Spin Time

Spin Time, le proposte della città che SiCura

Dall’esperienza di Spin Time riparte un’idea di comunità e nuovo mutualismo sociale, che si costruisce per la ricerca di un orizzonte comune. CSV Lazio ha supportato organizzazioni e volontari che hanno sostenuto Spin Time. Un resoconto sulle proposte dall’assemblea del 20 settembre, allargata e multiforme, che lanciano in avanti la prospettiva di un lavoro comune
di Maria Enrica Braga 6
Ascolta
l'articolo
0:00 / --:--

Durante l’assemblea di ieri a Spin Time e dopo la manifestazione del 19 settembre a Roma, il Terzo settore ed i movimenti sociali provano a far convergere pratiche diffuse di attivismo e resistenza, che facciano fronte ad una precarietà strutturale e di vita che, nelle nostre città, colpisce soprattutto under 50 e nuove generazioni, provando a mettere a sistema un agire comune per contrastare le destre che avanzano.

«Nessuno, oggi, ha in tasca la soluzione»: nelle parole di Andrea Alzetta, attivista di Spin Time,  c’è l’ammissione da cui parte una riflessione profonda che attraversa il Terzo settore e i movimenti sociali a partire dalla nostra città! A Roma ed in molte altre città d’Italia (come molti interventi in assemblea hanno dimostrato) esistono tanti e tanti “pezzi” di pratiche di attivismo che funzionano, ognuno però portato prevalentemente avanti in compartimenti stagni là dove oggi la vera sfida è tenerli insieme, il vero compito è farli convergere in un orizzonte comune, attraverso la costruzione di piccoli passi intermedi di lavoro condiviso. Non tutte le battaglie sono uguali, non tutti i territori sono uguali, non tutte le pratiche si riconoscono e si condividono, ma l’orizzonte deve essere deve essere largo, inclusivo e comune!

Forum Abitare: «Abbiamo il ruolo di curare le ferite di un modello di politiche pubbliche fallimentare e frammentato»

Il Terzo settore si è trovato a fare da tampone alle ferite dello stesso modello politico, economico e sociale che le produce. Lo fa ogni giorno nei territori, sui temi e nelle lotte cittadine, con una presenza che è di pratica quotidiana più che rappresentanza. Da qui l’idea di una città che “si cura”, di una città in cui la cura è la costruzione di un’infrastruttura collettiva di pensiero politico trasformato, oltre che di azioni risolutive.

Il riferimento è alla tradizione mutualistica e cooperativa, che oggi viene riscoperta come un possibile modello praticabile. Esperienze urbane fondate sulla cooperazione e sul mutuo aiuto praticato dal basso costruiscono una forma nuova di vivere comunitario, e soprattutto fiducia nell’azione collettiva delle persone. Il passo successivo è portare questa esperienza dentro una nozione larga di costruzione di politica pubblica.

Il rapporto con l’amministrazione: starci, anche in conflitto se serve

Con la pubblica amministrazione – dice questa riflessione comune – bisogna starci. E va bene starci anche in modo conflittuale se serve, purché il conflitto porti avanti e cambi gli approcci. La società civile è parte del processo che trasforma la città, non un interlocutore o un osservatore esterno. L’intervento che si chiede nelle politiche pubbliche deve essere sistemico più che sintetico e fare fronte alle diverse istanze portate avanti nei territori. Il Terzo settore, da questo punto di vista, non teme il conflitto: la storia dell’associazionismo e del mondo cooperativo ha già mostrato che il conflitto è stato spesso il motore di grandi riforme strutturali in questo paese. Quello che serve è ricostruire una capacità popolare di influenzare le politiche pubbliche. Le esperienze dal basso hanno già dimostrato di poter andare oltre ciò che le istituzioni ritenevano impossibile nell’attuazione. Queste esperienze e nuove pratiche come quella di Spin Time devono essere quindi riconosciute, apprezzate e valorizzate nel dibattito pubblico e non solo tollerate.

Una generazione senza garanzie

Il bacino di società civile a cui parlare è enorme. Esiste un mondo di non garantiti, soprattutto tra gli under 35 senza più prospettive di stabilità di vita. Per loro va riaperto uno spazio di partecipazione vero, come il palazzo di Spin Time ha fatto, attraverso le attività di Scomodo, con la Rete degli Studenti medi, l’Udu e tutti i collettivi giovanili ospitati in questi 13 anni, pratiche e sperimentazioni che in parte esistono già. Quello del 19 settembre è stato infatti un corteo prevalentemente di under 35, che si riconosce nei percorsi di riconquista degli spazi sottratti a una vita precarizzata e frammentata. Che dice «Il nostro tempo è ora!», ma anche domani e dopodomani ed ha bisogno di risposte vere e concrete.

Spin Time: lasciare il contenitore, salvare il contenuto

L’esempio di nuova pratica e prospettiva più citato in assemblea è quello di Spin Time. Dopo uno sgombero da tutti descritto come subdolo, poco chiaro e duro nella modalità, che ha lasciato 400 persone fragili per strada nel cuore di questa estate rovente, la comunità con grande forza e dignità ha scelto una strada diversa dalla resa: hanno scritto fuori dal cancello rosso “Abbiamo lasciato il contenitore, ma abbiamo recuperato il contenuto”. Lo spazio fisico è stato perso, mentre la comunità si è allargata e ha ricominciato a mobilitarsi. Ora si interroga su quale città vuole, quali comunità costruire, quali percorsi comuni rafforzare.

Costruire alleanze, anche scomode

Davanti all’avanzata delle destre, la città che si immagina è molteplice, e non chiede alle differenze di annullarsi ma di convergere ad un orizzonte comune. Su alcuni punti chiari non si discute, dove gli attacchi arrivano da speculatori, padroni, forze politiche di destra e fascisti, si sta insieme comunque, per difendere le persone e gli spazi di libertà di partecipazione e democrazia. Però poi c’è un punto di tutto questo ragionamento che rompe uno schema consolidato: i fondi immobiliari e speculativi non sono tutti uguali. Alcuni nascono da ragionamenti ed investimenti sociali, e quelle dimensioni presenti vanno coinvolte anziché respinte in blocco.

I prossimi passi

Le proposte concrete che escono da questa assemblea allargata e multiforme sono diverse e soprattutto lanciano in avanti la prospettiva di lavoro comune: costruire un coordinamento politico cittadino che faccia convergere le realtà esistenti ed attive sui territori per costruire percorsi ed orizzonti di lavoro comuni, provare a costruire momenti di studio, approfondimento e confronto sui modelli possibili di resistenza e contrasto al modello capitalistico e liberale che sta governando le nostre città, per dare struttura sia teorica che operativa a ciò che oggi già accade nei territori. Oggi l’alternativa è rimanere tra esperienze di attivismo civico e politico, sicuramente tutte valide e legittime, ma sparse e scollegate e costruire un’idea capace di metterle tutte insieme in un disegno chiaro di alternativa politica. Chi lavora già da anni nelle pratiche di neo-mutualismo e costruzione di comunità come Spin Time scommette sulla seconda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *