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manifesto interreligioso

FINE VITA: NASCE IL MANIFESTO INTERRELIGIOSO

FINE VITA: NASCE IL MANIFESTO INTERRELIGIOSO

Nato con il decisivo apporto del volontariato e del Csv del Lazio, il testo firmato a Roma dai rappresentanti delle maggiori fedi religiose, di associazioni e strutture sanitarie riconosce nove diritti incentrati sul rispetto della persona

Si chiama Manifesto interreligioso dei diritti nei percorsi di fine vita: un nome un po’ lungo e un po’ freddo per un documento che riguarda un tema molto sensibile e attuale per tutti, anche per il volontariato. È stato firmato nei giorni scorsi a Roma, presso il complesso monumentale del Santo Spirito, dai soggetti promotori (Asl Roma 1, Tavolo interreligioso, Gmc-Università Cattolica del Sacro Cuore) e da rappresentanti delle comunità religiose, operatori delle strutture sanitarie, associazioni di volontariato e Csv del Lazio. Il testo, infatti, è frutto di una collaborazione pluriennale, che è iniziata nel 2010 con la stesura delle linee guida Accoglienza delle differenze e specificità culturali e religiose nelle strutture sanitarie ospedaliere della Regione Lazio e si è sviluppata con la costruzione di momenti di formazione sul fine vita e la pubblicazione del volume Salute e spiritualità nella Regione Lazio, pubblicato dai Centri di servizio per il volontariato del Lazio.

Questo manifesto – che la ministra della Salute Giulia Grillo ha detto di «condividere totalmente», aggiungendo che «bisognerà vedere come declinarla nelle procedure, ma è importante che siate arrivati sino a qui e che proseguiate» – nasce da una considerazione e da un impegno. La considerazione è che la persona rimane tale anche quando ha iniziato il percorso verso il fine vita, e che quindi ha una dignità e dei diritti che le vanno riconosciuti. L’impegno è di fare in modo che le strutture sanitarie siano sempre più in grado di rispettare questa dignità e di rispondere a questi diritti. Perché, come ha detto il direttore della Asl Roma 1 Angelo Tanese, «è proprio quando il percorso clinico mostra la sua impotenza, che il percorso di cura deve continuare e fare i conti anche con la dimensione spirituale della vita».

 

manifesto interreligioso
Renzo Razzano, presidente del Csv Lazio mentre firma il manifesto interreligioso

IL MANIFESTO INTERRELIGIOSO RICONOSCE NOVE DIRITTI. 1) a disporre del tempo residuo; 2) al rispetto della propria religione; 3) a servizi orientati al rispetto della sfera religiosa, spirituale e culturale; 4) alla presenza del referente religioso o assistente spirituale; 5) all’assistenza di un mediatore culturale; 6) a ricevere assistenza spirituale anche da referenti di altre fedi; 7) al sostegno spirituale e al supporto relazionale per sé e per i propri familiari; 8) al rispetto delle pratiche pre e post mortem; 9) al rispetto reciproco.

Affermazioni di principio, che passano tra l’altro attraverso la possibilità di pregare, il sostegno alle famiglie e soprattutto la possibilità di celebrare riti, come ha ricordato la presidente del Tavolo interreligioso, Maria Angela Falà, che ha ribadito – e non è stata l’unica – la necessità di considerare questo manifesto non un punto di arrivo, ma di partenza, perché ora occorre un forte lavoro di formazione del personale e l’individuazione di procedure, luoghi e tempi.

Il Manifesto ha anche una valenza culturale più ampia: non a caso per la firma è stata scelta una data all’interno della settimana che l’Onu ha dedicato all’armonia tra le religioni e a ridosso del viaggio del papa negli Emirati Arabi. Il presidente del Policlinico Gemelli, Pier Francesco Meneghini, ha sottolineato che questo progetto «lungimirante» «cade in un contesto dilaniato sotto il profilo sociale, economico e religioso». Un segnale di pace, la prova che il dialogo si può fare, che una civile convivenza rispettosa di tutti si può ancora costruire. E questo anche grazie al contributo del volontariato (Avo e Cittadinanzattiva), che si è impegnato costruttivamente nel percorso che ha portato fino a qui.

 

I FIRMATARI DEL MANIFESTO INTERRELIGIOSO. Hanno firmato il manifesto: Asl Roma 1 (Angelo Tanese, direttore generale); Tavolo interreligioso di Roma (Maria Angela Falà, presidente); Gmc – Università Cattolica del Sacro Cuore (Pier Francesco Meneghini, presidente); don Carlo Abbate (assistente spirituale Hospice Villa Speranza Roma), Vicariato di Roma (mons. Paolo Ricciardi, vescovo ausiliare delegato per la pastorale della salute diocesi di Roma); Unione chiese cristiane avventiste del Settimo Giorno (Stefano Paris, presidente); Diocesi ortodossa romena d’Italia (padre Ilie Ursachi, consigliere per la pastorale sociale e sanitaria); Federazione delle chiese evangeliche (pastore Luca Maria Negro, presidente); Centro islamico culturale d’Italia (Abdellah Redouane, segretario generale); Istituto buddista italiano Soka Gakkai (Alberto Aprea, presidente); Unione buddhista italiana (Giorgio Raspa, presidente); Unione comunità ebraiche italiane (Noemi Di Segni, presidente); Unione induista italiana (Franco Di Maria Jayendranatha, presidente); Csv Lazio (Renzo Razzano, presidente), Avo (Carla Messano, vice presidente Federavo e rappresentante delle regioni); Cittadinanzattiva (Antonio Gaudioso, segretario generale); Oss-Hospice Villa Speranza di Roma (Simone Cicuzza).

(Fonte: CSVnet)

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2 commenti su “FINE VITA: NASCE IL MANIFESTO INTERRELIGIOSO

  1. Mi lascia perplesso questo intervento nel privato di ciascuno di noi in un momento premortem va lasciata assoluta libertà a ciascuno di morire come vuole, invece si tende indirettamente a imporre regole specie per gli operatori sanitari. Non c è bisogno di concordare nulla a meno che non si tenti ancora una volta di obbligare a scegliere un percorso religioso che nega la libertà individuale!
    Dobbiamo premere affinché sia la libera scelta della persona riconosciuta dal legislatore anche nel momento della morte e premortem ed anzi si renda obbligatorio il rispetto della volontà del morente sia pro o contro la confessione religiosa prevalente sulla confessione religiosa degli operatori sociosanitari specie in struttura statali! Gli operatori e le strutture sanitarie non coartino la volontà delle persona ma si adegui o ad una richiesta sottoscritta dal defunto in presenza di due testimoni e del medico curante che ne sia l’esecutore testamentario delle volontà di morire.

  2. Il Manifesto Interreligioso non vuole essere un intervento nel privato, ma semplicemente un riconoscimento del fatto che per le persone la dimensione spirituale è importante, soprattutto nelle fasi più delicate della vita. Dunque, non solo i cattolici – che nelle strutture ospedaliere possono contare sulla presenza di assistenti spirituali, oltre che di cappelle per il culto – ma anche chi ha altre fedi ha diritto di non essere lasciato solo, avere appoggio spirituale e possibilità di celebrare riti pre e post mortem, Questo presuppone che anche il personale, medico e non, impari a conoscere e rispettare le altre fedi e culture.

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