
Verso il Piano per l’economia sociale di Roma
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Siamo abituati a vedere i Comuni come quelli che riparano i guasti, che entrano in campo quando c’è da mettere una toppa, quando c’è da inseguire un’emergenza. Ma è ora di vederli in un altro modo. È ora di cambiare il paradigma. I Comuni oggi possono, devono avere un grande ruolo attivo. E l’economia sociale è proprio quel campo che permette agli enti locali di giocare un ruolo in questo senso. Se ne è parlato nell’ultima giornata del festival Vivere, Abitare, Cooperare, promosso da Nuoro7, nell’incontro Verso il Piano per l’economia sociale di Roma. A introdurre il tema è stato Luciano Gallo di IFEL. «La Pubblica Amministrazione, in Italia e a Roma Capitale, ha la grande possibilità di riappropriarsi di un ruolo fortemente politico» ha esordito. «Non inseguire o riparare, ma costruire un orientamento strategico. Fare economia sociale ci chiede di costruire politiche più che indire gare d’appalto». «Quello che è importante è che l’economia sociale sia davvero un orientamento politico intenzionale, consapevole» continua «si usino in modo strategico i contratti pubblici, i beni pubblici, i contributi pubblici. È un messaggio potente. È una grandissima rivoluzione, una rivoluzione gentile: l’economia sociale come orientamento di policy».
Quando cambia paradigma Roma cambia paradigma il Paese
C’è nell’aria un cambiamento e a Roma sta già avvenendo. E, alla fine del Festival, è proprio il Comune di Roma a raccontarcelo. Riccardo Corbucci, consigliere di Roma Capitale, spiega «quando cambia paradigma Roma, cambia paradigma il Paese. Questa è la sfida. Gualtieri sta percorrendo una strada iniziata quando era ministro dell’economia e, per la prima volta in una legge finanziaria dello Stato, venne inserito il principio dell’impatto sociale. Questo ha cambiato la visione di tanti ministeri. E ha dato anche forza e gambe alle città amministrate da tanti sindaci». Le città devono avere una forza di visione differente. «A Roma abbiamo modificato tanti regolamenti che erano fermi da 30 anni: quello dei beni comuni, del patrimonio immobile disponibile, grazie al quale oggi stanno riaprendo decine di posti in città, come il Circolo degli Artisti» continua. «Abbiamo modificato il regolamento sulle sponsorizzazioni, chiedendo che chi vuole investire a Roma debba creare un impatto positivo per chi ci abita e ci lavora». Corbucci ricorda anche l’importanza degli osservatori e delle consulte, spesso sottostimati: «Sono strumenti paragonabili alla forza di un consigliere comunale, possono costruire delibere e atti che vanno direttamente in assemblea capitolina e arrivare a costruire politiche diverse».
L’economia deve andare di pari passo con il valore sociale
“Economia” e “sociale” non devono essere più due mondi separati, da una parte l’economia che dovrebbe produrre ricchezza e dall’altra il sociale che se deve intervenire per correggere le diseguaglianze. L’economia oggi deve andare di pari passo con il valore sociale. E realizzare tutto questo spetta alle città. Lo ribadisce nel suo intervento Antonella Melito, consigliere di Roma Capitale. «Le città devono avere un ruolo: cercare di mettere insieme il welfare territoriale, l’abitare, la rigenerazione urbana, l’innovazione sociale, la transizione digitale, la transizione energetica, il patrimonio, gli acquisti pubblici. Il piano dovrebbe mettere insieme tutto questo». Si parla molto di innovazione in questi anni a Roma. Ed è una parola che va intesa in vari modi. Una nel senso della tecnologia, come mostra l’impegno della consulta Smart City Lab. «La prima cosa da fare è stata conoscere» ha spiegato Antonella Melito. «Roma Capitale ha fatto dei passi avanti da questo punto di vista. Ad esempio, mappare il sociale di tutto il territorio romano, cioè capire dove sono le cooperative, le imprese sociali, le fondazioni, dove agisce il Terzo Settore: non è questione di contarle, ma di capire queste realtà quale lavoro producono, quali bisogni riescono a intercettare, in quali quartieri, quale impatto generano. Perché tutte queste realtà producono economia e ci aiutano a governare le città».
Innovazione è anche una cooperativa che inserisce persone fragili
L’amministrazione Gualtieri è stata in grado di mappare il proprio patrimonio attraverso il digital twin, con il sistema Atlante, che fa capire come viene sfruttato. «Il regolamento edilizio è stato modificato in modo da introdurre concetti come le infrastrutture digitali ed energetiche, come i tetti fotovoltaici, che ci eviteranno di ampliare le diseguaglianze. Pensiamo al telelavoro, alla telemedicina, perché funzionino anche dove non arriva la fibra. L’edificio oggi non è solo metri quadrati». L’innovazione può essere intesa anche in un altro modo: non vuol dire solo nuove tecnologie, non è solo il 5G. «Una cooperativa che inserisce persone fragili o una comunità energetica è innovazione sociale» spiega Antonella Melito. «Dobbiamo chiederci se le scelte che facciamo contribuiscono a ridurre o ampliare le distanze tra i territori. L’economia sociale deve fare questo: non intervenire quando qualcuno è già rimasto indietro, ma produrre meno esclusione dall’inizio, non alla fine. Non mettere la toppa dove c’è il buco». È quello che Luciano Gallo ha detto all’inizio. E anche quello che Valeria Baglio, Assessore alle Attività Produttive, alle Pari Opportunità, all’Attrazione Investimenti e alle Attività di coordinamento in materia di politiche e decoro del Centro Storico di Roma Capitale, aveva detto nei suoi saluti. «La trasformazione fisica si deve unire a una trasformazione sociale che non lasci indietro nessuno. Mettendo in rete l’innovazione che si è vista a Roma in questi anni». A chiudere i lavori del festival Roberto Seghetti, giornalista economico. Ha raccontato come, nel corso degli anni, si è arrivati a questo modello economico. E ci ha lasciati con un messaggio forte. «Il profitto dovrebbe essere strumentale ad altre cose. Invece è una variabile indipendente in cui tutto il resto deve essere strumentale a lui. Dobbiamo fare una battaglia culturale per convincere le persone che non è questa l’unica via».
