Tetti Rossi cohousing

Tetti Rossi, il cohousing al femminile per le donne che non riescono a pagare l’affitto

Una casa per studentesse, lavoratrici e vittime di violenza impegnate in un percorso verso l’autonomia. Alla Casa Internazionale delle donne, nel cuore di Roma, Tetti Rossi offre una risposta concreta in una città dove trovare un appartamento a prezzi accessibili è diventato un’utopia
di Antonella Patete 4
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Ilaria ha dato una svolta alla sua vita due anni fa, trasferendosi dalla provincia di Bari nella Capitale, per scelta e per necessità. Il suo negozio di abbigliamento per bambini andava male da un pezzo, non restava che abbassare la saracinesca. «Quando durante il Covid anche l’ultima tra le donne che non aveva questa abitudine ha imparato a fare acquisti online, ho capito che non c’era più niente da fare», racconta. «Tra lo shopping sul web e un centro commerciale a pochi passi, ho capito che era ora di dare un taglio». Così ha cominciato a inviare curriculum in giro finché, grazie a un’amica, è venuta a sapere di una posizione aperta presso la sede romana dell’Udi, l’Unione donne in Italia, all’interno della storica Casa internazionale delle donne di Via della Lungara. Non potendo sostenere il costo impazzito degli affitti romani, si è appoggiata da una coppia di amici a Roma Nord, affrontando ogni giorno un’ora e mezzo sui mezzi pubblici all’andata e altrettanto al ritorno per raggiungere il lavoro. Per questo, quando si è aperta la possibilità di trasferirsi nel cohousing Tetti Rossi non se l’è lasciata sfuggire e ha tirato un sospiro di sollievo. «È cambiato tutto, non mi pareva vero di poter fare casa e bottega, se piove non ho neppure bisogno di portare l’ombrello», dice.

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Ilaria nel giardino della Casa internazionale delle donne

Un rifugio nel cuore di Roma, con una lista d’attesa lunghissima

Inaugurato ufficialmente nel marzo 2025, il cohousing Tetti Rossi è promosso e gestito dalla cooperativa sociale Programma Integra negli spazi della ex foresteria della Casa internazionale delle donne. «Rappresenta un porto sicuro per studentesse, lavoratrici a basso reddito o donne segnalate dai Centri antiviolenza», spiega la coordinatrice Silvia Pistillo (nella foto di apertura). «Dopo una fase di ristrutturazione dei locali, ora possiamo andare finalmente a regime con un totale di 25 posti. Sono tutte donne italiane o straniere, senza figli minori a carico, con una fonte di reddito da lavoro o assimilabile, come l’Adi o la Naspi che consente loro di provvedere al proprio mantenimento e di pagare un prezzo calmierato per le varie tipologie di stanze, singole, doppie o quadruple», prosegue.
Nel primo anno e mezzo di attività da Tetti Rossi sono passate 35 donne tra i 20 e i 50 anni di cui dieci italiane, tre provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, due afghane, due algerine, due croate in Erasmus e le altre delle più varie nazionalità. «Nella maggior parte dei casi si tratta di donne che lavoravano, un terzo sono studentesse alla ricerca di un impiego», prosegue Pistillo. «Abbiamo avuto colf, cameriere, commesse, Oss e un paio che svolgevano tirocini per diventare sarte o giardinerie».
L’accesso al cohousing di Via della Lungara avviene attraverso i Centri antiviolenza, su segnalazione dei servizi sociali capitolini o di altre organizzazioni del Terzo settore, oppure tramite autocandidatura. «Ma la lista d’attesa è lunghissima», chiarisce la coordinatrice. «Ci sono tante donne che, pur disponendo di un reddito, non riescono a pagare un affitto. Qui le sosteniamo facendo rete con altre organizzazioni sociali e con le tante realtà presenti all’interno della Casa Internazionale delle donne, che possono mettere a disposizione un supporto di tipo burocratico, legale o psicologico». La permanenza iniziale è di sei mesi, prorogabile di sei mesi in sei mesi, fino a quando le ospiti non riescono a raggiungere una propria autonomia. Un traguardo non facile, soprattutto a Roma, dove gli affitti si mangiano gran parte dei salari. «L’unica possibilità è andare a vivere in appartamenti con altre persone, spesso riuscendo a pagare solo un posto letto», ammette Pistillo. «Solo una delle nostre ospiti è riuscita ad affittare un monolocale».

Dalla convivenza alla comunità, le relazioni che fanno casa

Un cohousing però non è una semplice coabitazione, con relativa condivisione degli spazi e delle spese. È un luogo di scambio culturale e solidarietà tra donne di generazioni e provenienze diverse. Lo sa bene Ilaria, che nel valore della comunità crede tantissimo. «Con i miei 51 anni sono la più anziana del gruppo», chiarisce. «Figlia unica di madre vedova, divorziata e madre a mia volta di un’unica figlia, ho sempre desiderato una grande famiglia. Quando sono arrivata qui mi hanno raccomandato di non fare la mamma, ma io continuo a coltivare l’utopia di raggiungere un equilibrio in cui, pur non essendo necessariamente tutte amiche, riusciamo a stabilire un rapporto di collaborazione e comunicazione».
Tra le più giovani della casa c’è invece Josiane, che è arrivata a Tetti Rossi lo scorso marzo. Nata a Torino nel 2003, si è trasferita a Roma dopo aver frequentato il cosiddetto semestre filtro, che ha modificato il sistema di accesso ai corsi di laurea in Medicina. «Una volta superato il concorso, non avendo raggiunto il punteggio necessario per restare nella mia città, ho scelto di spostarmi a Roma dove avevo delle conoscenze», racconta. «Anche a Torino abitavo in cohousing, lì sono molto più diffusi che a Roma, dove nessuno sa cosa siano. Sono stata io stessa a candidarmi su suggerimento di una mia amica, perché le case dello studente erano tutte piene e non potevo permettermi di pagare un affitto. Senza Tetti Rossi avrei perso la possibilità di proseguire gli studi di Medicina». Insieme ad altre ragazze del cohousing, Josiane organizza passeggiate nel quartiere e serate cinema, proiettando talvolta i film sulle pareti del lungo corridoio sul quale si affacciano le camere da letto. Altre volte si ritrovano tutte nel bel giardino della Casa Internazionale delle Donne, le studentesse a studiare, le altre a fare due chiacchiere. Nel frattempo Josiane coltiva la sua passione per la scrittura: le poesie che compone fin da quando ha memoria e,  ultimamente, anche i romanzi gialli. Un amore che forse un giorno diventerà qualcosa di più di un diletto personale, ma che intanto può mettere a disposizione di tutte. «In un angolo sperduto della casa abbiamo trovato una lavagnetta magnetica abbandonata», dice. «Sarebbe bello scriverci ogni giorno una frase diversa. È da un po’ che ci penso e credo che presto lo farò».

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