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morti nel mediterraneo

MIGRANTI: UNA GIOVANE MAMMA MUORE PER SALVARE I FIGLI

MIGRANTI: UNA GIOVANE MAMMA MUORE PER SALVARE I FIGLI

Oggi il funerale a Ragusa: i suoi bimbi hanno vegliato il corpo durante i soccorsi. Dovevano arrivare legalmente. Gus parte civile al processo allo scafista

Charles arriva in Italia dalla Costa d’Avorio nel 2010, prima dell’ Emergenza Nord Africa del 2011, è uno dei primi, in un momento in cui il problema degli arrivi nel nostro paese è più gestibile. Fa subito richiesta di asilo politico e, dopo tre mesi in un centro di accoglienza a Gorizia, viene assegnato al sistema di protezione. Trasferito allo Sprar di Macerata, è affidato al Gus (Gruppo umana solidarietà), che riesce a dare un lavoro ed una sistemazione autonoma a molti ragazzi migranti. È ottobre e in pochi mesi Charles porta a termine tutto il suo percorso di accoglienza, viene segnalato come un ragazzo affidabile e comincia a lavorare come mediatore culturale con il Gus a Jesi, proprio per l’Emergenza Nord Africa, nel 2011. Riesce così ad assicurarsi una stabilità, fatta di un lavoro, una casa in cui vivere, «fa, per fortuna, il percorso di tanti», per usare le parole di Paolo Bernabucci, presidente del Gus.

Ancora morti nel Mediterraneo

In questi giorni Charles è a Ragusa. È partito da Jesi, dove vive stabilmente, per il riconoscimento del corpo della sua compagna, morta a bordo di un gommone diretto verso le coste italiane.

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Il bimbo di 6 e la bimba di 9 anni sono rimasti sulla spiaggia a vegliare il corpo senza vita della loro mamma fino alla fine delle operazioni di soccorso

Una mamma, che cercava di proteggere i suoi bimbi, un maschietto di 6 e una femminuccia di 9 anni, e che non ce l’ha fatta a superare il viaggio, a realizzare davvero il suo sogno di una vita nuova. Una giovane mamma partita dalla Libia insieme ai suoi bambini, che «forse in Libia è stata incarcerata, non sappiamo se abbia subito torture e sia poi riuscita a scappare con i figli», racconta Marcos Lopez, dirigente e coordinatore di alcuni progetti del Gus. «Voleva coprire i bambini, proteggerli dal freddo, ma proprio per il freddo è svenuta ed ha battuto la testa. È morta così, per il colpo in testa ed il congelamento. Poi la barca si è ribaltata ed è così che è stata individuata dalla Guardia costiera di Pozzallo. Ma lei era già morta. I bambini sono stati tratti in salvo per primi, insieme ai vivi. Lei è rimasta lì, finchè il suo corpo non è stato appoggiato sulla sabbia. E lì sono rimasti i suoi bimbi, a vegliarla, fino a che non si sono concluse tutte le operazioni e i soccorritori non li hanno portati via».

Il papà stava lavorando al ricongiungimento familiare

Charles non ne sapeva nulla. Per tutto il tempo che è stato necessario ad organizzare il viaggio, per tutto il tempo degli spostamenti prima di arrivare dalla costa D’Avorio in Libia lui era all’oscuro di tutto.
Ha saputo tutto da una telefonata, solo dopo che la polizia è riuscita ad individuarlo grazie al numero di telefono scritto a penna sui pantaloni del più grande dei figli.
Stava seguendo le pratiche per ricongiungersi con la sua famiglia. «Dovevano arrivare legalmente, con il ricongiungimento familiare, non con il barcone», spiega Bernabucci. «Mi sono molto interrogato, anche sulle nostre responsabilità. Charles lavora con noi da anni, ha uno stipendio, sa che da noi ha un sostegno e lo stavamo aiutando con il ricongiungimento. Purtroppo, mentre passavano i tempi richiesti, che non sono mai brevi, ha prevalso un familiare che, unico a conoscenza di tutto, ha spinto questa giovane mamma a partire con i suoi bimbi in altro modo, a bordo di un barcone».

La costituzione di parte civile è un dovere

Lo scafista è stato individuato grazie ad un selfie scattato da uno dei migranti e individuato dai poliziotti della squadra mobile di Ragusa. Ora è in attesa di essere processato e il Gus ha deciso di costituirsi parte civile.

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«Dovevano arrivare legalmente, con il ricongiungimento familiare, non con il barcone»

«È stata una decisione ferma. Credo che la costituzione di parte civile sia un nostro dovere, un dovere di chi si occupa di accoglienza, di chi si occupa dei vivi, di contestare in maniera politica e legale chi invece specula sul dramma di queste persone e organizza questi viaggi che finiscono troppo spesso col risolversi con la morte», continua Bernabucci.
«Credo che gli scafisti siano i nostri maggiori nemici, non si dovrebbe affrontare la roulette dei barconi per arrivare in Italia, per avere aiuto e soccorso. Dovrebbero esserci corridoi umanitari sicuri, certi, che permettano alle persone che fuggono dalle guerre, dalla persecuzione di arrivare e avere accoglienza».
«C’erano molti modi, che stavamo seguendo, per arrivare in modo sicuro. Se non ci fossero stati questi assassini ad organizzare i barconi , nulla di tutto questo sarebbe successo.
Anche il magistrato che ha raccolto la costituzione di parte civile è stato felice di questa scelta, è la prima volta che accade. Non cambieremo il mondo, ma daremo un messaggio».

Contro la logica del noi e loro, anche per quei bambini

Questa mattina Charles e i suoi bimbi, a Ragusa, hanno vegliato la loro giovane mamma nell’ultima tappa del suo ultimo viaggio. Domani lui tornerà a Jesi, mentre i due bimbi «resteranno, per ora, in una comunità a Ragusa gestita dalle suore e dai servizi sociali.

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«Ora dovremo inventarci modi per diventare, per tanti anni, tutte le mamme che riusciremo ad essere»

Stanno bene, è un bel posto e hanno trovato anche altri giovani ospiti molto carini che li hanno “adottati” e si prendono cura di loro», racconta Lopez. «È stato concordato con il giudice un passaggio molto veloce con i servizi sociali di Jesi in modo da individuare, anche insieme al Gus, una famiglia vicina a Charles che si prenda cura di loro, ma ci vorrà comunque un po’ di tempo. Si è fatta questa scelta perché Charles vive da solo insieme a suo figlio di 15 anni».
Ora «ci stiamo organizzando per aumentare l’orario di lavoro a Charles, per assicurargli un reddito più alto, trovare una baby sitter, stiamo pensando a borse di studio», spiega il presidente del Gus, ma soprattutto ora «dovremo inventarci modi per diventare, per tanti anni, tutte le mamme che riusciremo ad essere, per il futuro di questi bambini».
E oggi, nel giorno dei funerali di questa donna tanto a lungo vegliata dai suoi figli, tornano alla mente i fatti del ferrarese. «Io lotto anche di notte, mentre dormo, contro la logica del noi e loro, che nel secolo scorso ha portato ai gulag, ai campi di concentramento e che è molto pericolosa. C’è una umanità sospesa: siamo capaci di commuoverci per una telenovela, non lo siamo altrettanto per qualcuno che ci sta accanto. Purtroppo nell’Italia di questo momento storico, MafiaCapitale è stato un grande alibi che ha dato la possibilità a tutti di essere razzisti, dichiarando di non esserlo. Di costruire ragioni scaricando responsabilità. Sugli interessi, sulla corruzione, sul Papa, le istituzioni e gli speculatori. Noi siamo vittime ogni giorno di questo fenomeno tutto italiano. La strada è continuare a testa bassa a fare un lavoro di qualità, ponendosi obiettivi piccoli e individuali. Anche Charles era un nostro piccolo successo, una persona che aveva compiuto il suo percorso».
Domani Charles a Jesi guarderà il mare, che ha ingoiato un’altra donna, un’altra compagna, un’altra mamma. Mentre noi continueremo a girare in tondo come banderuole impazzite, cercando nuove scuse che ci lavino le coscienze. Aspettando che arrivi Mary Poppins. E che il vento cambi.

In copertina: Porta di Lampedusa – Porta d’Europa, opera di Domenico Paladino inaugurata nel 2008

Chiara Castri
Chiara Castri

Giornalista pubblicista, lavora nell’area comunicazione e promozione del Cesv. Da sempre divisa tra "Pulp fiction" e "Cenerentola", ama l'imperfezione. Il suo impegno è educare i suoi bimbi all'amore per la vita e per le pagine di un buon libro

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