ALCOLISMO: NEL LAZIO MANCANO I SERVIZI

un’indagine del Centro di Riferimento Alcologico del Lazio rivela il ruolo chiave delle associazioni in questo campo

di Isadora Casadonte

Più di 2/4 dell’assistenza agli alcolisti è fornita dal volontariato, 1/4 è garantita dal Servizio pubblico, il restante da Comunità, cooperative, enti privati. Questo uno dei dati rilevati nel nostro territorio dal CRARL – Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio, tra settembre 2013 e gennaio 2014. L’indagine, ancora in corso, pende il nome di SAM (Servizi Alcologici Mappati) e mira ad individuare le tipologie e le caratteristiche delle strutture d’assistenza per alcolisti presenti nella regione, per poi potenziarne la rete e rafforzarne l’intervento “integrato”.

Utenti in aumento, strutture insufficienti

La mancanza di risorse umane e materiali investite nei servizi è uno dei fattori che emerge chiaramente fin dalla prima fase dell’indagine del CRARL. Il numero di strutture a disposizione degli utenti, calcolate in rapporto agli abitanti, ben testimonia questa carenza: in fondo alla classifica troviamo la capitale, con una popolazione di 4.455.000 persone e sole 118 strutture, una ogni 37.755 abitanti. La più virtuosa è invece Rieti con 19 strutture distribuite sul territorio, una ogni 8.696 abitanti. Crarl « Ogni anno nel Lazio si registrano tra i 2.000 e i 2.300 nuovi casi di alcolismo – ci dice il prof. Mauro Ceccanti, responsabile del CRARL – nel pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma si sono registrati, nel solo mese di dicembre 2014, 650 accessi legati al consumo di alcol. I numeri degli utenti sono in aumento e attualmente è molto difficile garantire una risposta a tutti ».

A rischio di dipendenza sembrano soprattutto i giovani: negli ultimi anni è aumentata la percentuale di bambini e ragazzi che consumano alcol e rischiano di farne un uso non moderato nel corso della vita. In aumento, sempre tra i più giovani, anche il consumo di super alcolici.

Fare rete: Regione e volontariato insieme

CRARL
Numero di strutture per abitanti

Non solo le strutture d’assistenza sono poche, anche la loro incisività sembra limitata. Il CRARL parla di “volatilità” degli interventi e scarsa operatività dei Centri, denunciando l’“assenza quasi totale di coordinamento territoriale” e di un piano d’assistenza integrato. In questo senso, i Centri/Servizi appaiono come delle vere e proprie “monadi”, spinte in direzioni diverse senza un progetto comune.
Ecco perché diventa essenziale sviluppare  la cosiddetta “Rete Sociale”, intesa come intervento di sostegno alla persona che tenga conto sia degli aspetti sanitari che sociali, in una prospettiva integrata.

Il progetto SAM prevede una seconda fase, nella quale il Centro di Riferimento Alcologico del Lazio intende avviare la sottoscrizione di Protocolli d’intesa con le associazioni del territorio e condividere linee guida d’intervento, che saranno stabilite entro il 31 dicembre 2015. « Il volontariato ricopre un grosso ruolo nell’assistenza e continuerà ad averlo – dice il prof. Ceccanti – con l’attivazione della rete contiamo però di mettere insieme il suo impegno con quello del CRARL, a partire da linee d’intervento comuni che garantiscano un servizio più efficiente».

 

 

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