
Verso il Piano regionale prevenzione: costruire condizioni di benessere radicate nei territori
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La sala dell’incontro “Verso il piano regionale della prevenzione 2027-2031 della Regione Lazio: il contributo degli stakeholder per una prevenzione partecipata” è magnifica, le Corsie Sestine nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia accolgono le quasi duecento persone convenute per partecipare alla presentazione del Piano Regionale della Prevenzione 2027-2031 della Regione Lazio con la maestosa semplicità di chi per secoli ha ospitato esseri umani di ogni lignaggio nel tentativo di dargli cure.
Oggi siamo qui non solo per ascoltare quanto pianificato dall’istituzione, ma, è la prima volta, in qualità di partecipanti attivi, capaci, in virtù delle specifiche competenze, di contribuire alla migliore definizione del Piano da definire. In effetti la sala ci accoglie con un arredo particolare, prima di arrivare dove sono sistemati il palco e le sedie passiamo davanti a numerosi tavoli attrezzati con cancelleria, cibo e bevande, come per un incontro conviviale tra fumettisti. Sono i tavoli del Word cafè, una metodologia informale per scambiare pareri tra “colleghi” come stessimo commentando le ultime novità durante una pausa sul lavoro. Complessivamente i tavoli tematici sono 14, dalla prevenzione sui luoghi di lavoro agli incidenti domestici e stradali; dalle dipendenze alle malattie croniche ed infettive, la sicurezza alimentare e la sanità pubblica in ambito veterinario. Accanto alle molteplici professionalità del sistema sanitario regionale ed aziende collegate sono presenti alcuni enti di Terzo settore attivi su temi di salute e sanità e associazioni di pazienti.
Ed è uno scambio di pareri che, dopo i saluti istituzionali di ASL e Regione, ci invita a fare Lilia Biscaglia, introducendo i principi adottati dall’OMS nell’86 con la Carta di Ottawa che allargò il concetto di salute ai luoghi dove si Vive, Lavora, Gioca, Impara e Ama; descrivendo i 14 progetti che compongono il Piano sulla prevenzione e sottolineando l’importanza che noi tutti qui riuniti, chiamati in rappresentanza dei nostri diversi mondi di provenienza, ci lanciamo con generosità ad esprimere i nostri pareri, preoccupazioni e piste di lavoro perché si riescano ad attivare i migliori percorsi di prevenzione adatti a chiunque e ciascuno, senza rischiare di dimenticare che, perché una prevenzione abbia luogo, non bastano le prescrizioni, ma serve l’adesione di chi quelle prescrizioni deve poterle ascoltare, capire e mettere in atto, ma anche ragionarle, adattarle alla propria realtà e, quando e se serve, criticarle per renderle più efficaci.
Cambiare il modo di pensarsi tra istituzioni e sistemi e rivoluzionare il modo di comunicare
La Salute è una questione globale e per garantirla va allargato lo sguardo, non si tratta solo di guarire, ma di non ammalarsi e, inoltre, di costruire e difendere le condizioni per non farlo, condizioni di benessere, ampie, diffuse, globali anch’esse. “La mia salute – ci dice la filosofia della prevenzione – finisce dove finisce la tua” e ha quindi bisogno di poter essere garantita a tutte e tutti per radicarsi stabilmente.
Le conseguenze sono che la prima esigenza espressa dai 14 tavoli in cui ci siamo ritrovati insieme, davvero davanti a un caffè e un dolcetto, è quella di cambiare il modo di pensarsi tra istituzioni e sistemi e rivoluzionare il modo di comunicare. Se l’obiettivo è globale non ci può essere una sola voce a parlare per tutti e i saperi, anche scientifici, devono tenere conto dei contesti in cui si applicano per poter essere veicolati e compresi. La voce del “fruttarolo”, argomentava un tavolo, può essere più autorevole di una circolare per indirizzare le persone a farsi aiutare o fidarsi di un medico troppo chiuso nel suo linguaggio e nelle sue procedure.
Le proposte che attraversano i tavoli sono diversificate: dalle proposte di campagne di informazione sui servizi a educazione alla salute e prevenzione che viaggino nei territori in modo prossimale; dalla formazione per il personale pubblico e privato alle connessioni tra servizi e Terzo Settore; dalla presa in carico globale all’investimento sui servizi territoriali, fino al supporto tra pari e i progetti per i caregiver.
Connettersi e collaborare, tra territori frastagliati e incroci di esperienze e linguaggi
Di fronte all’esigenza pianificatrice di tracciare una via, c’è la realtà frastagliata del territorio, che per essere percorso ha bivi, dirupi e passaggi sconnessi. Pur nell’atteggiamento positivo di chi è venuto per collaborare, le indicazioni competenti dei partecipanti hanno sottolineato con forza che le voci da coinvolgere sono tante e che a ciascuna deve essere riconosciuta pari dignità. Operatori sanitari, educatrici, famiglie, associazionismo, pediatri, comunità: se si tratta di garantire la salute di bambini e ragazze tante sono le voci, gli sguardi, i tempi, le culture di cui farsi carico per rendere efficaci indicazioni e linguaggi, a partire da quelle proprie del pubblico di riferimento che devono poter essere attori e attrici della propria vita salubre e sana.
E in molti casi si affacciano scelte economiche e culturali di cui occuparsi, proprio perché, se parliamo di salute sul lavoro la prima esigenza espressa “ridurre infortuni e malattie professionali” è immediatamente legata alle condizioni in cui il lavoro si svolge, con il dramma del subappalto e del caporalato che riducono le tutele e spengono le voci di chi sente di non avere scelta nel pretendere per sé e i compagni di lavoro condizioni più eque e sane.
In tutto questo fermento che l’equipe della Regione si incarica di registrare e condensare in atti di cui riparleremo presto, il nostro sguardo come CSV Lazio osserva con interesse le differenze di linguaggio con esperienze passate riguardo all’integrazione socio sanitaria.
Piano Prevenzione Regione Lazio: una nuova possibilità di collaborazione
Il ruolo del volontariato, argomenta chi è presente, dovrebbe essere “oltre” il mero supporto del servizio pubblico, per “arrivare dove il pubblico non arriva” e certamente il suo coinvolgimento non può essere quello di sopperire con l’azione gratuita del volontariato ai servizi mancanti per il disinvestimento economico progressivo in ambito sanitario che purtroppo si registra da anni. Prevenzione fa rima con investimento pubblico, servizi territoriali diffusi, collaborazione tra pari, superando stagioni in cui le logiche sono state altre.
La nuova possibilità di collaborazione tra il pubblico e il no profit è preziosa ed auspicabile, in ottica di coprogrammazione e coprogettazione, per progetti e servizi innovativi pensati e realizzati in funzione dei nuovi bisogni emergenti. È un obiettivo da cogliere insieme, collaborando per rendere possibile un dialogo che permetta il confronto e riconosca la competenza e la capacità di innovazione del volontariato e del terzo settore, proprio per generare quei cambiamenti del sistema sanitario che servono a migliorare la capacità di prevenzione e rendere più garantita l’efficacia della cura.
Immagine di copertina Yucel M
