L'ingresso del Centro di Accoglienza del Baobab, a Roma
All’OMBRA DEL BAOBAB CRESCE LA SOLIDARIETÀ
Il centro che a Roma accoglie i transitanti vive grazie a tanti volontari e a tante donazioni. Ma ha ancora bisogno di aiuto.
L'ingresso del Centro di Accoglienza del Baobab, a Roma
Sono andato a via Cupa. Ero curioso di vedere di persona come stavano le cose e, vista la grande richiesta di volontari e di aiuti, che avevo letto su Facebook, provare a dare il mio, esiguo, contributo
Mi ha colpito vedere i migranti e e i lavoratori delle officine adiacenti che si incontravano senza problemi, a volte salutandosi.
Tutto era calmo e tranquillo, la tranquillità del vivere quotidiano.
In cucina, Erika e Alla riordinano. Ci sono 200 volontari, al Baobab
C'è una disponibilità enorme a dare informazioni, a comunicare: buonissimo segno
Roma non è così razzista come i media la vogliono dipingere. Fornai, negozi, artigiani e tantissimi singoli cittadini danno pane, vestiti, medicine e sostegno morale.
C'è una specie di boutique dove allegramente tre o quattro volontari aiutano i migranti a trovare qualcosa della loro taglia.
C'è molta roba, tutto incredibilmente ordinato, se pensiamo al grande numero di persone che passano di qui
Le persone parlano, sottovoce, lavano i panni, leggono, pregano, preparano il proseguimento del viaggio analizzando cartine geografiche e dettagli scritti in arabo.
Non fotografiamo i volti, sono persone che fuggono per motivi politici, sarebbe un bel regalo a chi li vuole morti, quindi solo strutture, disegni, cartelli.
Un kit per riprendere il viaggio. Hanno un ulteriore problema: sfuggire ai tanti, tutti italiani doc, che cercano di truffarli con biglietti di viaggio falsi.
Spesso sono gli uomini che preparano il pranzo e puliscono. Uomini neri che puliscono è un'altra grande sorpresa per il mio io etnocentrico occidentale.
Soprattutto loro, i migranti, ci tengono moltissimo a non avere liti
Hanno disegnato una cartina la cartina dell'Africa con il viaggio, incredibile, di sei mesi, che hanno fatto per arrivare fin qui
Nei loro sguardi non trovo il terrore delle guerre e delle carestie, ma una luce sincera di chi ha un futuro, di chi vuole avere un futuro e che per un momento ha una tregua in via Cupa. Strano nome per un posto che dà loro un po' di luce. Torno nella Roma di tutti i giorni, nella città della grassa amministrazione, di mafia capitale, di intrighi di palazzo. Oggi però l'aria che respiro ha un altro sapore, tra queste strade c'è ancora un grande cuore di solidarietà che batte a rendere eterna la città.
















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