Volontariato e cittadinanza attiva: non barellieri dello Stato, ma controparte profetica

A partire da un contributo di Mario German De Luca alla luce del Piano di azione nazionale di economia sociale, una riflessione su volontariato e cittadinanza attiva. E su un atto di coraggio necessario: essere «controparte delle istituzioni e contrapporsi ad esse». Per non scivolare verso l’erogazione di servizi sostitutivi di quelli dovuti dai pubblici poteri. Né adeguarsi ad una concezione mercantilistica e imprenditoriale, subalterna al mercato capitalistico

di Raimondo Raimondi

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Le espressioni “cittadinanza attiva” e “cittadini attivi” compaiono sette volte e sempre assieme alle parole “volontariato” o “volontari” nellarticolo su Vdossier in cui l’amico Mario German De Luca, Presidente CSV Lazio, porta un suo contributo alla luce del Piano di azione nazionale di economia sociale. È, per me, un bel segnale: lo leggo come una sollecitazione rivolta al mondo del volontariato a riflettere e a sviluppare una coscienza civica che non sia circoscritta esclusivamente all’ambito, giustissimo, della specifica competenza di ogni associazione di volontariato.

È un segnale che non nasce dal nulla, ma che ha già avuto numerosi ed illustri precursori. A partire dal cattolico Dossetti, Padre costituente che voleva introdurre il principio di sussidiarietà nella Carta fondamentale, principio che, solo grazie alla sua tenacia, venne definitivamente recepito nel 2001 con l’art.118 comma 4 (Dossetti purtroppo era morto quattro anni prima). L’articolo 118 della Costituzione, che al comma 4 – lo ricordiamo – recita: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà», è la base costituzionale della cittadinanza attiva.

Altro precursore fu monsignor Giovanni Nervo, fondatore di Caritas italiana e partigiano nella Resistenza. Altro ancora fu Giovanni Bianchi, presidente delle Acli, che seppe richiamare la sua associazione al valore dell’autonomia, privilegiando al tema pastorale – e quindi gerarchico – quello spirituale (Giovanni Bianchi, Storia e attualità delle Acli. Il suo richiamo è ancora valido, mutatis mutandis, per molte associazioni, specie quelle che fanno “sinergia” con sindacati, formazioni religiose, fondazioni, eccetera.
Mario cita inoltre il professor Giovanni Moro, non a tutti sempre gradito, come chiunque ci svegli dal tran tran quotidiano.

Ma ben venga chi, come lui, ci apre gli occhi sul mondo del non profit, un “magma” dove convivono «le associazioni gastronomiche e le mense per i poveri, le case di riposo per anziani e i gruppi di volontari che portano loro la spesa a casa, le palestre che fanno body building e le associazioni che portano i disabili in barca a vela, i fondi pensione privati e le mutue tra cittadini» (Giovanni Moro, “Contro il non profit”, Laterza, 2018) realtà unite solo dal minimo denominatore delle agevolazioni fiscali. Il professore non è sempre gradito, dicevamo: ha il difetto di farci vedere quello che è sotto gli occhi di tutti.

Ma voglio tornare al tema iniziale: cittadinanza attiva e volontariato.

Ancora troppi i «barellieri dello Stato»

Segnalo, fra i tanti passaggi che nell’articolo del presidente di CSV Lazio mi trovano d’accordo, quello sulla missione delle organizzazioni di volontariato: «La loro missione principale non è l’erogazione efficiente di una prestazione, ma l’attivazione della cittadinanza e la difesa dei diritti. Il vero valore sta nella capacità di denunciare le ingiustizie, promuovere la pace, l’inclusione, la partecipazione, la coesione sociale e l’espressione democratica delle proprie opinioni su come deve essere governato il mondo ed il villaggio». I cultori di cittadinanza attiva troveranno molte assonanze con la strada indicata da Mario. Ritengo necessario per il volontariato percorrere questa strada, a partire da un atto di coraggio: non sottostare alla concezione umiliante, che spesso i pubblici poteri hanno verso cittadini attivi e volontari considerandoli «barellieri dello Stato», come diceva Luciano Tavazza, fondatore del MoVi. Barellieri dello Stato, buoni a sostituire lo Stato nei suoi inderogabili obblighi sociali. Barellieri dello Stato che con il loro intervento possano consentire il ritirarsi dello Stato dal welfare. Barellieri dello Stato, buoni a “spalare fango” in calamitose e quasi sempre prevedibili emergenze, finite le quali i «barellieri» non devono avanzare pretese di «democrazia partecipata». Questa concezione, umiliante, fa ancora largamente parte della cultura e della pratica dei pubblici poteri e, duole dirlo, è ancora subita da molti ETS in un silenzio misto a miope convenienza.

Ha un futuro il volontariato?

Monsignor Nervo, circa un ventennio fa, osservava: «Oltre all’insufficiente consapevolezza del ruolo e all’insufficiente maturazione sociale e politica, sembra prevalere la difficoltà di diventare controparte delle istituzioni e contrapporsi a esse per tutelare i diritti dei soggetti deboli e poi trovarsi a dover collaborare con esse nei servizi» (“Ha un futuro il volontariato?” EDB, 2007). Nervo poneva al volontariato lo stesso problema che Mario esprime quando invita le organizzazioni di volontariato a essere «contropotere profetico, voce critica».

«Controparte delle istituzioni e contrapporsi ad esse»: sono parole di un monsignore, non di un pericoloso giacobino. Sono espressioni inequivoche per tutti, sia cattolici che laici, e dalle quali dovremmo trarre il coraggio per affrontare il problema posto da monsignor Nervo e ripreso, implicitamente, da Mario nel suo articolo.
Altrimenti si prospetta il rischio per il volontariato di scivolare lentamente verso l’erogazione di servizi sostitutivi di quelli dovuti dai pubblici poteri – cioè a fare i barellieri dello Stato – o di adeguarsi ad una concezione mercantilistica e imprenditoriale, subalterna al mercato capitalistico.

Volontariato e cittadinanza attiva: non barellieri dello Stato, ma controparte profetica

Volontariato e cittadinanza attiva: non barellieri dello Stato, ma controparte profetica