
Mums, le migrazioni nelle voci delle mamme che aspettano, al di là del Mediterraneo
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Cosa pensano le madri aggrappate per mesi a un telefonino che non squilla? Come scorre la vita quotidiana di donne che non conoscono le sorti dei propri figli partiti per dare una mano alle famiglie? Cosa significa per una mamma ricevere la notizia della morte del proprio ragazzo? L’edizione 2026 di Flumen – Festival dell’ecologia, della nonviolenza e delle migrazioni organizzato da Io, Noi OdV, Biblioteca per la nonviolenza e Movimento nonviolento con il sostegno di CSV Lazio, si è appena conclusa al Porto Turistico di Ostia. E di migrazioni si è parlato molto, spesso anche con una prospettiva diversa da quella a cui siamo abituati. La consegna del Premio Matumaini 2026 (a cura di Io, Noi OdV) al giornalista Luca Attanasio è stata l’occasione di parlare del Progetto Mums: narrare le migrazioni attraverso le voci delle mamme. Quello di Luca Attanasio è un viaggio a ritroso. «Lavorando al mio libro Il bagaglio (Albeggi editore) ho sperimentato quanto i migranti lascino famiglie e mamme che restano in sospeso per tanto tempo, un tempo di cui nessuno si rende conto» ci ha raccontato. «Se nostro figlio parte e dopo due ore non manda un massaggio in cui dice che è arrivato stiamo in pena. Ci sono donne al di là del Mediterraneo che aspettano giorni, mesi, anni e a volte per sempre un messaggio che non arriva». Mums è questo: un documentario che prende il via da una serie di interviste a chi non viene mai raccontato. A chi rimane, a chi aspetta, a chi soffre in silenzio o vive con il batticuore. Sono le mamme, e un papà, persone che con dignità accettano il viaggio dei figli e, molto spesso, anche le estreme conseguenze. «Tutto questo per una sistema di gestione delle migrazioni che è colonialismo, nazifascismo», commenta il giornalista. «Con gli ultimi trattati che costringono persone che vogliono venire in Europa per qualsiasi motivo – ambientale, climatico, guerra, o anche amore – invece che fare viaggi normali con un areo e un visto a fare viaggi drammatici».
Mums: un viaggio a ritroso verso Gambia, Mali, Etiopia
Mums è un documentario che è quasi pronto. È un progetto autofinanziato. Servono ancora dei fondi per completare gli ultimi passi produttivi e farlo finalmente vedere al pubblico. Per questo è attiva una campagna di crowdfunding per trovare le risorse necessarie a fare le ultime interviste e finire il lavoro (sul sito https://lucaattanasio.com/ si può conoscere il progetto e vedere le prime tre clip del documentario). «Ho fatto un viaggio a ritroso» ci racconta Attanasio. «Sono andato ad ascoltare le mamme dei migranti, cosa avevano da dire, cosa potevano spiegare a una troupe televisiva in Gambia, in Mali, in Etiopia per documentare la migrazione verso Paesi come l’Arabia Saudita o verso il nord dell’Africa e l’Europa. Ho intervistato 20 mamme e un papà in due anni e mezzo di lavoro, ma molto di più. Manca l’ultimo miglio perchè diventi un progetto finito».
Le mamme africane: dolore, dignità, gratitudine
Mums è un invito a fermarsi e a riflettere sulle storie, sulle madri che non sanno che cosa accada ai loro figli. «Questi ragazzi arrivano in Libia, dove vivono in lager a cielo aperto, subiscono le peggiori violenze, ma non lo dicono a casa. Darebbero un dolore pazzesco ai loro genitori. Pensate alla violenza fisica e morale e all’impossibilità di parlarne con tua mamma, quando hai 15 anni e ne avresti bisogno».
Ma che cos’è che è rimasto più impresso a Luca Attanasio da questi incontri? «Da una parte ho percepito un grande dolore» spiega. «In Mali ho intervistato cinque mamme e tutte quante hanno perso i loro figli. Nello stesso tempo ho sentito la grande forza d’animo di queste donne bellissime in tutti i sensi. Bellissime perché conservavano una profonda dignità e la comunicavano». Ma non si tratta solo di questo. C’è dell’altro. «C’era una gratitudine che mi ha imbarazzato» spiega il giornalista. «Sono bianco, sono uomo, porto con me i valori del patriarcato e della colonizzazione e con queste cose devo farci i conti. Queste donne hanno percepito che il mio interesse era mettermi accanto a loro e cogliere la loro grandezza. Ho chiesto loro che cosa pensassero dell’Europa. E, su questo, hanno un’idea perfettamente chiara. Si chiedono: perché tu puoi venire qui senza problemi, con un visto e un tuo passaporto e noi dobbiamo morire in mare? Qual è la differenza?» Sono domande che ci poniamo da tempo senza avere risposta. Altri, invece, non se le pongono, e pensano che questa sia una cosa normale.
Mums e Matumaini: un premio dedicato alla speranza
Luca Attanasio ha ricordato che Confindustria ha chiesto al governo Meloni di aumentare l’accesso legale dei migranti perché oggi in Italia c’è bisogno di forza lavoro. E ha ringraziato per il premio ricevuto. «È un ringraziamento per niente formale» ha spiegato. «Parlare di migrazioni in maniera pacata, serena, scientifica, è sempre più complesso. È una lotta per trovare speranza, quella che il proprio lavoro possa avere un eco e trovar un cambiamento. Come si guarda al fenomeno? Pensiamo a quello che è successo a Ceuta. Quello che si dice ogni giorno, a destra come a sinistra, ti lascia sgomento e disperato. Ricevere un premio dedicato alla speranza è importante». Che poi è proprio questo quello che anima chi parte per il viaggio e chi resta a casa in ansia ad aspettare. La speranza.
Foto Luca Attanasio e Mums





