Dalla policrisi alla civiltà della Terra per una nuova idea di convivenza

A Roma, un confronto a partire dal libro di Mauro Ceruti e Francesco Bellusci “Per una civiltà della Terra” ha riunito mondo della scuola, terzo settore e istituzioni. Dalla crisi climatica alle guerre, dalla pandemia alle migrazioni, il messaggio è chiaro: le sfide del presente possono essere superate solo grazie alle “forze vive della solidarietà e della fiducia”
di Antonella Patete 5 MINUTI
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Il mondo nel quale viviamo è più connesso che mai, ma anche sempre più frammentato. Da questa contraddizione parte il saggio di Mauro Ceruti e Francesco Bellusci Per una civiltà della Terra. La sfida di un nuovo umanesimo nel tempo della complessità (Aboca Edizioni, 2026). Nulla, scrivono gli autori, resta oggi un fatto circoscritto e nessuna azione ha conseguenze davvero prevedibili. Le stesse forze che unificano il pianeta producono divisioni: le reti di comunicazione generano nuove solitudini e nuovi razzismi, la scienza viene asservita a interessi economici e politici, la crescita materiale apre crisi come quella climatica. La modernizzazione incessante si incarna nello spettro di un nuovo Medioevo planetario, dove “barbarie” e “civiltà” diventano facce della medesima medaglia. Una policrisi che pone a tutti gli abitanti del pianeta una sfida insieme etica, politica e antropologica: imparare a coesistere su una Terra comune, dove siamo tutti sottoposti agli stessi pericoli e alle stesse minacce. L’urgenza dei problemi inediti che l’umanità sta vivendo impone una nuova rotta etica e politica: una “civiltà della Terra” che rinunci all’illusione di una crescita illimitata per riconoscere e affrontare i problemi del nostro tempo come interdipendenti. Una civiltà fondata sulla condivisione del valore della pace e guidata dalle “forze vive” della solidarietà, fraternità, amore, fiducia, coscienza, che rappresentano, allo stesso tempo, lo stadio più primordiale e più avanzato dell’umano. Solo queste forze vive possono sublimare l’inquietudine generata dalla condizione di incertezza e vulnerabilità che ci riguarda tutti per dare vita a una nuova civiltà che, grazie alla volontà di dialogo e di comprensione reciproca, incarni l’unica vera forma di “progresso” possibile.

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Una sfida che unisce il lavoro sociale e il mondo della scuola

Di questa sfida si è parlato il 7 ottobre a Roma, nella sala della Protomoteca del Campidoglio, dove il libro è stato al centro di un dibattito che l’autore Mauro Ceruti, filosofo, professore emerito e direttore del Centro di ricerca sui sistemi complessi dell’Università IULM di Milano, ha tenuto con rappresentanti del terzo settore, della scuola e delle istituzioni. «Il libro di Ceruti e Bellusci è stato l’occasione per far incontrare mondi così diversi», ha spiegato a Reti Solidali Eleonora Di Maggio, sociologa, presidente di Parsec Ricerca e Interventi sociali APS e membro del Direttivo di CSV Lazio. «La giornata nasce dall’incontro tra istituzioni, scuola e lavoro sociale, rappresentato da Parsec, realtà che esiste dal 1985 e che ha attraversato la storia del sociale e la trasformazione del Terzo settore nella città di Roma». Il volume, secondo Di Maggio, definisce una cornice all’interno della quale «sia il lavoro sociale che l’educazione possono ritrovare riferimenti per immaginare il futuro, andando al di là del senso della catastrofe. Loro la chiamano la policrisi del tempo contemporaneo», ha rimarcato, «ma immaginare un mondo dove tutte le differenze si ricompongono dentro un’unità umana è proprio l’elemento che ci può unire nel momento in cui vediamo forze che contrappongono, frammentano, lavorano sulla distruttività e sulla separazione», ha detto ancora. «Il libro, invece, propone una visione unitaria, universalistica, che non può che incontrare le istanze del volontariato e del lavoro sociale professionale, che operano sempre per la costruzione di un mondo solidale, fraterno. Un mondo in cui queste caratteristiche diventino criteri giuridici come ci ha insegnato Stefano Rodotà».

La complessità nella scuola al di là del risultato

«È un libro che contiene comunque una nota di ottimismo, un libro di filosofia pratica che fa intravedere un percorso possibile», ha osservato Carla Consuelo Fermariello, presidente della Commissione capitolina Scuola. «Mi chiedo cosa possa fare l’educazione per la democrazia», ha affermato per poi ricordare il ruolo di grande responsabilità dell’educazione «che ha il dovere di insegnare la fraternità di specie e la volontà di dialogo come base dell’etica della convivenza amichevole». Da parte sua, Raffaele Cariati, insegnante e formatore di Ceméa France – IREMs Paris, ha affrontato il tema della complessità dentro la scuola, sottolineando come molto spesso l’insegnamento si riduca alla riproduzione di procedure e risultati. «Anche nelle materie scientifiche», ha precisato, «ci accontentiamo che lo studente arrivi alla risposta corretta, perdendo però il grande racconto e il senso della conoscenza». Per Cariati, la complessità può invece aiutare a restituire valore all’errore e alla ricerca, ricordando che la scienza stessa si è costruita attraverso «un cimitero di errori», di ipotesi e piste fallite. «Non so», ha concluso, «se questo possa essere in qualche modo un paradigma per portare la complessità nel nostro microcosmo, nel nostro mondo dell’insegnamento».

Come la policrisi del nostro tempo dimostra che ogni cosa è connessa

«Dalla pandemia alle guerre, dai fenomeni migratori all’emergenza climatica, le crisi globali che stiamo vivendo entrano nella vita quotidiana di tutti», ha spiegato Ceruti, «e ci mostrano una caratteristica inedita del nostro tempo in cui tutto è connesso». La pandemia, in particolare, ha reso evidente che l’interconnessione non riguarda soltanto i grandi sistemi economici o politici, ma i destini personali di ciascuno. «Ci siamo trovati avvinti dalla stessa vulnerabilità», ha proseguito il filosofo, «facendoci sperimentare per la prima volta in modo così concreto una comune condizione planetaria». Ed è proprio questa consapevolezza a rendere non più sostenibile il paradigma del «gioco a somma zero», quello in cui per vincere io qualcuno deve necessariamente perdere. Bisogna, invece, imparare a costruire «giochi a somma positiva: non io contro te, ma io e te». Una trasformazione che riguarda anche la scuola, chiamata a essere uno dei luoghi in cui imparare a riconoscere le interdipendenze e a costruire una nuova idea di convivenza. Da qui la necessità di «un grande salto antropologico, culturale, di civiltà», che debba essere vissuto e messo in pratica da ciascuno di noi nei luoghi della quotidianità, «come le nostre aule scolastiche e i nostri quartieri».

Tutti nello stesso mare, ma con barche diverse

«È un libro che va operazionalizzato, cioè reso concreto, operativo», ha chiarito Claudio Cippitelli, sociologo e socio fondatore di Parsec cooperativa, definendo il volume «uno strumento di lavoro» per gli operatori. Perché, ha spiegato, «il lavoro sociale è questo: noi, come anche la scuola, non facciamo i tondini, facciamo tante cose insieme». Il lavoro sociale e la scuola, insomma, «guardano la forma stessa dei problemi» e devono imparare a non ridurre la complessità per cercare risposte immediate. «Siamo nello stesso mare, ma con barche diverse», ha detto rispondendo a Ceruti che aveva parlato di una comune condizione in cui siamo tutti sulla stessa barca, per sottolineare gli strumenti diversi, e spesso diseguali, con cui le persone affrontano gli stessi problemi. Anche la parola “comunità”, infine, rischia di essere riduttiva: «quando diciamo comunità consideriamo soltanto l’umano, mentre il lavoro sociale agisce dentro territori fatti di persone, relazioni, animali, piante, luoghi e oggetti». In un tempo segnato da «un pensiero in ritirata», la sfida diventa allora anche quella di «non trovare soluzioni», ma imparare a stare dentro la complessità per comprenderla e trasformarla.

Immagine di copertina Michaela

policrisiMauro Ceruti e Francesco Bellusci
Per una civiltà della Terra.
La sfida di un nuovo umanesimo nel tempo della complessità
Aboca Edizioni, 2026
192 pagine, 18,00 euro

 

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