SPIN TIME, ROMA NON PERDA UN ECOSISTEMA DI SOLIDARIETÀ E CITTADINANZA

Dopo il Leoncavallo a Milano e l’Askatasuna a Torino, il rischio sgombero tocca Spin Time, 20mila metri quadri in cui vivono 400 persone, oltre 100 minori e un modello di auto-recupero e solidarietà. Cacciotti: «Preoccupazione per le famiglie e per il riferimento che questo luogo è diventato». Tabacco: «Roma è una città con decine di esperienze di partecipazione dal basso. Attaccare Spin Time significa attaccarle tutte». Il 10 gennaio assemblea pubblica

di Giorgio Marota

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I simboli sono pericolosi, perché tramite quegli elementi puoi dare un senso alle cose. Spin Time, che ha sede nel palazzo occupato di Via Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, secondo l’attivista Chiara Cacciotti, «purtroppo o per fortuna lo è diventato». Soprattutto dal momento in cui l’elemosiniere di Papa Francesco, il cardinale Konrad Krajewski, una volta venuto a conoscenza di un’improvvisa interruzione dell’energia elettrica a causa di una grossa morosità, si è mosso in prima persona per ripristinare il servizio staccando i sigilli al contatore. Correva l’anno 2019. Da quel giorno Spin Time non è stato più soltanto il segno tangibile di un’occupazione: ha avuto una sorta di legittimazione istituzionale, oltre che una benedizione, e quel modello di auto-recupero, spesso contestato da chi ne chiede a gran voce la chiusura, è stato riconosciuto come un esempio vivente di solidarietà. In questo spazio polifunzionale di 20mila metri quadrati su dieci piani oggi abitano 400 persone con più di 100 minori e non ci sono padroni. Dalla redazione di Scomodo alla rete degli studenti, fino allo spazio di coworking e al museo dell’ospitalità, passando per la camera oscura dove chiunque può stampare delle foto, il laboratorio di serigrafia, gli eventi culturali, la falegnameria, la distribuzione di pacchi alimentari, l’osteria, l’Associazione Genitori Di Donato, la Mediterranea Saving Humans per la salvaguardia dei diritti umani, il coro, il barbiere, il gruppo di acquisto solidale, il polo civico, lo sportello di tutela sociale e lo studio di registrazione: idee, servizi, aree e strumenti di supporto convivono in un ecosistema complesso ma funzionale, le cui porte restano sempre e comunque aperte. Almeno finché uno sgombero, che a detta di molti potrebbe essere imminente, non le chiuderà per sempre.

Cacciotti, Spin Time: «Questo governo sta attaccando i simboli. Nell’attesa vogliamo creare una catena solidale»

È infatti questa la minaccia che attivisti e volontari si trovano a dover affrontare all’inizio di questo 2026. L’indicazione del Viminale è già arrivata e suona come un avvertimento: ad agosto, a Milano, è stato chiuso il Leoncavallo, il centro sociale che per 50 anni ha tenuto insieme politica, musica e cultura alternativa; a dicembre ha fatto la stessa fine, a Torino, l’Askatasuna, un altro spazio di partecipazione e aggregazione. Spin Time era finito nel mirino già nel 2023, quando l’intenzione del ministro Piantedosi era di sgomberarlo per restituirlo alla proprietà del fondo immobiliare InvestiRE Sgr. Si diceva che potesse diventare un albergo per ospitare i pellegrini del Giubileo. Il caso è tornato di stretta attualità, tanto che per il 10 gennaio è stata convocata un’assemblea pubblica. «Oltre all’evidente rabbia e all’insoddisfazione perché Spin Time è nel piano strategico dell’abitare di Roma Capitale, c’è grande preoccupazione per il destino delle famiglie che abitano nel palazzo e per il riferimento socio-culturale che questo luogo è diventato per il quartiere Esquilino e non solo», ci ha spiegato Cacciotti. «Crediamo poi sia profondamente sbagliato e scorretto associare questo nome a quello di Casapound, parlando di sgomberi in nome della legalità». Il tema delle occupazioni abitative, ovviamente, non è di facile lettura né di univoca interpretazione. Da una parte i diritti di chi detiene le proprietà degli stabili, dall’altra il bene comune: la politica deve decidere da che parte stare. «Noi abbiamo la sensazione che ci sia una sorta di ossessione da parte delle destre», ha proseguito l’attivista. Da anni Spin Time si augura che l’immobile possa essere acquistato da Roma Capitale, così da rendere a tutti gli effetti “legale” la permanenza nello stabile. Ma dal Piano Casa del 2022 non ci sono stati passi in avanti nelle trattative di compravendita. «Questo governo sta attaccando i simboli. Nell’attesa vogliamo creare una catena umana e solidale».

Zacchi, Genitori Di Donato: «In quel luogo si fa davvero integrazione»

A quanto risulta dai dati del Viminale, dei 126 casi di occupazione su scala nazionale il numero maggiore si trova nel Lazio e in particolare a Roma, dove sono 48 gli immobili occupati. Altri 25 si trovano in Lombardia, 15 in Campania, 6 in Piemonte e 7 in Sicilia. Liguria, Veneto e Puglia contano 3 occupazioni a regione, l’Emilia Romagna 2, mentre in Sardegna, Calabria e Abruzzo ce n’è una a regione. «Roma è una città con tante anime e decine di esperienze di partecipazione dal basso, spesso molto diverse l’una dall’altra», il pensiero di Beatrice Tabacco di Rete Solid. «Attaccare Spin Time significa attaccarle tutte e dire “le esperienze sociali qui non hanno spazio”, all’Esquilino come al Quarticciolo. È semplicemente un ulteriore tassello di un percorso di depressione calato dall’alto, che tra l’altro annulla completamente il ruolo delle amministrazioni locali». Dopo essere stato citato nel Piano Casa del comune, secondo i volontari, «Spin Time è patrimonio pubblico». Anche se c’è chi vorrebbe isolarlo. Per alcuni, come Maura Zacchi, questo luogo significa famiglia. «Io ho dei figli grandi che sono cresciuti in questa comunità. Leonardo ha 18 anni e pratica il kung fu, Marta 15 e gioca a basket, entrambi sono andati alla scuola Di Donato e hanno sempre frequentato gli spazi di Spin Time. Lì c’è il doposcuola, lo spazio per lavorare, studiare o giocare, i centri estivi, i corsi di lingue e di teatro. In quel luogo si fa davvero integrazione perché è condiviso da ragazzi italiani e da altri di almeno 20 nazionalità diverse». L’associazione di cui Zacchi fa parte e che in passato ha presieduto, cioè l’Associazione Genitori Di Donato, attraverso laboratori, eventi, corsi sportivi e servizi di supporto allo studio sostiene le bambine e i bambini residenti. Ma non solo loro.

La petizione

Dal 2019 all’interno del palazzo “abitano” anche i redattori di Scomodo, una rivista fondata su partecipazione, condivisione e confronto, dove i temi non vengono pensati e approfonditi in semplici riunioni di redazione bensì in assemblee dove si formalizzano dei “cerchi”, cioè gruppi di lavoro che si dedicano allo studio e poi alla realizzazione dei pezzi. «Siamo nati come comunità che ha come strumento per stare insieme quello di scrivere per raccontare la nostra generazione», è la testimonianza di Chiara Compagno. Dopo tanto vagare, tra garage abbandonati e “notti scomode”, cioè incontri e feste nei luoghi abbandonati della città per accendere dei riflettori, Scomodo ha trovato la stabilità in un intero piano del palazzo di Via Santa Croce in Gerusalemme. Se ne sono presi cura, lo hanno migliorato, ristrutturato e ampliato, trasformandolo in un centro culturale. “Essere indipendenti è l’unico modo per rimanere trasparenti” è il motto di questo organo di controinformazione che oggi si è ampliato al punto da avere delle sedi pure a Milano, Empoli e Bari. Nessuno vuole perdere Spin Time. Neppure gli artisti che, pur non frequentandolo assiduamente, ne hanno ammirato la resilienza. Sul web sta infatti spopolando una petizione per chiedere al ministero dell’Interno di fermarsi, «di non cancellare una realtà vitale per centinaia di persone e per l’intera città». L’hanno sottoscritta anche molti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo come Marco Bellocchio, Matteo Garrone, Nanni Moretti, Mannarino, Barbara Bobulova, Niccolò Fabi, Pierfrancesco Favino, Anna Foglietta, Sabina Guzzanti, Edoardo Leo, Valentina Lodovini, Vittoria Puccini e Giuliano Sangiorgi.

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