
Criticare Israele non è antisemitismo
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Oggi oltre 250 associazioni della società civile sul Ddl antisemitismo: una legge che rischia di limitare gravemente la libertà di pensiero e di parola, la manifestazione del dissenso. Oltre ad usare la parola “antisemitismo” in maniera ambigua e quindi pericolosa. «Si vuole mettere in una legge questa definizione di antisemitismo che va a criminalizzare come antisemite le manifestazioni tipiche di antisemitismo, ma anche tutte le critiche allo stato di Israele» ci ha spiegato Antonello Ciervo dell’Esecutivo nazionale dei Giuristi Democratici. «Facendo una confusione enorme tra l’antisemitismo e l’antisionismo. Che è una critica allo stato israeliano che è una declinazione in termini identitari, nazionalisti, fascisti di un pensiero politico, il sionismo, che ha origini antiche e nobili». «L’antisemitismo, tra l’altro, è già criminalizzato come discorso d’odio. L’operazione è chiara: siccome c’è un genocidio in atto e una mobilitazione contro il silenzio del nostro governo, siccome non si si fa nulla per fermare il genocidio, si cerca di fermare il dissenso».
È come dire: gli intolleranti siete voi
Il Ddl antisemitismo, già denominato, come altre in passato, “legge bavaglio” sembra in realtà usare l’antisemitismo come occasione per zittire tutte le manifestazioni contro lo Stato di Israele e in favore della Palestina, provando a fermare il grande movimento che in questi mesi ha sollevato la questione e messo in imbarazzo il governo. Ma in realtà riguarda tutti, perché è una limitazione della libertà di parola. «È la dinamica classica dei governi autoritari e illiberali» commenta Ciervo. «Come posso emarginare le opinioni che non coincidono con il mio indirizzo politico? Allora comincio a criminalizzarle. Vediamo che anche in altri Paesi stiamo vivendo questa dinamica con la scusa dell’antisemitismo. Il punto è proprio questo: abbiamo una saldatura tra governi di estrema destra e le politiche fasciste e di Netanyahu, il sionismo declinato in termini nazionalisti e di estrema destra. Gli israeliani dicono che i palestinesi non sono essere umani, e che a dirlo sia un ebreo non lo giustifica. Siccome non si può dire che sia fascista, siccome non si può dire che è un genocidio, allora si dice: gli intolleranti siete voi. Che è esattamente l’opposto. Lo schema è saltato».
Non si può dire che Netanyahu è un criminale? C’è un mandato d’arresto
Il Ddl antisemitismo arriva dopo che, in altre parti d’Europa, sono state prese già misure analoghe contro il dissenso su Israele: è accaduto nel Regno Unito, in Germania, in Austria. In Italia il Ddl equiparerebbe all’antisemitismo anche il BDS, il movimento internazionale nonviolento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. «In realtà quello a cui noi assistiamo è una saldatura tra le posizioni neofasciste di una serie di governi. In Germania un pezzo della CDU si vuole alleare con l’AFD» commenta Ciervo. «Il Regno Unito si era posto il tema di Palestine Action, una criminalizzazione che non aveva alcun senso. Qual è il problema? Non si può dire che Netanyahu è un criminale? C’è un mandato d’arresto. Ci sono sentenze della Corte Internazionale di Giustizia che lo dicono. Non possiamo dire che i palestinesi vivono in un regime di apartheid? Non è un’opinione: è un dato di fatto acquisito a livello internazionale. È una critica politica legittima».
Cosa potrebbe fare la Corte Costituzionale?
Ma il Ddl sicurezza ha delle misure che sono ancora più preoccupanti. «Si stabilisce un responsabile in ogni scuola e in ogni università per controllare le posizioni dei docenti e denunciare eventuali dichiarazioni antisemite” commenta l’esponente di Giuristi Democratici. «Il fatto è che vogliono controllare le opinioni e l’insegnamento contro tutto ciò che è l’indirizzo politico del governo. Vogliono criminalizzarlo o disciplinarlo. Che è ancora più grave, perché una persona teme la perdita del posto di lavoro ancora di più del processo. È un’istituzionalizzazione della delazione».
Una legge come questa è anticostituzionale? E, in caso di approvazione, che cosa potrebbe fare la Corte Costituzionale? «La Corte Costituzionale nella sua giurisprudenza dice che i reati d’opinione non sono in sé anticostituzionali, deve essere sempre il giudice a valutare in concreto che un reato d’opinione determini un pericolo concreto per l’ordine pubblico e per la sicurezza» risponde Ciervo. «In questo caso che la dichiarazione fatta, che potrebbe avere una valenza antisemita sia effettivamente riconducibile alla fattispecie di reato della legge Mancino e porti a una perturbazione dell’ordine pubblico». «Io non credo che la Corte Costituzionale potrà dichiarare incostituzionale questa legge, ma si atterrà alla solita interpretazione ad ausilio del giudice nel valutare in concreto caso per caso» aggiunge.
Reprimere e criminalizzare il dissenso
«Il 4 ottobre dello scorso anno più di un milione di persone hanno messo in difficoltà il governo Meloni con tutte le piazze che chiedevano la fine degli accordi con Israele» aveva commentato Maya Issa, attivista per i diritti della Palestina, che abbiamo incontrato qualche settimana fa allo Human Rights Film Festival. «Ora si tratta di reprimere e criminalizzare il dissenso. È l’ennesimo decreto, dopo il Ddl sicurezza, fatto ad hoc contro il movimento per la Palestina. È la deriva fascista del governo che sta limitando la libertà di espressione». «Riguarda non solo la Palestina, ma la libertà di tutti noi che, secondo l’art. 3 della Costituzione, siamo tutti uguali davanti alla legge» continua. «Vogliono dire che antisemitismo e antisionismo sono la stessa cosa. Ma essere ebrei è anche prendere le distanze dallo stato di Israele, ed è in questo che sbagliano le comunità ebraiche di Roma e Milano che non lo fanno. Mentre molti ebrei si stanno distaccando dalle politiche di Israele, molti ebrei scendono a manifestare con i palestinesi anche in Cisgiordania e Palestina».
Una legge pericolosa perché porta odio e antipatia. Ed è anche razzista
Anche in Italia ci sono degli ebrei che sono, sin dall’inizio, nettamente in disaccordo con le politiche di Israele, e anche con le comunità ebraiche delle città più importanti d’Italia. È l’associazione dei Mai Indifferenti. Abbiamo chiesto a loro che cosa ne pensino di una legge particolarmente beffarda. Lo è che ci si preoccupi di antisemitismo oggi, dopo che negli anni è stato molto sottovalutato. E che se ne parli per bloccare un dissenso verso lo stato di Israele. «Noi non rappresentiamo tutta la comunità ebraica» ci spiega Renata Sarfati. «Abbiamo posizioni completamente opposte alle istituzioni ebraiche che parlano a nome di tutti gli ebrei. Questo decreto legge lo troviamo molto pericoloso per tante ragioni. E anche per quello che riguarda noi ebrei e l’antisemitismo: è una legge che fa passare per antisemitismo ogni posizione pubblica antiisraeliana, anche quelle che non si possono definire antisemitismo. È una legge che rischia di considerare gli ebrei un gruppo protetto che va protetto ulteriormente rispetto a ogni altra forma di razzismo: è pericoloso perché suscita ulteriore odio e antipatia. È quasi razzismo. Non c’è ragione che ci sia una legge tale per proteggere l’antisemitismo piuttosto che ogni altro tipo di razzismo, La legge Mancino già copre tutti questi aspetti. Si fa riferimento all’l’adozione della definizione dell’Alleanza internazionale per il ricordo dell’Olocausto (IHRA) che fa esempi che considerano odio antiebraico qualsiasi forma di dissenso verso la politica di Israele, che non son antisemitismo ma effetto di questa terribile guerra messa in piedi dal governo Netanyahu». È un paradosso che si faccia una legge sull’antisemitismo per qualsiasi critica a Israele mentre in Europa e In Italia ci sono manifestazioni di neonazisti che l’antisemitismo ce l’hanno nel Dna e i loro simboli circolano liberamente. «Loro sono a favore della politica di Israele. Ma bisogna fare una distinzione tra lo Stato di Israele e gli ebrei» spiega Renata Sarfati. «Questa grande confusione che genera anche antisemitismo. Siamo difesi da quelli che hanno fatto le leggi razziali e ci hanno perseguitato. È un paradosso che va sottolineato continuamente».
Il vero pericolo del Ddl antisemitismo
Ma non è solo questo il punto. C’è, in questo disegno di legge, un pericolo ulteriore. Ed è uno scenario inquietante. «Mettiamo da parte i palestinesi, mettiamo da parte il genocidio» commenta Ciervo. «Si sta stabilendo un principio in base al quale, se un cittadino italiano critica un governo di un Paese straniero, può venire criminalizzato. Liliana Segre ha proposto un emendamento in cui si condannano tutti quelli che criticano i governi stranieri: sembra una toppa peggiore del buco. Allora posso essere criminalizzato se critico Trump o il governo egiziano per Giulio Regeni? È una questione di principio costituzionale: se il governo può criminalizzare chi critica i governi stranieri, questo stesso governo quanto ci metterà a fare una legge che criminalizza me perché critico il governo italiano? Questa legge apre un vaso di Pandora verso una china autoritaria e repressiva».
Immagine di copertina Amnesty International Italia, che ha diffuso una lettera aperta ai deputati della Camera: fermate il Ddl antisemitismo.
