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IL BIBLIOCARRELLO: SE I BAMBINI NON VANNO AI LIBRI…

IL BIBLIOCARRELLO: SE I BAMBINI NON VANNO AI LIBRI…

Il Bibliopoint Perlasca, biblioteca di Pietralata, ha lanciato un progetto che permette di portare i libri ai bambini delle scuole più lontane

Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto. Questo è il detto. E il Bibliopoint Perlasca, biblioteca che sorge all’interno dell’Istituto Comprensivo Giorgio Perlasca nel quartiere di Pietralata, a Roma, ha avuto un’idea tanto semplice quanto geniale: sei i bambini non vanno ai libri, saranno i libri ad andare ai bambini. È nato così il Bibliocarrello, un’iniziativa di promozione alla lettura destinata agli alunni della scuola primaria, con cadenza mensile. Pensate alla scena: in aula irrompe un lettore con un carrello pieno di libri. E da questo prende quelli adatti al livello di lettura della classe, e propone di leggere ad alta voce dei passi dai libri scelti. Alla fine della lettura, i bambini sono liberi di prendere in prestito i libri che preferiscono. Un mese dopo, il carrello torna in classe, così i bambini possono restituire i libri e prenderne in prestito altri. Questa piccola grande idea, nata come esperimento, è diventata un progetto più strutturato. E, grazie al crowdfunding terminato a gennaio di quest’anno, è potuto diventare un progetto strutturato e continuo.

 

UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER IL QUARTIERE. Il Bibliopoint Perlasca è nato come biblioteca nel 1999, ma era una biblioteca solamente scolastica e non era prevista una vera apertura al pubblico. Con il fatto che era utilizzata solo dagli studenti, non c’era movimento, e pian piano se ne è dimenticata anche la scuola.

bibliopoint perlasca Nel 2013 è stata riaperta, a partire dalla scuola e dal territorio: il Bibliopoint Perlasca fa parte di Biblioteche di Roma, è un punto riconosciuto anche se non ha alcun tipo di finanziamento comunale. «Grazie al progetto Mediazione Sociale che ha spinto i cittadini attivi a unirsi per fare qualcosa di concreto sul territorio, è stato riaperto realmente, anche al pubblico, senza restare un soggetto meramente scolastico» ci spiega la bibliotecaria, Margherita Porena.

«La vocazione territoriale della biblioteca non è mai mancata». L’apertura del Bibliopoint Perlasca si basa esclusivamente su attività di volontariato del territorio, soprattutto dei TiPiattIVi, attività di docenti, alcuni volontari, alcuni su incarico del preside. Negli ultimi anni c’è stato un volontario di Anteas, mandato dal municipio, una volta a settimana. Da quest’anno c’è un volontario del servizio civile nazionale, una presenza quotidiana, e alcuni volontari del servizio civile del comune, a giorni alterni.

«Ma l’anima è il volontariato del territorio» ci spiega Margherita Porena. «Non solo per l’apertura, ma anche per le donazioni. Le nostre raccolte vengono da donazioni del territorio, e dal fatto che partecipiamo a tantissimi concorsi che mettono a bando libri». Il Bibliopoint Perlasca oggi può contare su circa 11mila volumi, di cui 4mila libri per ragazzi, che è la sezione che si cerca di accrescere di più. C’è la possibilità di fare il prestito digitale on line, il catalogo è on line da due anni. C’è l’accesso a internet, fornito dalla scuola. E vengono organizzati molti eventi – presentazioni, reading, concerti – su proposte dal territorio, e di un comitato fatto dai cittadini attivi, i responsabili della biblioteca e la scuola.

 

 IL BIBLIOCARRELLO AVVICINA I RAGAZZI AI LIBRI. L’idea del Bibliocarrello è nata tre o quattro anni fa, semplicemente perché i ragazzi degli altri plessi delle elementari non venivano in biblioteca, e i libri di ragazzi restavano lì. «Non c’è cosa più triste dei libri che restano sugli scaffali» riflette Porena.

bibliopoint perlasca «Il problema non era che i bambini non volessero leggere, ma la distanza con la biblioteca, difficile da coprire per i bambini. Per arrivare dalle scuole di via Pomona e di Piazza Sacco devi attraversare via di Pietralata, che non è consigliabile per i bambini. Per ovviare a questo problema abbiamo pensato di portarli noi i libri: se i bambini non vanno ai libri, i libri vanno ai bambini». All’inizio erano sette le classi coinvolte, oggi sono diciannove. «C’è stata una bella risposta, sia da parte dei bambini, sia delle maestre» spiega Margherita Porena. «A Pietralata non ci sono molti luoghi culturali, e i bambini non conoscono neanche le biblioteche come concetto. Quando sono andata a fare delle letture ho detto loro di venire in biblioteca. E mi hanno chiesto quanto costasse. Non credevano che fosse gratuito…»

Il momento dell’arrivo in classe del Bibliocarrello è molto emozionante. «I bambini sono molto incuriositi: entriamo con un carrello preparato ad hoc, allestito con scritte e cartelloni» ci racconta.  «Molto spesso si avventano sulla cattedra per vedere cosa succede, altre volte restano ai banchi e aspettano la lettura. Poi vengono a vedere quali libri ci sono, iniziano anche le discussioni, questo lo voglio io, no lo voglio io. Una cosa bella è che si scambiano i libri tra di loro, se li consigliano. Faremo anche una classifica dei più apprezzati».

 

UN PROGETTO CHE DOVEVA CRESCERE. Alla fine dell’anno scorso ci si è resi contro che il numero delle classi era troppo grande per un lavoro solo volontario. «Ci sono 500 bambini nel Bibliocarrello, significa che ci sono almeno 500 prestiti al mese» spiega Margherita Porena. «Gestire tutto esclusivamente con il lavoro volontario sarebbe stato molto difficile, non potevamo più contare solo sulla buona volontà. Una mole di lavoro così alta implica una professionalità, serve un rispetto delle tempistiche, e necessita quindi di un personale pagato».  E allora si è deciso di ricorrere a una raccolta fondi. «Abbiamo cercato di individuare le cose più importanti» continua. «A partire dall’acquisto di nuovi libri: a parte le donazioni e qualche concorso a cui partecipiamo non ci sono soldi per l’acquisto di nuovi libri, e i bambini stessi, alla fine di un’annata di Bibliocarrello, chiedevano nuovi libri, come Geronimo Stilton, o la serie delle Bollicine. Una parte dei fondi serviva all’organizzazione, al trasporto dei libri e alla gestione dei prestiti, e una parte è dedicata al lavoro del lettore, che è importante per invogliare i bambini a leggere sempre di più». Per finanziare questo progetto si è ricorsi al crowdfunding (grazie alla piattaforma Eppela) che ha permesso al progetto di crescere tanto. «I bambini sono contenti, le maestre sono soddisfatte» afferma Margherita. «Siamo riusciti nell’impresa».

 

bibliopoint perlasca L’ARTE DEL CROWDFUNDING. E MINECRAFT. Raccogliere fondi con il crowdfunding, però, non è una cosa facile. «È stata la nostra prima esperienza, è stato un andare avanti per prove ed errori» ci spiega Margherita Porena. «Serve molta comunicazione. È importante comunicare da prima che parta il crowdfunding, per far capire alle persone cosa vuol dire, prepararli, far sapere come funziona una raccolta fondi di questo tipo, in cui i soldi arrivano se si raggiunge il limite stabilito, altrimenti ognuno se li riprende. Abbiamo creato molti momenti di incontro in biblioteca, concerti, letture, per sponsorizzare la raccolta fondi, abbiamo chiesto una mano alla parrocchia».

Nel frattempo il Bibliopoint Perlasca ha vinto altri bandi. Come quello per le biblioteche scolastiche innovative, grazie al quale sarà aperta una nuova ala della biblioteca, dedicata all’informatica. E come uno dei bandi Pon per l’inclusione sociale. «Grazie a questo abbiamo attivato corsi di formazione estivi per ragazzi, tra cui uno sulla progettazione di una biblioteca: progetteremo una nuova biblioteca su Minecraft (un gioco della Lego per computer, ndr). Il crowdfunding ci ha dato la spinta per continuare nel mondo dei progetti».

 

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Maurizio Ermisino
Maurizio Ermisino

Curioso fin da piccolo, è sempre stato attratto da tutto ciò che è immagine in movimento e suono elettrico. In due parole: cinema e rock. In un master ha incontrato le altre due passioni della sua vita: Chiara e il sociale. Oggi si occupa della comunicazione del progetto Well-Fare | Tra mediazione e comunità, costruire il welfare locale. http://www.well-farecomunita.it/

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