CAMPUS VISIVO: DIRITTO ALLA VISTA, DIRITTO ALLO STUDIO

Offrire agli studenti universitari che provengono da famiglie con un reddito ISEE basso l’accesso a visite oculistiche e a occhiali da vista è l’obiettivo del progetto Campus Visivo, già attivo All’Università di Tor Vergata a Roma e del protocollo d’intesa tra Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia e CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane

di Maurizio Ermisino

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«Il diritto alla vista non è uno slogan, è un diritto che va difeso». Lo ha detto Leonardo Maria Del Vecchio, Presidente Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia, che in tutto il mondo, in 12 anni di attività, ha realizzato più di un miliardo di screening della vista e donato più di un miliardo di occhiali nuovi. Offrire agli studenti universitari che provengono da famiglie con un reddito ISEE particolarmente basso l’accesso a visite oculistiche e, quando necessario, occhiali da vista: è questo l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto tra Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia e CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, presentato venerdì scorso a Roma alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. È un progetto, chiamato Campus Visivo, che vuole sostenere la salute degli studenti universitari in condizione di maggiore fragilità, un programma di grande valore scientifico e sociale in grado di diventare un punto di partenza, un modello da portare avanti in tutte le università italiane. «Guardiamo alla vista non solo come un problema clinico, ma come un problema sociale» ci ha spiegato Andrea Rendina, Segretario Generale della Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia, che abbiamo intervistato a margine dell’evento. «Per noi dare una vista migliore a uno studente significa dargli la possibilità di costruirsi una vita migliore. Stiamo rimuovendo un ostacolo a una situazione già fragile di per sé, che una cattiva vista va a peggiorare. «Vogliamo rimuovere questo gap perché così questa persona possa concentrarsi sugli studi».

Dalle cliniche temporanee a Campus Visivo

Il progetto nasce da un ascolto e da una convinzione ben precisa. «L’attività della fondazione è costituita in grandissima parte da questo piano mondiale di donazione di visite oculistiche e di occhiali da vista verso le persone fragili» ci racconta Rendina. «Nella nostra attività quotidiana, poi, cerchiamo di declinarla toccando le diverse tipologie di persone fragili. Per tutto l’anno abbiamo delle cliniche temporanee rivolte ai quartieri disagiati delle grandi città, o andiamo nelle carceri. Così come in tanti posti del mondo focalizziamo sul tema dello studente, che può essere delle elementari o, come l’ho interpretato io per l’Italia, universitario, perché come azienda svolgiamo un’importante attività di presenza nell’università. Un giorno alcuni di questi studenti potranno essere dei miei colleghi. Capiamo che c’è uno sforzo nello studio, che è anche quello economico, pensiamo agli studenti fuori sede: se aggiungiamo a questa una spesa per delle visite e delle terapie oculistiche, c’è una doppia pressione che gli studenti hanno e che noi in parte cerchiamo di alleviare». «Esiste un chiaro calendario raccomandato delle visite oculistiche nel corso della vita» continua. «Certamente la stagione degli studi è quella in cui si è più facilmente aggredibili, anche perché oggi si studia con i computer e i vari device. Li usiamo anche nel lavoro non fa assolutamente bene».

L’esperienza all’Università Tor Vergata di Roma

Il progetto degli screening gratuiti e dell’accesso agli occhiali da vista è partito già nel mese di marzo all’Università di Roma Tor Vergata. «L’iniziativa è nata dalla fondazione Essilor Luxottica» ci spiega Nathan Levialdi Ghiron, Rettore Università di Roma Tor Vergata. «L’anno scorso l’abbiamo realizzata nel quartiere, che ha problemi di disagio giovanile, e coinvolto il Municipio. Abbiamo deciso di replicarla quest’anno, dedicandola agli studenti. Abbiamo riscontrato un’ottima disponibilità sia da parte della fondazione sia di tutti gli studenti, sia da parte dei nostri docenti, che hanno messo a disposizione le professionalità per poter effettuare le visite. Abbiamo organizzato all’interno dell’Ateneo, presso il Rettorato, un’area dedicata, in mondo molto sostenibile: materiali riciclabili, box leggeri che si potessero spostare e trasportare. E garantendo anche la privacy. Dalle parole del Rettore è chiaro quale sia la sinergia: il personale qualificato e gli spazi dell’università, i macchinari, le lenti e le montature e gli allestimenti di Luxottica. «La risposta è stata eccellente, anche a sentire i feedback degli studenti», conferma il Rettore.

Le visite a Tor Vergata sono iniziate a marzo e dureranno fino alla fine del mese. «Sono oltre 960 i ragazzi che hanno partecipato» ci spiega Levialdi Ghiron. «In molti casi la cosa si è chiusa con l’accesso agli occhiali da parte degli studenti. In alcuni casi si sono rivelate patologie un po’ più gravi e gli studenti sono stati mandati al Policlinico con la possibilità di fare un approfondimento. Questo è un aspetto importante perché ci consente di fare prevenzione. Ed è importante a livello sociale, la cosiddetta “terza missione”: ci consente di anticipare attività di cura piuttosto che vivere in un momento successivo con dei costi sociali molto maggiori e aggravi in termini di sofferenza per gli utenti».

Al servizio hanno potuto accedere gli studenti con un ISEE fino a 13mila euro e hanno attivato la richiesta tramite una piattaforma on line. L’ISEE è fornito all’Università già in fase di iscrizione. «Abbiamo potuto fare la graduatoria molto rapidamente e partire con le visite» ci ha spiegato il Rettore. «È stato un servizio molto richiesto. Se lo replicassimo sarebbe utile. Si può implementare quindi questo modello di medicina preventiva. Per uno studente, dovendola utilizzare intensamente, la vista, è un elemento sostanziale». Il progetto continuerà a Tor Vergata? «Secondo me sì, ne sarei molto contento» risponde il Rettore. «Dipende dalla Fondazione e dalla loro disponibilità, ma mi sembra che ci sia. Avendo avuto un grande successo, penso che potrebbe essere replicabile».

Rendina: «Creare una rete solidale dedicata alla vista dei più fragili»

Secondo gli studi illustrati da Carlo Nucci, Professore di Oftalmologia e Prorettore vicario Università di Roma Tor Vergata, tra le nuove generazioni la prevalenza della miopia è in netto aumento. E che più elevato è il grado di istruzione, maggiore è la prevalenza della miopia. Quasi il 50% della popolazione universitaria presenta questo problema alla vista. Nella fascia tra i 18 e i 25 anni c’è il maggior tasso di progressione della miopia. E c’è il rischio che peggiori durante la vista universitaria. È stato dimostrato come la miopia sia uno dei fattori che spinge maggiormente a rivolgersi ad attività con dispositivi elettronici a scapito di attività all’aria aperta, che è esattamente il contrario di cosa dovrebbe fare chi è miope.

L’operazione è importante perché comincia a togliere la vista dal lusso, per renderla salute, un bene primario. E a fare questo è proprio un’azienda che opera anche nel segmento del lusso, che fa giustamente profitto. Ma che ha trovato il modo di restituirne parte alla comunità. «Questo è l’imprinting del fondatore, Il Cavalier Del Vecchio, una persona fragile che si è dovuto creare da zero. E non se l’è mai scordato» riflette Andrea Rendina. «Da una parte dobbiamo vedere un gruppo economico finanziario dedicato a innovare con servizi, prodotti, tecnologie per dare la migliore soddisfazione a clienti attuali e potenziali. Dall’altra, il gruppo ha creato la fondazione perché fosse dedicata a quelli che clienti non lo saranno mai. O perché non possono accedervi economicamente o perché in certe zone, come Africa e Asia, c’è carenza di ottici e oculisti. Ecco che siamo rivolti a questa seconda categoria di persone. Ma lo facciamo con lo stesso spirito della prima. Sono occhiali nuovi, la visita è una visita oculistica completa, come da qualsiasi medico oculista. Non è che perché sto facendo beneficienza che comprometto la validità che ti do. Abbiamo questo massimo segno di rispetto e di dignità verso la persona a cui ci rivolgiamo. Il Cavalier Del Vecchio ha esteso questo concetto a tutto il mondo. Oggi siamo in 140 Paesi anche di più. Quello che faccio in Italia lo fanno i miei colleghi in America e Asia».

Tutto questo fa parte di un disegno più ampio. «Il nostro sforzo è quello di creare una rete solidale dedicata alla vista dei più fragili» ci illustra Rendina. «Le istituzioni, i professionisti della vista, le associazioni del Terzo Settore, i volontari, la comunità universitaria. Tutti hanno competenze diverse, ma un obiettivo comune, che è quella che si chiama la sussidiarietà circolare. Vogliamo avere un impatto non un’iniziativa sporadica. Abbiamo preso di mira categorie fragili. E per loro abbiamo questo programma. E stiamo lavorando a dei centri oculistici solidali permanenti, in modo che le persone abbiano un riferimento nel tempo dove andare. Sono 5 in Italia: 3 a Roma, uno a Napoli e uno a Milano. E continueremo ad espanderli».

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