ROMA: IL BAOBAB CERCA AIUTI

Con l'avvicinarsi di agosto, il luogo simbolo della solidarietà a Roma rischia di dover affrontare una nuova emergenza. Perché i transitanti non fanno ferie

di Paola Springhetti

Il Baobab è di nuovo in emergenza e, con l’avvicinarsi di agosto, questa emergenza potrebbe diventare sempre più grave. Il Baobab è oggi il luogo- simbolo dell’accoglienza a Roma (guarda la photogallery), in cui si esprime la solidarietà di cui i cittadini romani sono capaci e che forse molti pensavano fosse un valore ormai perduto.
Ogni giorno, sulla pagina Facebook degli Amici del Baobab viene pubblicato l’elenco di quello di cui c’è bisogno ed è stato anche create un evento apposito, ma, vista l’urgenza, su Facebook è stato anche creato un evento: Urgente- Richiesta aiuti e supporto al Baobab, costantemente aggiornato. per dare un’idea: ieri, 21 luglio, servivano: verdura, frutta, carne (no maiale), pelati, tonno, pane, forchette e cucchiai di plastica, bicchieri di plastica (tanti, tantissimi), latte, biscotti, dentifrici.

La speranza è di casa a Via Cupa

Il Baobab è un Centro policulturale, con a fianco un centro che accoglie migranti. Si trova su una piccola traversa della Tiburtina, Via Cupa. Sul marciapiedi  sono seduti a chiacchierare ragazzi e ragazze o, sdraiati all’ombra degli alberi, uomini, donne e qualche bambino. Cercano un soffio d’aria e aspettano. Aspettano il momento in cui potranno andarsene. Sul marciapiedi opposto sono parcheggiati una serie di camper: abitazioni di immigrati romeni, sicuramente meglio attrezzati e, soprattutto, “stanziali”.
I migranti del Baobab sono transitanti. Vengono, non hanno niente, si fermano pochi giorni e ripartono, verso i Paesi del Nord europa. Il problema è scoppiato a giugno, come molti ricorderanno, quando la Francia e altri Paesi hanno irrigidito i controlli alle frontiere. E così il Baobab, che ha 210 posti letto, si è trovato a gestire 6-700 persone. Quasi tutti Eritrei, soprattutto uomini, ma anche donne – alcune delle quali incinte – e un po’ di bambini.
Il numero cambia ogni giorno: da soli o in piccoli gruppi, quando è arrivato il momento se ne vanno. Il 14 luglio erano scesi a 200, il 21 sono state distribuite 400 colazioni. Vero è che nel momento dei pasti il numero dei migranti aumenta, perché anche molti di quelli che stanno nel campo allestito poco lontano dal Comune per contribuire a far fronte all’emergenza e gestito dalla  Croce Rossa, vanno al Baobab per stare con i parenti e con gli amici. E poi, non si sa mai quanti ne arriveranno il giorno dopo. «Arrivano grazie al passa parola», spiega Patrizia Paglia, presidente dell’associazione Amici del Baobab. Raramente raccontano il lungo viaggio – mediamente di 6,7 mesi – che li ha portato fino qui,  pieno di angherie, violenze, sfruttamento, di cui l’attraversamento del Mediterraneo con i barconi è solo l’ultima tappa. Ancora meno raccontano i percorsi clandestini attraverso i quali scavalcheranno le Alpi per raggiungere parenti e amici in Germania, Francia, Danimarca e così via.

Volontari e donazioni

Entriamo nel Centro culturale e incontriamo subito Francesco, giovane volontario del Circolo Mario Mieli che ci accompagna a visitare prima le cucine, poi gli spazi dedicati alla distribuzione dei vestiti, poi ancora quelli dove vengono distribuiti i kit per chi arriva (shampoo, sapone, medicinali per la scabbia che si sono presi nelle carceri libiche, gli assorbenti per le donne…) e per chi se ne va (acqua, merendine, qualche farmaco…)
Ci sono molti volontari che riordinano, distribuiscono, organizzano. Del resto, qui non ci sono soldi per stipendiare operatori: il Comune, già prima dell’emergenza, non aveva rinnovato la convenzione e aveva spesso di pagare l’affitto.

Volontarie nella cucina del Baobab. Serve urgentemente cibo.
Volontarie nella cucina del Baobab. Serve urgentemente cibo.

Perciò si punta sui volontari che, per fortuna, sono tanti: 150-200. Ci sono quelli che vengono dalle molte associazioni e realtà di Terzo settore che stanno collaborando con il Baobab, da Save the children alla Croce Rossa, alle organizzazioni internazionali alla Libera repubblica di San Lorenzo. E ci sono quelli che sono semplicemente cittadini che si sono resi disponibili. Francesco, ad esempio, era venuto per provare, ma poi «uno si affeziona alla causa, e da quando la scuola è finita sto qui otto ore al giorno, tutti i giorni».
E si punta sulle donazioni, che per fortuna non mancano: dal quella del singolo cittadino che arriva con un sacchettino, alle aziende come la Divella che regalano scorte di pasta, all’ambasciata americana che ha rifornito di hamburger. «Riceviamo donazioni da pensionati, studenti, associazioni, congregazioni religiose, gruppi politici… perciò ce la caviamo, anche se non possiamo accettare offerte in denaro, ma solo beni immediatamente utilizzabili», racconta Patrizia Paglia. «La verità è che l’Italia è un paese generoso, e questa dimostrazione ne è la dimostrazione». Anche se, forse, «il sapere che partono facilita molte cose».
Insomma, attorno al Baobab si è costruita una rete, forse inaspettata, che dimostra come la Capitale abbia ancora risorse inesplorate e un capitale sociale diffuso.

L’afa non sfama

baobab regoleIn giro ci sono cartelli con le regole essenziali del Centro (dove trovare cosa, gli orari eccetera), ma si punta molto all’autoorganizzazione. Anche per dormire, quando i posti letto sono finiti, «si organizzano loro, improvvisando giacigli nei modi più vari», spiega Paglia. «Sono molto collaborativi, aiutano nei momenti dei pasti, puliscono, soprattutto gli uomini», aggiunge Francesco.
Insomma, ognuno fa quel che può ma adesso, con agosto in arrivo, le preoccupazioni aumentano: è ragionevole pensare che il numero dei volontari cali, che le donazioni diventino un po’ più rarefatte. ma purtroppo, l’afa non sfama.

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