CAREGIVER FAMILIARI, LE CRITICHE AL DDL LOCATELLI

A qualche settimana dall’approvazione del ddl Locatelli da parte del Consiglio dei ministri le associazioni dei caregiver denunciano: “Noi mai invitati ai tavoli di confronto”. Nel mondo della disabilità c’è chi considera il provvedimento un primo passo e auspica un miglioramento nel corso dell’iter parlamentare. Ma su un dato tutti concordano: Insufficienti i 257 milioni di euro annui stanziati

di Antonella Patete

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Alla fine sono scesi in piazza, ma promettono che è soltanto l’inizio. Sotto l’ombrello dei Caregiver Familiari Uniti, rete nata appena lo scorso ottobre e formata da circa 60 organizzazioni e 20mila persone aderenti, lo scorso 27 gennaio più di 400 persone provenienti da tutta Italia si sono date appuntamento nella romana Piazza Santi Apostoli, a pochi passi da Montecitorio, per dire no al Ddl Locatelli, che sta facendo discutere l’intero mondo della disabilità. Un disegno di legge a lungo atteso, quello dedicato a quanti si prendono cura dei propri cari con disabilità o in condizione di non autosufficienza, in Italia 7 milioni secondo le stime dell’Istat, ma che ora rischia di deludere molti. «Dopo 10 anni in cui sono naufragate tante proposte di legge, finalmente oggi il Governo vara una norma per la dignità e il riconoscimento di tante persone che amano, che curano e non vogliono essere sostituite, ma affiancate in questo complesso compito di cura e di vita», ha dichiarato la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli il 12 gennaio, annunciando l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del Ddl Locatelli che dovrà passare all’esame delle Camere, per la prosecuzione dell’iter legislativo. Un primo tassello secondo la ministra, che pur non essendo perfetto, rappresenta in questo momento la migliore soluzione possibile per la vita di tante famiglie. «Questa proposta, frutto di un ragionamento, del confronto e di un tavolo di lavoro di altissima qualità è quella che può rispondere meglio alle esigenze di tutti», ha detto Locatelli. «Il tema delle tutele differenziate garantisce proprio questo. Ora inizierà l’iter parlamentare e sono certa che, grazie ai deputati e senatori che avranno voglia di contribuire in maniera costruttiva al testo, potremo ulteriormente migliorarlo. Dobbiamo, però, fare in fretta perché questo è solo l’inizio, abbiamo molto lavoro da fare insieme».

Corradi (Caregiver Familiari Uniti): «Difficile giudicare un Ddl che non abbiamo potuto leggere»

La versione della ministra non ha però convinto una fetta consistente del mondo della disabilità. Tra questi, i Caregiver Familiari Uniti, che del Ddl Locatelli contestano innanzitutto la mancata consultazione degli stessi destinatari della legge, quasi mai ammessi ai tavoli o agli osservatori governativi, pur essendo riuniti in migliaia di piccole associazioni sparse per tutta la Penisola. «È stato impossibile stabilire un dialogo con il ministero, che non ha mai risposto», sintetizza Alessandra Corradi, portavoce nazionale del CFU e presidente dell’associazione Genitori tosti in tutti i posti Aps, che dal 2013 segue tutti i tentativi di licenziare una legge sui caregiver familiari. «Le organizzazioni sedute al tavolo istituito dalla ministra Locatelli insieme alla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Calderone avevano sì i 5mila soci iscritti richiesti, ma non erano rappresentative dei caregiver familiari». Quanto al merito del Ddl Locatelli, per il momento la portavoce del CFU preferisce non commentare: «Di che cosa possiamo parlare se il testo non lo abbiamo ancora letto? Questo Ddl non è stato depositato e non è pubblico. Ci dobbiamo fidare di quello che ha detto la ministra Locatelli, ma un conto è il racconto a parole e un altro conto è leggere nero su bianco un testo di legge. E se le cose migliori sono quelle anticipate dalla ministra, non osiamo pensare a come possa essere il resto».

Ddl Locatelli: i punti salienti e il nodo delle risorse

Stando a quanto reso noto attraverso un’infografica pubblicata sul sito del ministero per le Disabilità, tra le misure principali del disegno di legge figurano l’inserimento nel progetto di vita o nel piano assistenziale individualizzato di servizi essenziali come la sostituzione in emergenza entro 24 ore, il supporto psicologico e l’accesso prioritario a visite, teleconsulti e interventi sanitari, ma anche il riconoscimento delle competenze di cura ai fini di qualifiche professionali nell’area sociosanitaria. Sul fronte del lavoro, invece, sono previste maggiore flessibilità oraria, ricorso al lavoro agile, ferie e permessi solidali come anche tutele contro le discriminazioni. Mentre per i giovani e studenti caregiver, il testo introduce la compatibilità tra servizio civile e attività di cura, l’esonero dalle tasse universitarie e il riconoscimento dell’esperienza di assistenza come credito formativo. Ma sono le tutele economiche quelle che stanno facendo più discutere: il diritto a un bonus di 400 euro mensili per i familiari conviventi con un carico assistenziale di almeno 91 ore settimanali, un Isee fino a 15mila euro e un reddito annuo non superiore a 3mila euro. Piuttosto magre, poi, le coperture stanziate. Per il trimestre 2026-2028 si parla, infatti, di 257 milioni di euro l’anno a partire dal 2027, quando cominceranno le erogazioni, mentre nel 2026 verrà messa a punto la piattaforma Inps per un totale 1,15 milioni di euro. E così, il 27 gennaio, sui cartelli dei manifestanti intervenuti alla manifestazione romana dei Caregiver Familiari Uniti si leggeva: «No all’elemosina di governo», «Siamo lavoratori a nero dello Stato», «Tutto sulle spalle delle famiglie».

Per Fish e Angsa il Ddl Locatelli è un passo avanti ma va migliorato

Tra le organizzazioni sociali disposte a dare maggior credito al governo, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (Fish) e l’Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo (Angsa) che hanno preso parte al tavolo ministeriale e, all’indomani della comunicazione da parte di Locatelli, hanno ribadito la propria disponibilità a proseguire il confronto con le istituzioni. «Per la prima volta nel nostro Paese, il tema del caregiver familiare viene affrontato in modo organico, superando una lunga fase caratterizzata da annunci e iniziative prive di risposte strutturali», ha dichiarato il presidente della Fish Vincenzo Falabella, in una nota. «Il disegno di legge passerà ora all’esame delle Camere per il completamento dell’iter legislativo. L’auspicio della Federazione è che il Parlamento sappia cogliere pienamente questa occasione, lavorando per approvare una normativa giusta, inclusiva e realmente efficace, capace di incidere positivamente sulla vita delle famiglie e di riconoscere il valore sociale, umano e civile della cura. Parla, invece, di riforma «con il freno tirato» l’Angsa che, dopo aver definito l’approvazione del Ddl «un passo avanti» e «un provvedimento atteso», ha espresso le proprie riserve: «La più impellente e strutturale è senza dubbio la drammatica carenza di risorse economiche dedicate», hanno fatto sapere. «Come già sottolineato in sede di confronto tecnico con i rappresentanti ministeriali, vi è il serio rischio che il testo legislativo, pur lodevole nelle intenzioni, si riduca de facto a una mera “dichiarazione di principio”. Se non adeguatamente finanziata, la legge non potrà tradursi in misure concrete ed esigibili, lasciando irrisolti i problemi quotidiani delle famiglie coinvolte». Inoltre, hanno precisato, «il sacrificio di questi caregiver– che spesso vivono in uno stato di isolamento e di precarietà economica – è la prova lampante di un welfare statale ancora insufficiente. Riconoscere il loro ruolo senza fornire strumenti e supporti economici adeguati significa perpetuare una delega di responsabilità iniqua e insostenibile».

Il peso della cura e il fenomeno degli omicidi-suicidi

E dalla situazione di disagio, isolamento e precarietà dei caregiver familiari si è parlato anche il 27 gennaio quando, al termine della manifestazione, il CFU ha organizzato una conferenza stampa alla Camera dei deputati, nel corso della quale sono stati presentati i dati di un sondaggio realizzato su un campione di 1000 intervistati. Dall’indagine, illustrata dalla referente piemontese dell’organizzazione, Lisa Orrico, emerge che Il 57% dei caregiver in Italia si definisce caregiver familiare 24 ore su 24 senza altro lavoro, mentre solo il 43% riesce a conciliare la cura con un’attività lavorativa. E tra chi non ha un lavoro, il 61,9% ha dovuto abbandonare il proprio impiego, il 28,2% non ha mai potuto accedere al mondo del lavoro mentre solo il 9,8% è in pensione. A richiamare l’attenzione sul cosiddetto “burden” del caregiver, una sindrome con manifestazioni psicofisiche simili al burnout, è stata invece, la stessa portavoce Corradi, che ha sottolineato il legame con il diffuso fenomeno degli omicidi-suicidi. «Dal 2014 come associazione Genitori Tosti teniamo il funesto conto di questi episodi che, dodici anni fa, erano abbastanza rari, due-tre all’anno, per poi avere un’impennata esponenziale dopo il Covid e per finire con anche due al mese, come è avvenuto nel gennaio 2026». Nonostante la depressione colpisca più frequentemente le donne, la maggior parte degli autori di questi reati sono uomini, soprattutto mariti: «Uomini molto anziani che si ritrovano soli, ad accudire la moglie gravemente malata e allettata, per cui un certo giorno decidono che è abbastanza e compiono il duplice atto», ha spiegato. «Difficilmente questi uomini sopravvivono e quando succede sono destinati a un’ulteriore sofferenza: lo schiacciante senso di colpa che provano e il giudizio di un processo che sono obbligati a subire». Fino a un paio di anni fa questi delitti venivano classificati come femminicidi se non come “omicidi d’amore”, ma leggendo più attentamente le cronache emerge sempre un elemento comune: la solitudine di queste coppie, quasi mai seguite dai servizi sociali e i cui figli o parenti, quando ci sono, non abitano con loro o non hanno assiduità giornaliera. «Ecco quindi a che cosa serve una legge fatta bene, che noi CFU chiediamo», ha concluso Corradi: «partendo dalla conoscenza delle esigenze e criticità insite nel lavoro di cura dei caregiver, avvalendosi anche degli studi o ricerche fatti finora si può predisporre un intervento nazionale che investa i servizi sui territori. E il primo inderogabile servizio è quello di sportello psicologico, per cui sarebbe necessaria una convenzione con l’ordine nazionale degli psicologi».

 

 

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