
La via della seta passa da Zagarolo
Riscoprire le tradizioni artigianali del passato con uno sguardo rivolto al futuro, tra robot e intelligenza artificiale. A Zagarolo l’associazione Sinergie progetta un Ecomuseo della Seta e lavora con la moda «perché innovazione e tradizione sono sempre più collegate»
27 Luglio 2026
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Da più di vent’anni l’associazione Sinergie di Zagarolo sostiene e tramanda l’artigianato locale, con iniziative in cui sono protagonisti il tombolo, il ricamo e in particolare la seta, al centro di un grande progetto di recupero che ha il suo fulcro nell’Ecomuseo della Seta e della Sostenibilità. L’obiettivo è quello di rilanciare il territorio e soprattutto avvicinare i giovani, svecchiando l’immagine delle tecniche tradizionali, con un occhio attentissimo alla biodiversità e alla sostenibilità.
L’Ecomuseo della Seta, per non perdere la memoria storica
«Un Ecomuseo è un’istituzione che racconta un territorio su un tema specifico, identitario e tradizionale», spiega la direttrice Maddalena Marconi. Partendo dalle ricerche storiche è emerso che a Zagarolo, Palestrina, San Cesareo fino a Tivoli si produceva seta, dagli inizi dell’Ottocento fino al 1940 circa. «Abbiamo scoperto un mondo incredibile. L’Italia era il primo produttore di seta fino alla fine dell’Ottocento. Perciò come associazione abbiamo deciso di istituire l’Ecomuseo, che ha come centro un locale a Zagarolo che stiamo sistemando per aprire poi al pubblico entro maggio-giugno 2027». Nel frattempo, l’Ecomuseo ha percorso un iter istituzionale ed è stato riconosciuto dalla Regione Lazio. «L’idea è quella di recuperare una memoria che purtroppo nel tempo si era del tutto persa» continua la direttrice «e raccontare non solo la storia, ma anche, dal vivo, la produzione della seta. La storia può attrarre il pubblico di una certa età, ma per noi è fondamentale coinvolgere anche i giovani. Per questo dobbiamo ragionare a livello di innovazione, se vogliamo che i ragazzi tornino a fare questi mestieri e restino sul territorio. Ad esempio abbiamo sviluppato dei macchinari didattici completamente innovativi in plexiglass, che sono programmati elettronicamente e fanno vedere come viene filata la seta».
Robot e bachi da seta
Un altro aspetto su cui Sinergie sta lavorando come Ecomuseo, insieme all’azienda Tecnoseta, è quello di modernizzare l’allevamento dei bachi da seta, «che l’associazione porta avanti attraverso i propri soci a livello manuale, ma che vorremmo automatizzare impiegando un braccio robotico governato dall’intelligenza artificiale, in grado di nutrire i bachi», spiega ancora Marconi. «Se vogliamo sviluppare il mondo dell’artigianato e della tradizione, l’innovazione è necessaria, vorrei ribadirlo. I giovani, solo con la proposta di tecniche come il merletto, è difficile che si avvicinino. Mentre il baco da seta desta moltissima curiosità e interesse. Abbiamo lavorato con due ingegneri della Sapienza di Roma, portando avanti progetti di computer vision e AI, e collaboriamo con una ragazza della Tuscia che studia Agraria».
L’alta moda sostenibile
Ma c’è anche un’altra grande ambizione, «quella di arrivare all’alta moda. Sinergie e l’Ecomuseo collaborano già con un’azienda della seta per creare una collezione di capi che abbiano il merletto a fuselli come applicazione, ad esempio di una blusa». Sono stati già realizzati alcuni prototipi per mostrare come una tecnica artigianale così antica possa essere modernissima e creare una sorta di “effetto tatuaggio” all’interno di giacche in pura seta, «con una filiera completamente sostenibile e tracciabile».
Tecniche antiche in chiave moderna
Sinergie è nata nel 2004 proprio dall’interesse per le peculiarità e potenzialità del territorio. «Ci siamo focalizzati sulle tecniche artigianali, sulla riscoperta e la riproposizione in chiave moderna del merletto a tombolo e del ricamo, attivando anche corsi di formazione dedicati», racconta la segretaria dell’associazione Antonella Della Bella. «Abbiamo organizzato tante manifestazioni dedicate all’artigianato, in particolare una di livello internazionale, Tramando tessendo, in cui gli espositori provenivano da tutta Italia e anche dall’estero. All’interno della manifestazione si teneva il Raduno nazionale delle merlettaie e dei merlettai (unico in Italia per quel periodo), un momento di incontro di competenze di altissima qualità. Un anno abbiamo invitato un esperto tessile che veniva dalla Calabria per parlarci di un filo speciale, quello della ginestra».
Cose da nonne? No, occasioni di lavoro
L’associazione svolge molte attività anche nelle scuole. «Avvicinare i giovani è complicato ed è quello su cui cerchiamo di lavorare di più. Vogliamo ragionare sul recupero di competenze, ma cercando di trasportarle nel mondo moderno, con un’ottica attuale. Queste attività possono tornare a essere un’occasione di lavoro. Purtroppo, i ragazzi pensano che siano “roba da nonne”, buone solo per i centrini. Invece basta guardarsi intorno: il mondo della moda sta riscoprendo queste pratiche, perciò partecipiamo a manifestazioni dedicate ai giovani designer, che rimangono sempre molto colpiti. Il nostro obiettivo è svecchiare l’immagine delle tecniche di tombolo e di ricamo. Io ad esempio sono maestra diplomata, tengo corsi di gruppo di tombolo a Zagarolo, Albano, Ceccano, Roma».
Sperimentare con i led
«A dimostrazione del fatto che innovazione e tradizione sono sempre più collegate abbiamo anche partecipato alla fiera della creatività “Maker Faire” di Roma. Le nuove tecnologie, ad esempio per quanto riguarda il merletto, si possono usare nella fase di progettazione, unendo tecniche e materiali differenti», conclude la segretaria di Sinergie «si possono fare prototipi con fili particolari, i led, che si illuminano. Insomma in tutta Italia cresce la voglia di sperimentare, mettendo in dialogo artigianato, design e nuove tecnologie».






