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BOYHOOD: VEDER CRESCERE TUO FIGLIO IN TRE ORE

BOYHOOD: VEDER CRESCERE TUO FIGLIO IN TRE ORE

Il capolavoro di Richard Linklater è frutto di una collaborazione con il tempo: vediamo un personaggio crescere davvero, in un unico film

La lavorazione di “Boyhood” è durata 12 lunghi anni. Richard Linklater ha seguito la crescita del protagonista, Mason, dall’età di 6 anni, nel 2002, fino a 18. Ellar Coltrane, che interpreta Mason, è cresciuto con la macchina da presa come compagna di giochi: lo conosciamo che è un bambino, e lo lasciamo mentre sta per andare all’università, e ha cambiato aspetto, voce, interessi. In 12 anni, Linklater ha girato in tutto 39 giorni, riunendo attori e troupe ogni anno per 3 o 4 giorni, fissando ogni anno un’immagine del ragazzo in crescita, e raccontando alcuni momenti della sua vita. Evitando grandi eventi, o svolte drammatiche, come si crede debba raccontare sempre il cinema, con buona pace di Hitchcock. Cercando invece di mostrare la normalità dell’evoluzione di un ragazzo. Mente sullo sfondo scorre anche la recente storia americana, l’11 settembre, la guerra in Iraq, l’elezione di Obama, insieme al protagonista crescono anche gli altri attori, Ethan Hawke e Patricia Arquette, che interpretano i suoi genitori, e Lorelei Linklater, che nel film è la sorella. E, se vedere sui volti di Hawke e Arquette il passare del tempo è un naturale effetto speciale funzionale al racconto, vederlo su Ellar Coltrane è sconvolgente, come vedere il proprio figlio crescere in tre ore, capire che quel bambino può diventare un uomo.

Così è la vita

“Boyhood”, come ha dichiarato il suo autore, è il frutto di una collaborazione con il tempo. E, aggiungiamo noi, di una collaborazione tra cinema e vita. Perché, nel corso del tempo, la vita di Ellar Coltrane e quella del suo personaggio hanno iniziato a convergere. È anche per questo che in “Boyhood” troviamo tanta vita. Come non ne abbiamo mai vista finora al cinema.

Richard Linklater, regista di Boyhood
Richard Linklater, regista di Boyhood

Linklater lavora ancora sul rapporto tra cinema e tempo, come aveva fatto con la sua trilogia formata da “Prima dell’alba”, “Prima del tramonto” e “Before Midnight”, che segue gli stessi personaggi e gli stessi attori a dieci anni di distanza, fissando il passare del tempo sui volti dei suoi protagonisti, che invecchiano allo stesso modo dei suoi attori. Aveva fatto qualcosa di simile Francois Truffaut con il suo Antoine Doinel, il protagonista de “I 400 colpi”, seguito, sempre con il volto di Jeanne Pierre Leaud, in diverse età in altri film. Ma “Boyhood” è ancora più rivoluzionario, perché segue il passare del tempo in un solo film. Nel caso di Ellan/Mason il tempo diventa crescita, scoperta del mondo, un passo verso il futuro. Che sarà aperto, ignoto, come vediamo dall’inquadratura finale del film. Perché, a differenza del cinema, così è la vita.

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Maurizio Ermisino
Maurizio Ermisino

Curioso fin da piccolo, è sempre stato attratto da tutto ciò che è immagine in movimento e suono elettrico. In due parole: cinema e rock. In un master ha incontrato le altre due passioni della sua vita: Chiara e il sociale. Oggi si occupa della comunicazione del progetto Well-Fare | Tra mediazione e comunità, costruire il welfare locale. http://www.well-farecomunita.it/

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