Naza

Ho visto NAZA, e mi ha annientato

NAZA è al tempo stesso baluardo all'antisemitismo e denuncia integrale del sionismo. Il solo fatto che sia stato girato ci dice della capacità di umanità e integrità del popolo ebraico. Mentre ogni risposta vana, inconsapevole e drammaticamente disumanizzata da parte di membri dell'esercito, comandati da ministri del governo, è uno schiaffo al sionismo “reale” e alla sua pretesa eccellenza ontologica. Ora siamo a conoscenza di un orrore che l'ultimo minuto del documentario ci ha consegnato, incidendolo indelebilmente nelle coscienze di ciascuno di noi
di Claudio Tosi

Ho visto NAZA, e mi ha annientato. L’intera platea è rimasta attonita, in completo silenzio, ferma al suo posto. Per tutta la durata dei titoli di coda nessuno si è mosso, quasi sperando che qualcosa accadesse a riscattarli dalla responsabilità del passaggio di testimone. Perché ora sanno. Ora hanno ascoltato e visto e sono a conoscenza di un orrore che l’ultimo minuto del documentario ci ha consegnato, incidendolo indelebilmente nelle coscienze di ciascuno di noi.

Come ci si alza da questa sedia? E, ancor prima, come ci si scolla da questo schienale, dove sembro essere sprofondato a peso morto, quasi mi ci volessi rifugiare per sfuggire, per proteggermi da ciò che venivo ascoltando e vedendo?

NAZA è un termine tecnico, come Bullone, che prima che capisci che comprende Vite e Dado ti ci vuole una vita. E anche NAZA è incomprensibile, significa Danni Collaterali, che è come dire scarti di produzione: quello che accade mentre faccio la cosa che mi interessa. E ciò che mi interessa a me, soldato israeliano, è annientare ogni esponente di Hamas e per farlo accetto cinque, dieci, cento NAZA.

Ho scritto “soldato” ma avrei dovuto spersonalizzare, piuttosto va detto “sistema”, perché per i soldati che con voce piatta elencano sistemi e procedure, non sono loro come persone che operano, quanto la società israeliana che lo chiede. Nella democrazia del Medio Oriente, ci dicono i testimoni intervistati nel film, l’azione del singolo è obbedire alla massa e allora è facile pensare che, a sua volta, l’opinione della massa sia pilotata da un potere centrale. Un potere così pervasivo da arrivare a eliminare la consapevolezza, la coscienza e il libero arbitrio dei propri concittadini.

Sento risuonare in me tutte le critiche ai discorsi sul disarmo, la pace, la nonviolenza. Eppure mi pare così evidente quello che la guerra pretende e impone a ciascuno e a tutti: sganciare la coscienza

NAZA è al tempo stesso un baluardo all’antisemitismo e una denuncia integrale del sionismo. Il solo fatto che sia stato girato ci dice della capacità di umanità e integrità del popolo ebraico. Mentre ogni risposta vana, inconsapevole e drammaticamente disumanizzata da parte di membri dell’esercito, comandati da ministri del governo, è uno schiaffo al sionismo “reale” e alla sua pretesa eccellenza ontologica.

Il pubblico in sala finalmente si alza, silenziosamente si mette in fila per uscire; siamo tutti meditabondi; tranne un isolato: “vado in bagno” non ho sentito un fiato fino all’uscita, dove a gruppetti, finalmente, si accendono i commenti. Io e Mari e sfiliamo via in silenzio, un po’ traballanti.

Sento risuonare in me tutte le critiche ai discorsi sul disarmo, la pace, la nonviolenza. Eppure mi pare così evidente quello che la guerra pretende e impone a ciascuno e a tutti: sganciare la coscienza, trovare sponda dietro l’ordine ricevuto, non guardare più il senso delle proprie azioni e farsi dettare da ciò che “chiede la società”. O, peggio, che ci ordina di fare chi la governa.

Perché in fondo quello che NAZA ci dice è che per uccidere un esponente di Hamas si possono sacrificare 100 NAZA, ma quello che intende è che per salvare il governo e Netanyahu la cifra sale oltre 70.000.

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