
ROMA. DOPO LE AGGRESSIONI DELL’ESQUILINO LA REPLICA DEL POLO CIVICO: «BASTA RETORICA SECURITARIA»
Mentre alcuni comitati di residenti chiedono interventi urgenti, il Polo Civico Esquilino getta acqua sul fuoco. La presidente Bonomi: «Le zone rosse non risolvono nulla, vanno affrontati disagio e marginalità». Divergenze anche su piazza Pepe, tra chi vuole recintarla e chi punta sulla riqualificazione partecipata. Assemblea pubblica il 30 gennaio
22 Gennaio 2026
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L’aggressione del funzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy pestato selvaggiamente in piazza Cinquecento, davanti alla Stazione Termini, e la successiva rapina al rider tunisino picchiato da un gruppo di una decina di giovani qualche metro più in là ha acceso ancora una volta i riflettori sul quartiere Esquilino. Un’area densa di storia e di storie, quella intorno allo scalo ferroviario più grande d’Italia, di nuovo al centro di una narrazione che fa dell’insicurezza e del degrado l’ingrediente fondamentale se non unico. Tanto che qualche giorno dopo le due aggressioni alcuni comitati di quartiere si sono dati appuntamento nei giardini Calipari di Piazza Vittorio per denunciare la situazione di incuria e violenza che investe il Rione, oltre gli ultimi fatti di cronaca. Ma se Comitati di residenti come Rinascita Esquilino, Rione Esquilino, Portici Piazza Vittorio e Abitanti via Bixio chiedono urgenti e concreti interventi in materia di sicurezza e legalità, il Polo Civico Esquilino getta acqua sul fuoco. «Non vogliamo sottovalutare quanto accaduto, ma ci sentiamo disturbati e distanti da queste polemiche», puntualizza Barbara Bonomi, presidente del Polo Civico Esquilino, nato nel 2022 per promuovere un modello di convivenza sostenibile nel quartiere e oggi ricco della partecipazione di 48 associazioni grandi e piccole. «Cerchiamo di dare risposte nei fatti ai problemi del Rione e della città, fornendo delle risposte concrete, ignorando retoriche che non ci appartengono. Parliamo chiaro: il diritto alla sicurezza dovrebbe essere scontato, e non mettiamo in discussione il fatto che vada garantita su qualsiasi territorio, in particolare su quelli critici come l’Esquilino, che risente della vicinanza della Stazione Termini. La sicurezza, però, non va garantita dai cittadini ma dalle istituzioni e dallo Stato».
Bonomi: «Il nostro scopo è intervenire sulle situazioni di disagio, solitudine e povertà»
Il Polo Civico Esquilino non nasce, insomma, per assicurare il rispetto della legalità e dell’ordine pubblico. «Il nostro scopo è intervenire sulle situazioni di disagio, difficoltà, solitudine, povertà anche culturale, ormai molto diffusa sui territori», dice ancora la presidente. «Noi lavoriamo su altro livello, dove spesso l’amministrazione non arriva, tenendo insieme due dimensioni diverse: quella sociale e quella culturale, per rispondere alla carenza di luoghi aperti e gratuiti per fare cultura». Il senso di questo impegno è ulteriormente chiarito in un articolo pubblicato lo scorso 20 gennaio sul sito del Polo Civico. Che ricorda come che la sicurezza non sia un concetto né di sinistra né di destra, ma un bene di tutte e di tutti, garantita dalla Carta Costituzionale. «Ne deriva che va assicurata in via ordinaria e non con interventi eccezionali e occasionali, ma in maniera costante e stabile, senza prove di forza da scenografia di hollywoodiana memoria: caschi, mitra, mimetiche, cani ringhiosi, perfino elicotteri che si vedono volteggiare nel cielo esquilino in questi giorni finiscono per alimentare ansia e senso di insicurezza», si legge. L’articolo ribadisce anche una distanza profonda rispetto al concetto di «tolleranza zero» definito come «un fallimento politico e sociale». Perché, prosegue l’articolo, la criminalizzazione indiscriminata è essa stessa un crimine nei confronti dell’umanità. Secondo le associazioni riunite nel Polo Civico, infatti, i problemi di marginalità, dipendenza da sostanze, alcool e gioco, la povertà e il disagio mentale non possono essere affrontati come problemi di ordine pubblico. «Le zone rosse non servono a nulla», rimarca la presidente. «Quando le persone vengono cacciate da un posto si limitano a spostarsi più in là, come è accaduto per il gruppo di persone accampate a Viale Pretoriano. Si sono spostate di 200 metri, hanno attraversato il tunnel e sono venute all’Esquilino».

Piazza Pepe, uno spazio di cui prendersi cura. Senza recinti
Negli scorsi mesi si è aperto anche il dibattito su Piazza Guglielmo Pepe, area a pochi metri dal Teatro Ambra Jovinelli. I Comitati di quartiere anti-degrado e una parte dei residenti vorrebbero proteggerla con una recinsione chiusa per metterla al riparo dal degrado, lo spaccio e tutte le forme di devianza. Diversa, anche in questo caso, la posizione del Polo Civico che rivendica il merito di aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica quello spicchio di territorio abbandonato all’incuria, e che invece andrebbe restituito alla cittadinanza. «Siamo stati noi i primi a dire che i cittadini devono essere messi in condizione di vivere quello spazio», ricorda la Bonomo. «E lo abbiamo fatto organizzando più di 90 iniziative in quell’area solo nell’ultimo anno, grazie alla disponibilità dei volontari e delle volontarie che hanno messo il loro tempo al servizio del Rione». Tanti, infatti, sono i progetti portati avanti a beneficio del quartiere e dei suoi abitanti, soprattutto di quelli in condizioni di maggiore difficoltà. Tra le attività organizzate negli ultimi mesi ci sono, infatti, lo sportello di ascolto, il tavolo sulle dipendenze e il doposcuola, ma anche l’organizzazione di feste, mostre fotografiche, assemblee, incontri delle comunità straniere, lezioni aperte e laboratori. E poi ci sono i tanti servizi che le associazioni in rete riescono a offrire gratuitamente, dal sostegno legale al contrasto della povertà alimentare, dalle lezioni di musica allo sport sociale. In attesa che Piazza Pepe venga riqualificata con il campo sportivo polivalente, i giochi per i bambini e le panchine gli attivisti e le attiviste del Polo Civico continuano a lavorare all’insegna della partecipazione dal basso e del coinvolgimento della popolazione. «Se si vuole cambiare l’Esquilino davvero, si deve fare insieme. Non con la rabbia, la paura, l’egoismo, la protervia. Ma con molto amore», scrivono sul sito. Nel frattempo, è stata indetta un’assemblea pubblica per parlare delle questioni calde del quartiere. L’appuntamento è per il 30 gennaio, alle 17,30, negli spazi del nuovo Urban Center Metropolitano di Viale Manzoni 34.
Immagine di copertina Darkroom Daze







