi, presidente di Arci Roma. «Si tratta di un risultato importante, da non sottovalutare, perché è stato raggiunto senza endorsement pesanti e quindi dimostra che le retoriche sul riarmo e le dinamiche di militarizzazione della società non hanno attecchito nei territori». Ma il successo della campagna rappresenta anche un segnale chiaro da parte della società civile in un momento in cui la narrazione dominante parla di corsa al riarmo come l’unico modo per garantire la sicurezza nazionale. «È una bocciatura dell’escalation della spesa militare e un rifiuto popolare dei venti di guerra: un’altra strada esiste ed è già prevista dalla nostra Costituzione attraverso la prevenzione dei conflitti, la mediazione, la coesione sociale e la cooperazione internazionale. Ora la sinistra deve prendere atto di questo segnale preciso e, a sua volta, inviare segnali coerenti a una società che, con la straordinaria mobilitazione contro il genocidio è sempre stata chiara».

Una proposta in ottemperanza agli articoli 11 e 52 della Costituzione

La proposta di legge di iniziativa popolare, dunque, rispetta e rispecchia lo spirito degli articoli 11 e 52 della Costituzione, che sanciscono rispettivamente il ripudio della guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali e il dovere di difesa della Patria «È una risposta concreta al ripudio della guerra invocato dai padri costituenti e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla Corte Costituzionale», prosegue Scalisi: «la possibilità di assolvere all’obbligo costituzionale dell’articolo 52 con una struttura di Difesa civile alternativa a quella prettamente militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi. Per quanto riguarda Arci Roma», aggiunge, «i prossimi passi saranno in continuità con questa mobilitazione, nelle piazze d’autunno contro la finanziaria di guerra e contro il genocidio in corso in Palestina, nei nostri territori e nei circoli per costruire riflessioni e interventi contro ogni retorica guerrafondaia».

Recuperare la funzione originaria del servizio civile

C’è però anche un altro obiettivo importante alla base della proposta di legge: restituire al servizio civile la sua funzione originaria. «Oggi il servizio civile viene vissuto sempre più come una tappa utile, e in certi casi privilegiata, per l’inserimento nel mondo del lavoro», conclude Tosi. «Purtroppo nella maggior parte dei casi si tratta di un inserimento automatico: hai fatto il servizio civile, ma non è chiaro perché lo hai fatto e come tu ti sia formato come cittadina o cittadino attivo. Uno snaturamento del suo senso, che la proposta di legge sulla difesa civile nonviolenta mira ad arginare, ritornando allo spirito delle origini. È a questo fine che CSV Lazio ha coinvolto la sua ampia rete di Servizio civile, che non a caso si chiama “Giovani Energie di Cittadinanza”, e siamo orgogliosi di aver fatto la nostra parte per contribuire al risultato».

 

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