CASALE GARIBALDI: «NON VOGLIAMO CADERE IN UNO SQUID GAME TRA ASSOCIAZIONI»

«Il colpo di mano su Casale Garibaldi è un golpe contro spirito e sostanza della Delibera 104, che rischia di fomentare una guerra tra associazioni». Così gli attivisti nell’assemblea pubblica per denunciare quelle che vengono ritenute storture nella gara d’assegnazione di uno spazio divenuto un bene comune con 40 anni di mutualismo alle spalle

di Giorgio Marota

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È un “eroe dei due mondi” decisamente pop, con sorriso ammiccante e occhiali da sole, quello che l’associazione Casale Garibaldi ha scelto da tempo di raffigurare nel suo logo. Un modo ironico per rendere ancora più anticonformista e ribelle un uomo già di per sé rivoluzionario, che tra le sue mille tappe in giro per l’Italia pare abbia riposato una notte anche da queste parti, in un piccolo spazio verde tra Centocelle e Torpignattara. C’è da scommettere che al patriota per eccellenza questa storia di autogestione e recupero di un luogo destinato all’abbandono sarebbe piaciuta eccome. Un po’ meno, forse, il destino che si tratteggia all’orizzonte: nonostante sia lì da 40 anni, infatti, Casale Garibaldi è risultato escluso nella gara di assegnazione degli spazi ex Delibera 104.

Casale Garibaldi
All’incontro di sabato c’erano più di 300 persone, gli abitanti del quartiere, le famiglie, gli studenti, i lavoratori, i rappresentanti delle forze politiche, quelli delle realtà associative del territorio e le persone che animano quotidianamente il Casale, che i volontari definiscono “un bene comune urbano inventato dalle lotte”

Common at work: «Si vorrebbero cancellare quattro decenni di un bene comune urbano che ha segnato la storia di Roma est»

Nelle grandi città in particolare c’è ormai la tendenza a puntare il dito contro le esperienze sociali spontanee e nate dal basso, applicando magari alla lettera (virgole incluse) i provvedimenti di legge ma dimenticando decenni di attività concrete e cittadinanza attiva. Ma senza trascurare di appiccicare delle etichette politiche ai luoghi che si vogliono far sparire, così da rendere più semplice l’operazione di smantellamento. Tra minacce concrete di sgomberi (Spin Time a Roma), interventi “manu militari” (il Leoncavallo a Milano e l’Askatasuna a Torino) e delibere per riassegnare spazi già occupati, sono tempi duri per le reti sociali. Soprattutto quelle che tendono a sinistra o che da quel filone politico sono nate. A tremare, adesso, è Casale Garibaldi, un ex immobile diroccato tra i palazzoni del Casilino 23, quartiere di Roma Est, che sabato ha ospitato un’assemblea pubblica per denunciare quelle che vengono ritenute delle storture nella gara d’assegnazione. L’associazione che gestisce il Casale sarebbe infatti stata esclusa dall’affidamento a favore di altre due realtà, l’Asd Scuola popolare di scacchi e il Corpo nazionale giovani esploratori ed esploratrici italiani (Cngei). Quella che rischia di scatenarsi è una pericolosa guerra tra pari, mettendo a contrasto realtà associative di diversa natura e che perseguono scopi diversi. Tutti legittimi, s’intende. «Qualcuno vorrebbe cancellare quattro decenni di mutualismo, autogestione, sindacalismo sociale, produzione culturale, welfare dal basso, cura di un bene comune urbano, che hanno segnato la storia del territorio di Roma est e della città tutta» è l’allarme lanciato da Common at work di Casale Garibaldi, realtà figlia di un lungo percorso cominciato con degli attivisti – tra loro anche quelli dell’associazione dedicata a Pier Paolo Pasolini – che nel 1988 occuparono un cantiere fermo da moltissimo tempo per organizzarci dentro corsi, iniziative di solidarietà, spettacoli, mostre, rassegne musicali e dibattiti.

Nel 2011 l’associazione ha vinto un bando pubblico, ma nel 2017 la convenzione è scaduta e la situazione da quel momento è rimasta in sospeso. Nei giorni della giunta Raggi, a Via Romolo Balzani è arrivata anche una lettera di intimazione di sgombero. Alla politica questa presenza però ha sempre fatto comodo. «Mentre gli uffici tecnici mandavano le lettere, gli assessori ci dicevano apertamente “per fortuna che non uscite, perché se lo spazio resta vuoto non sappiamo come gestirlo e diventa preda del degrado”», ha raccontato Emiliano Viccaro durante l’assemblea. Poi è entrata in scena la delibera 104 del 2022, quella che approva il regolamento sull’utilizzo dei beni immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale. Prevede due canali per assegnare gli spazi: uno regolato dall’articolo 11 e riguarda il patrimonio abbandonato e vuoto (non è questa la fattispecie), l’altro inquadrato nell’articolo 42, riferito a concessioni scadute o a occupazioni senza titolo. Tra i criteri per stabilire la graduatoria finale, c’è la premialità per gli ex-concessionari che hanno svolto attività culturali e sociali nello spazio in questione; in questo caso, però, del pregresso non sembra essere stato tenuto conto.

Casale Garibaldi
Nelle prossime settimane l’associazione definirà un ricorso al Tar, promuoverà un’iniziativa pubblica presso il Consiglio del Municipio V e, per sabato 14 febbraio, ha organizzato un evento di lancio della campagna per difendere il Casale

Verso un ricorso al Tar e una campagna per difendere Casale Garibaldi

All’incontro di sabato hanno partecipato più di 300 persone. C’erano gli abitanti del quartiere, le famiglie, gli studenti, i lavoratori, i rappresentanti delle forze politiche, quelli delle realtà associative del territorio e le persone che animano quotidianamente il Casale, che i volontari definiscono “un bene comune urbano inventato dalle lotte”. Questo luogo, nel frattempo, non si ferma: dal co-working sociale allo sportello di primo contatto delle Camere del lavoro autonomo e precario, passando per il sostegno allo studio, fino alle serate ludiche “TorpignaGioca!”, ai laboratori di fotografia, ceramica e teatro e al corso di ginnastica posturale. «Il colpo di mano sul Casale – si legge in una nota – è un golpe contro lo spirito e la sostanza della delibera 104, che rischia di fomentare una guerra competitiva tra associazioni, in cui non vogliamo cadere; perché è giusto che si diano risposte adeguate alle diverse esigenze del territorio, ma senza metterle una contro l’altra, in una sorta di Squid Game tra associazioni». Gli attivisti hanno attaccato duramente il governo Meloni, rivolgendo però un’invettiva altrettanto netta nei confronti del centro-sinistra che deve scegliere “da parte stare” e sulla quale, secondo la loro prospettiva, ricade un pezzo decisivo di responsabilità politica e amministrativa. Nelle prossime settimane l’associazione definirà un ricorso al Tar, promuoverà un’iniziativa pubblica presso il Consiglio del Municipio V e, per sabato 14 febbraio, ha organizzato un evento di lancio della campagna per difendere il Casale, senza dimenticare di sostenere anche le istanze di altri luoghi a rischio chiusura come Spin Time, Forte Prenestino e Laurentino okkupato.

 

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