
Il caso Spin Time, tra mutualismo abitativo e occupazione finanziaria dei beni pubblici
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Quello che è successo questa estate a Spin Time è stato molto doloroso. Ma ha messo a nudo in tutta la sua complessità il problema degli spazi pubblici e dell’abitare in una città come Roma e, in fondo, anche di altre grandi città come Milano. Si è aperto così un confronto tra i movimenti che si occupano da anni della questione e le istituzioni, chiamate a fare la loro parte. Un confronto che è arrivato anche a Vivere Abitare Cooperare, Festival di Economia Sociale, la settimana scorsa a Via Nuoro 7. L’occasione sono stati gli incontri “Il Capitale Comune: nuovi paradigmi di mutualismo abitativo”, e “Il Capitale contro il Comune, l’occupazione finanziaria dei beni pubblici”. Il primo ha messo di fronte il mondo di Spin Time, rappresentato da Andrea Alzetta e da Cecilia Pellizzari, direttrice editoriale di Scomodo, e il settore pubblico, con la presenza di Carlo Mazzei, direttore Direzione Rigenerazione del Litorale e Grandi Progetti di Roma Capitale. Il confronto è più che mai necessario oggi. «Una prima cosa che dovrebbero fare le forze politiche all’opposizione e che si candidano a governare – siccome è cambiato il sistema finanziario mondiale – è mettere dei limiti alla rendita» ha esordito Andrea Alzetta. «E soprattutto costruire norme urbanistiche che prevedano un equivalente della rendita in termini di oneri accessori: asili, scuole, aree verdi, servizi per i cittadini. L’alternativa è una città a misura del solo mercato, mai per chi ci vive. La sfida sarebbe lanciare l’idea di una consultazione su un canovaccio di legge nazionale sul diritto all’abitare che dovrebbe riuscire a ridisegnare, anche con sguardi che hanno a che fare con il diritto alla città – quelli di donne, migranti, esclusi e di chi di solito non ha voce in capitolo – per costruire un’idea di abitare che ha a che fare con il risparmio energetico, la qualità della vita, la giustizia sociale, l’intelligenza collettiva».
Alzetta, Spin Time: «La battaglia di Spin Time non è solo per Spin Time, ma per l’idea che esista uno spazio economico e di futuro per tutti quelli che oggi non sono garantiti in questa città e in questo Paese»
Quello che è chiaro è che la questione Spin Time non riguarda solo Spin Time. Si tratta di trovare degli spazi per tantissime persone, per tutti i non garantiti, che «non equivalgono agli sfigati: se leggete i dati dell’Istat sono la stragrande maggioranza di quelli che hanno meno di 50 anni» commenta Alzetta. «La battaglia di Spin Time non è solo per Spin Time e per quelle quattro mura. Ma per l’idea che esista uno spazio economico e uno spazio di futuro per tutti quelli che oggi non sono garantiti in questa città e in questo Paese». «Quando ero consigliere comunale feci uno studio: c’erano 480 ettari di città pubblica, in vari vuoti» continua. «Riempiamo questi vuoti non con i Fondi, ma con le cooperative sul modello di Spin Time che mettano i non garantiti in una dimensione di spazio politico, sostenuto dal Comune e dal governo, dove costruiamo davvero un’alternativa. Non è che tutti i Fondi siano criminali: in Europa e nel mondo ce ne sono che co-progettano con il livello istituzionale e gli abitanti del territorio. Questo modello che abbiamo costruito può diventare una vera alternativa che possiamo esportare in altri 15 quartieri per riempire tutti quei 480 ettari».
Mazzei, Roma Capitale: «Abbiamo 16mila persone in attesa di una casa popolare. Tra queste c’è una fascia sociale che, senza l’intervento pubblico diretto, non avrebbe mai una casa»
Il Comune, come ha spiegato Carlo Mazzei, Roma Capitale, vede in Spin Time un modello replicabile che si può fare altrove in città. Quell’idea di abitazione ha già fatto breccia. «Fino a cinque anni fa non si parlava di politiche abitative. Nel documento elaborato insieme alla città, con tutti gli attori, Spin Time è già stato riconosciuto, al pari di altre interessanti sperimentazioni sociali». «Questo oggi è diventato un grande tema, grazie alla rete dei sindaci europei» continua. L’intervento sulla casa, ha sottolineato Mazzei, «deve assumere una dimensione europea, con strumenti normativi ed economici adeguati». Il Comune di Roma ha precisato il Direttore, sta utilizzando strumenti normativi e risorse finanziarie per intervenire sul problema dell’abitare su più piani. «Solo quest’anno stiamo finalizzando oltre 900 acquisti» racconta Mazzei. «È un piano di acquisti enorme. Abbiamo 16mila persone in attesa per una casa popolare. Non tutte hanno la stessa condizione, ma c’è una fascia di persone che senza l’intervento pubblico diretto, non avrebbe la possibilità di avere una casa mai».
Abitare non è solo un bisogno, è un diritto
Un modello vicino a quello di Spin Time arriva da Ravenna, e dal mondo delle cooperative. Ce lo racconta Antonio Buzzi di Confcooperative. Tutto è nato da un ragionamento fatto nel 2010, quando ci si è accorti che tutte le persone espulse dal mercato dell’abitare, in emergenza abitativa entravano in un circuito di assistenza dal quale non uscivano più. «Ci siamo interrogati con la pubblica amministrazione su come far uscire da questo stato di bisogno le persone» ricorda Buzzi. «Ed è qui che è avvenuto un cambio di paradigma. Abbiamo non solo un bisogno, ma un diritto di abitare. E nel dare una risposta a quel diritto bisogna tenere conto della capacità di autodeterminazione: non deve decidere il pubblico il tuo destino, devi essere tu a poter scegliere». Così è nato il modello “housing first”: prima di tutto la casa. «Te la do perché è il tuo diritto» commenta Buzzi. «Ma occorre guardare a 360 gradi, anche al diritto al lavoro».
Una battaglia da vincere insieme
Spin Time ha dato una risposta a questo diritto all’abitare, ma anche a una generazione che non aveva spazi. Spazi per la politica, per la partecipazione. E anche spazi per vivere la propria istruzione universitaria: non è un caso che i fuorisede che non possono permettersi gli affitti stanno lasciando la città, magari per frequentare università on line. Ce lo ha ricordato Cecilia Pellizzari, direttrice editoriale di Scomodo, giornale che dal 2019 ha la sua redazione a Spin Time. «Quello spazio garantito a Roma nel 2019 non lo siamo riusciti a trovare a Milano, dove la redazione l’abbiamo dovuta comprare indebitandoci con Banca Etica. Abbiamo dovuto acquistare uno spazio privato perché quello pubblico non lo trovavamo». Ed è qui che si capisce l’importanza di Spin Time, la garanzia di spazi di confronto e di democrazia. Per questo va difeso. «Per guardare al modello di Spin Time come un modello replicabile vuol dire aver vinto Spin Time. Oggi non possiamo guardare alla battaglia di Spin Time e dire “è stata una grande sconfitta, purtroppo non può più succedere”» afferma Cecilia Pellizzari. «Per replicare quel modello in tutte le città quella battaglia la dobbiamo vincere. E per vincere la battaglia in quel palazzo dobbiamo rientrare. Con l’amministrazione possiamo parlarci, possiamo costruire insieme un percorso. Per farlo dobbiamo essere alleati e aver portato a casa una vittoria insieme. Se siamo alleati dobbiamo vincere una battaglia. Sennò torniamo ad essere antagonisti».
Corvo, Milano Bicocca e Open Impact: «La città diventa l’investimento sicuro del Capitale»
I grandi problemi abitativi di oggi nascono da un percorso che arriva da lontano. Lo ha spiegato bene Luigi Corvo, Università di Milano Bicocca e Open Impact, durante “Il Capitale contro il Comune: l’occupazione finanziaria dei beni pubblici”. «Il Capitale si indirizza in ambiti di investimento di grande incertezza, ha bisogno sempre più del collaterale, un elemento che modera, che abbassa il rischio di portafoglio dell’investimento in titoli intangibili» è la sua lettura. Si parla di investimento sicuro, cioè l’immobiliare. «La città diventa la parte sicura» spiega. «L’aggressione di quello spazio è l’esigenza di calmierare il rischio all’interno di portafogli esposti ad altissima volatilità: a Milano i fondi diventano l’asset collaterale. Il mercato milanese è saturato. La paura è che si cominci a vedere una cosa simile a Roma». «Siamo in una fase del capitalismo che è molto urbana» concorda Alessandro Coppola del Politecnico di Milano. «Negli ultimi 30 anni Milano ha preso a polarizzare mai come prima la forza lavoro: questo contribuisce a produrre una fortissima valorizzazione dei suoli urbani. Il Capitale si è molto urbanizzato. E tutto questo avveniva mentre lo Stato in modo severo disinvestiva in tutti gli strumenti di cui disponeva per governare questi processi». Perché tutto questo si fermi serve dunque un forte intervento pubblico. E serve seguire modelli alternativi, come quello di Spin Time.


