PALESTINA: L’ULIVO È L’ALBERO DELLA RESISTENZA

«Il 30 marzo è la giornata della difesa, dell’attaccamento, del legame dei palestinesi con la propria terra». Così Yousef Salman il 30 marzo scorso a Roma, davanti all’ulivo piantato ormai 15 anni fa a Cinecittà, nel giardino del settimo municipio a Roma, nella Giornata della Terra Palestinese. Per ricordare e riflettere sul presente

di Maurizio Ermisino

6 MINUTI di lettura

ASCOLTA L'ARTICOLO

L’ulivo è il simbolo della pace. L’ulivo è l’albero della resistenza. È il simbolo dell’importanza della terra palestinese. «Gli israeliani, i coloni che stanno devastando la Cisgiordania, sono sempre armati di fucile e di sega» ci ha raccontato Yousef Salman, Delegato per l’Italia della Mezzaluna Rossa Palestinese e Presidente della Comunità Palestinese di Roma. «Le seghe servono a distruggere gli alberi, il simbolo e l’unica fonte di reddito dei palestinesi, e quello che rappresentano, un messaggio di pace per gli uomini e per il mondo». Il 30 marzo è la Giornata della Terra palestinese. «È la giornata della difesa, dell’attaccamento, del legame dei palestinesi con la propria terra» ci ha spiegato Yousef lunedì scorso a Roma, davanti all’ulivo che è stato piantato nel giardino del Municipio Roma VII, a Cinecittà, ormai 15 anni fa, proprio il 30 marzo del 2011. «La terra della Palestina è sempre stata oggetto di scontro tra il popolo palestinese e l’impero occidentale che ha creato questo problema in Palestina e tutto il Medio Oriente. Spero che abbiamo capito tutti che quello che sta accadendo in Palestina è un lontano progetto dell’Impero Occidentale dentro il mondo arabo. Tutto è nato il 2 novembre 1917, dall’Impero Britannico con la dichiarazione di Balfour, che dice testualmente che il governo di sua maestà dovrà compiere tutti gli sforzi per la creazione di un “focolare nazionale per il popolo ebraico” in Palestina. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il lavoro è continuato». «Non è vero per niente che il conflitto mediorientale è un conflitto religioso», continua Yousef. «Noi palestinesi non abbiamo mai lottato contro gli ebrei per la loro religione, sono sempre stati nostri fratelli e con loro abbiamo vissuto per secoli e vogliamo continuare a farlo oggi e domani. Nemmeno tutti gli israeliani sono nemici dei palestinesi. Alcuni vogliono vivere insieme a noi con uguali diritti e doveri, in pace. Purtroppo sono pochi. Israele è un Paese di 8 milioni di abitanti. In questo momento sta aggredendo non solo la Palestina. Ma pezzi di Libano, di Siria, di Iraq, sette Paesi e ora anche l’Iran. Da quando è nato, il Medio Oriente non ha mai vissuto una giornata di pace. È un progetto imperialista, capitalista, colonialista. È nato semplicemente per interessi economici, rubare le ricchezze e sfruttare la posizione geografica strategica».

La Giornata della Terra palestinese: ogni 30 marzo al Settimo Municipio

Dal 2011, ogni 30 marzo al Municipio Roma VII si svolge una giornata in ricordo del 30 marzo 1976. Ancor più importante oggi.  «È segno di schieramento» commenta il Presidente del Municipio Francesco Laddaga. «Ci sono battaglie dove l’opportunità e la convenienza politica suggerirebbero di non esporsi. Non è la linea del Settimo Municipio. Ci domandiamo non se una cosa è utile ma se è giusta o non è giusta. E la causa della comunità palestinese è una causa giusta». «La Giornata della Terra è importante per la comunità palestinese» ha spiegato l’Assessore alla Cultura Riccardo Sbordoni. «È importante che si celebri qua. Nel nostro piccolo vogliamo fare la nostra parte. È importante che le istituzioni di prossimità ci mettano la faccia e non si girino dall’altra parte».

Cosa accadde il 30 marzo 1976

Il 30 marzo 1976 l’esercito israeliano inviò le proprie forze nei paesi di Sakhnin, Arraba e Deir Hanna, allo scopo di reprimere le manifestazioni spontanee che ebbero luogo a seguito della decisione delle autorità israeliane di espropriare vasti terreni agricoli alla comunità araba per presunti scopi militari. «L’esercito israeliano non è stato per niente tenero: 6 morti, di cui 2 donne, e centinaia di arresti e di feriti» ricorda Yousef. «Il sindaco di Nazareth fece una bellissima dichiarazione: “Sono cittadini dello Stato, dovete convivere”. Ma la volontà dei sionisti era cacciarli. Non sono riusciti a fare la pace con noi che siamo cittadini dello stato israeliano. Figurarsi a fare la pace con i cittadini di Gaza o della Cisgiordania. O con gli altri del mondo libero».

«Questo mondo fallimentare non può andare avanti»

«Chiesero di fare questo stato ebraico in Argentina, a Malta, in Ugand», ricostruisce Yousef Salman. «L’Impero britannico che possedeva tutti questi territori ha detto: in questi posti no, in Palestina sì. Così portarono degli ebrei in Palestina, ma nel 1923 fecero una legge secondo la quale non potevano entrare in Gran Bretagna». «Hanno convinto tutti che Israele è un piccolo paese, circondato dal mondo arabo, che è colpa degli arabi. Ma non è così». «Il territorio di Israele collega tre continenti. Lo Stato di Israele è stato creato per dividere il mondo arabo», continua. «Il 30 marzo vogliamo ricordare a tutti che questo mondo fallimentare non può andare avanti. Per migliorare le cose le Nazioni Unite devono essere riformate. Non è possibile che uno dei 5 Paesi che hanno diritto di veto possano annullare quello che decidono 150 paesi. Ogni volta che c’è una risoluzione dell’ONU contro Israele gli Usa la bloccano».

giornata della terra palestinese

Giornata della Terra palestinese: «Anche noi festeggeremo la nostra Liberazione»

«Noi palestinesi non siamo né disperati né stanchi» conclude Yousef. «Ieri a Roma c’è stato un incontro tra i feriti di Gaza e i loro familiari. Gli abitanti di Gaza hanno sempre detto: preferiamo morire all’ombra delle nostre case che lasciare le nostre case in Palestina e Cisgiordania. Non vorremmo mai un’altra Nakba. Anche per noi è solo questione di tempo, festeggeremo la nostra giornata della Liberazione. Il nostro 25 aprile». Una Liberazione come è stata la nostra. Noi italiani che lo abbiamo vissuto dovremmo ricordare cosa vuol dire. «Ricordiamo che i fascisti hanno preso altri italiani come loro, di religione ebraica», rievoca Mario Musumeci del circolo ANPI Nido di Vespe. «Allo stesso modo sento lo stesso nodo in gola per i palestinesi che vengono trattati così da 70 anni, spogliati di tutto. E vengono incolpati dalle rappresaglie. Quello che accade è il culmine di un processo tremendo».

La liberazione di Marwan Barghouti

Della liberazione di Marwan Barghouti, leader palestinese considerato il vero successore di Arafat, in carcere da 23 anni senza smette di sostenere il suo popolo, ha parlato Paolo Venezia, di Piazza Vittorio Partecipata. «Abbiamo lottato per la liberazione di Leonard Peltier, attivista dei nativi americani, e per Nelson Mandela» ha commentato. «Persone che hanno passato tutto questo e sono rimasti uomini di pace. Ora dovremmo farlo con Barghouti».

giornata della terra palestinese

Sanitari per Gaza: «Curare è un atto politico

C’è chi lotta ancora, e lo fa in Palestina, in un modo totalmente pacifico e fondamentale. Perché «curare è un atto politico», come afferma Paola Prestigiacomo dei Sanitari per Gaza. In Palestina sono stati colpiti scientemente i reparti di maternità. «Come è possibile, in un ospedale di 7 piani, colpire solo il quarto piano, quello della maternità? Riuscire a colpire solo i gruppi elettrogeni dei reparti di terapia intensiva neonatale?» si chiede. «Bombardare e uccidere la medicina colta è un metodo per fare genocidi» ci avverte. «Se uccidi tutti i dottori e gli infermieri anziani fai un danno a tutte le persone che hanno in mano il futuro».

PALESTINA: L’ULIVO È L’ALBERO DELLA RESISTENZA

PALESTINA: L’ULIVO È L’ALBERO DELLA RESISTENZA