ROMA, RIPOPOLARE IL CENTRO STORICO CON IL COHOUSING INTERGENERAZIONALE

Mentre nel Municipio I di Roma un quarto degli abitanti ha più di 65 anni e quasi il 30% di questi vive solo, PensaRomaLab propone il cohousing intergenerazionale come risposta allo svuotamento e l’iperturistifcazione del centro storico. Usando patrimonio pubblico e appartamenti privati, per rispondere insieme a due emergenze: la solitudine degli anziani e l’impossibilità per i giovani di trovare affitti accessibili

di Antonella Patete

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Nella Roma degli affitti brevi o alle stelle, dell’iperturismo e della sostituzione delle attività commerciali con attività di somministrazione di cibi e bevande, c’è chi si interroga su come arginare, almeno in parte, il processo e riportare a nuova vita un centro storico sempre più afflitto dai problemi dello spopolamento, dell’invecchiamento demografico e delle difficoltà di accesso alla casa. Una soluzione, in questo senso, potrebbe essere il cohousing intergenerazionale: un modello abitativo, quello del cohousing, nato nel Nord Europa e sempre più popolare, almeno nelle intenzioni, anche dalle nostre parti, dove le persone condividono spazi comuni e servizi in uno spirito di collaborazione e mutuo aiuto. E che nel caso del cohousing intergenerazionale metterebbe insieme le esigenze di due fasce di popolazione vulnerabili, con vantaggi da parte di entrambe: gli anziani che potrebbero trovare compagnia e supporto alle attività della vita quotidiana e i giovani che tornerebbero a riabitare le aree centrali della città, senza dover affrontare viaggi interminabili solo per raggiungere il luogo di lavoro.

Mirabile (PensaRomaLab): «Molti lavoratori del turismo sono costretti a un pendolarismo estenuante»

«L’idea parte dal lavoro dell’associazione PensaRomaLab, formata da un gruppo di cittadine e cittadini che condividono l’idea ambiziosa di ripensare le politiche pubbliche della città per renderla più vivibile e vicina alle necessità della popolazione», spiega la presidente Maria Luisa Mirabile che, insieme ad altri volontari e volontarie di PensaRomaLab, negli ultimi anni ha fatto parte anche del Grorab, il Gruppo romano per la regolamentazione degli affitti brevi: un raggruppamento di associazioni e cittadini che dal 2022 sta portando avanti una battaglia contro la turistificazione selvaggia. «Mentre attendiamo l’emanazione del Regolamento sugli affitti brevi di Roma Capitale, che dovrebbe essere finalmente licenziato entro l’autunno, PensaRomaLab ha cominciato a riflettere su come ripopolare il Municipio I in maniera democratica e sostenibile. Mescolando le generazioni, il cohousing intergenerazionale punta a creare una sorta di famiglia estesa, ispirata a un modello precedente rispetto a quello della famiglia nucleare di tipo novecentesco, dove le diverse generazioni possano davvero supportarsi a vicenda, secondo le possibilità e le capacità di cui ciascuna età è portatrice», prosegue Mirabile. «Ci sono molti lavoratori del turismo costretti ogni giorno a un pendolarismo estenuante e a dover ricorrere a soluzioni scomode per i propri figli, perché non possono permettersi di vivere vicino al luogo di lavoro. Il cohousing intergenerazionale rappresentare una possibile risposta anche sul piano simbolico, culturale e politico».

In vent’anni la popolazione del centro storico è calata del 20%

La proposta di cohousing intergenerazionale elaborata da PensaRomaLab è stata presentata il primo luglio presso la sede del CSV di Via Galilei, nel Municipio I, nel corso di un incontro molto partecipato a cui hanno preso parte istituzioni, organizzazioni di Terzo settore e cittadini. Il documento richiama la legge delega 33 del 2023 e il successivo decreto attuativo 29 del 2024, la normativa nazionale che riconosce il cohousing, incluso quello intergenerazionale, come politica pubblica. Inoltre, ricorda il documento, il calo accentuato dei residenti del centro storico nel corso degli ultimi anni, l’alta presenza di anziani soli e i costi degli affitti proibitivi per una famiglia che possa definirsi normale rendono il Municipio I il luogo elettivo per la sperimentazione di questo nuovo modello dell’abitare. E, se nell’intera città di Roma vivono circa 250mila anziani soli, nel centro storico l’inverno demografico colpisce in maniera più drammatica. Nel Municipio I, in particolare, gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione totale, una quota superiore alla media cittadina. E, considerando che quasi il 40% dei residenti vive da solo, si stima che anche la percentuale di anziani raggiunga una quota tra il 25% e il 35%. Quanto allo spopolamento dovuto al turismo, il documento rivela che solo tra il 2023 e 2024 il Municipio I ha perso 1.700 abitanti, mentre il crollo di lungo periodo della popolazione residente si attesta al –20% negli ultimi 20 anni, con picchi di oltre il –45% a Trastevere e una media del –38% nei rioni storici. Parallelamente, i prezzi degli affitti hanno raggiunto i 30,7 euro a metro quadro, con il 45% dei nuclei del centro storico che non è proprietario della casa in cui vive e una presenza quasi nulla di alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Cohousing intergenerazionale: la proposta di PensaRoma Lab

«La nostra proposta prevede, in primo luogo, il recupero e l’utilizzo di beni immobiliari pubblici gestiti dalle stesse istituzioni con il supporto delle organizzazioni di terzo settore e, se questo non fosse possibile in tempi brevi, di utilizzare appartamenti privati messi a disposizione da anziani soli a favore di giovani disponibili a offrire prestazioni in chiave solidale», sottolinea Mirabile. A suffragare la prima ipotesi sarebbe, peraltro, la stessa legge 33 del 2023 che prevede l’uso del patrimonio pubblico per promuovere esperienze di cohousing. «Attendiamo anche l’approvazione di una delibera capitolina sul censimento di tutti gli alloggi e gli esercizi commerciali del Municipio I di proprietà del Campidoglio o dell’Ater da poter destinare all’abitazione stabile di nuovi residenti», dice ancora la presidente PensaRomaLab. Da una prima stima è emerso che il patrimonio disponibile ammonterebbe a 1.300 locali e 2mila appartamenti abitabili da circa 5mila persone».

La ricognizione indipendente di PensaRomaLab e il ruolo delle Agenzie sociali per l’abitare

Nel frattempo, mentre si spera che la delibera, una volta approvata, possa davvero invertire la rotta insieme alla decisione da parte di Ater di non vendere gli immobili all’asta, PensaRomaLab ha effettuato una prima ricognizione indipendente. «Ho effettuato una rilevazione degli immobili residenziali pubblici e privati del centro storico che potrebbero ospitare esperienze di cohousing intergenerazionale», spiega Paola Rosati, architetta e volontaria dell’associazione. Da Corso Vittorio Emanuele a Via dei Cappellari, alle spalle di Piazza Navona, passando per Trastevere, sono tanti i ruderi, i giardini segreti, le pertinenze, i “buchi urbani” che ben si presterebbero a ospitare esperienze di cohousing, facendo leva anche sulla presenza degli anziani che vivono ancora il centro storico seduti a prendere il fresco davanti alle porte delle ultime attività commerciali. «Del resto», conclude Rosati, «in diversi Municipi capitolini sono già presenti le prime Agenzie sociali per l’abitare (Asa), nate con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di alloggi in locazione a canone concordato, prospettando vantaggi sia per il locatore che per il locatario. Non ci sembra velleitario proporre che l’Asa, con adeguati finanziamenti, possa collegarsi alle esperienze più avanzate nella ricerca di un modo di abitare innovativo, comprese forme di coabitazione tra proprietari residenti in alloggi sottoutilizzati e inquilini disposti a condividere spese, aiuto e supporto. Soprattutto è importante lo scambio di esperienze ad oggi sviluppate in una rete nazionale», conclude. «Il futuro è già in corso».

All’incontro sono intervenuti Barbara Funari, assessora alle Politiche sociali e alla Salute di Roma Capitale, Lorenza Bonaccorsi, presidente del Municipio I Roma Centro,Yuri Trombetti, presidente della Commissione capitolina Casa e Patrimonio, insieme a Fiorenza De Riu (Sapienza Università di Roma), Cecilia Reynaud (Università Roma Tre), Luigina Di Liegro, presidente della Fondazione Luigi Di Liegro, e Sandro Polci, architetto ed esperto di cohousing.

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