CERS DEL LAZIO, TRA ENERGIA RINNOVABILE E SOLIDARIETÀ

Comunità energetiche rinnovabili e solidali, qual è la situazione nella regione? Riccardo Troisi, presidente Coordinamento Cers Lazio: «Oggi ci sono una quarantina di cer. Sia nella Capitale sia nella regione c’è, però, bisogno di crescere e migliorare. Mettersi in rete e ragionare insieme è una carta vincente»

di Ilaria Dioguardi

5 MINUTI di lettura

ASCOLTA L'ARTICOLO

«Oggi nel Lazio ci sono una quarantina di comunità energetiche rinnovabili, più della metà delle quali si definiscono Cers, anticipando già nel nome un’anima solidale. Al momento 22 di queste già fanno parte del Coordinamento romano e laziale, un’associazione di secondo livello», dice Riccardo Troisi, presidente Coordinamento Cers Lazio. «Sia nella Capitale sia nella regione c’è, però, bisogno di crescere e di migliorare, soprattutto nei rapporti con le istituzioni e con il Gestore dei servizi energetici. Mettersi in rete e ragionare insieme è una carta vincente affinchè le comunità siano più efficaci e capaci di affrontare tutto quanto richiede il portare avanti una cers oggi. Nel 90% dei casi si tratta di associazioni non riconosciute Ets, alcune sono aps, un paio sono cooperative», prosegue Troisi. «Dentro al Coordinamento le associazioni hanno dai 20 ai 100 soci, hanno impianti dal 20 ai 100 kilowatt, coinvolgono più di un migliaio di utenti, sono una settantina le associazioni coinvolte. Sono per lo più impianti di energie rinnovabili, la potenza istallata da queste cer è superiore al megawatt, poi ci sono impianti un po’ più grandi ma che non fanno parte di questo percorso».

Cers del Lazio: rinnovabili e solidali

«Buona parte delle cers nel Coordinamento destinano in tutto o in parte i fondi generati dalla vendita e dalla condivisione dell’energia per attività sociali sul territorio», continua Troisi. «Sono realtà che hanno investito molto, in totale più di due milioni di euro, in questi impianti e prevedono dei ricavi annui di circa 200mila euro di energia condivisa, in base ai tipi di impianti e grandezza. Sono cers diverse che, soprattutto nel Lazio, si stanno attivando grazie ai piccoli comuni, al volontariato diffuso e alla capacità di radicarsi nelle comunità». Tra le esperienze positive «la cers “A tutto sole” a Santa Marinella, nata da un gruppo di cittadine e cittadini sensibili, che si è impegnato per fare un lavoro sui cambiamenti climatici e i problemi sociali di quel territorio. Oppure la cers di Anguillara, che nasce su iniziativa dei cittadini con il contributo di enti religiosi e che sta attivando progettualità a sostegno delle marginalità sociali e delle povertà energetiche, ma ne potrei citare tante altre, molto attive. Se l’area nord del Lazio è più presente, le cers iniziano a diffondersi anche nel sud della regione. Tra le altre quella di Ventotene, che, essendo su un’isola, è molto particolare». La Regione Lazio, come spiega Troisi, aveva messo a disposizione dei fondi con un bando di oltre 12 milioni di euro per le comunità energetiche, andato tuttavia deserto per la sua complessità, che lo rendeva inaccessibile per le piccole realtà associative. «Dopo la richiesta di una rimodulazione, la Regione ha fatto un’altra scelta: un bando per la transizione energetica per le imprese, rinunciando a sostenere le comunità energetiche del territorio. Un segnale per noi difficile da accettare, abbiamo bisogno di finanziamenti e di una politica pubblica a sostegno per far partire queste cers. Lanceremo come Coordinamento una campagna perché la Regione, nei prossimi piani di programmazione, destini dei fondi per le comunità energetiche».

Illuminati Sabina: «Puntiamo ad alleviare la povertà energetica nel territorio»

Alessandra Filabozzi è membro del direttivo della cers Illuminati Sabina e vicepresidente del Coordinamento Cers Roma e Lazio. La cers è inserita nell’ambito territoriale del Distretto della Bassa Sabina (Rieti 2), delimitato a sud dal Tevere e a nord dai Monti Sabini. La cers è nata nel 2022, dopo alcuni incontri su energia fossile e crisi ambientale. «All’inizio eravamo una ventina e, a partire da un’idea di energia bene comune, ci siamo concentrati sull’idea di un impianto comune, e di avere, tra i nostri soci, produttori singoli: volevamo essere solidali sul territorio, dei nostri 80 soci 65 non hanno un impianto i membri dell’associazione che non hanno un impianto sono molti, siamo costituiti per lo più da consumatori», prosegue Filabozzi. «Puntiamo alla diffusione degli impianti comuni e ad alleviare la povertà energetica nel nostro territorio. Siamo nati attorno all’idea dei gruppi di acquisto solidale e , attraverso un prestito fatto dai soci, per il momento abbiamo installato circa 85 kilowatt. L’anima solidale si declina in varie forme: solidarietà ambientale, per cui stiamo facendo un lavoro di informazione sul territorio su risparmio energetico e consumo consapevole, e solidarietà sociale. Stiamo ancora raccogliendo i fondi, ma l’obiettivo è individuare soggetti che fanno fatica a pagare le bollette e alleviarle intervenendo sugli elettrodomestici energivori. Ora si è associato anche il Comune di Montopoli: con la segnalazione da parte dei servizi sociali, vorremmo allargare la platea delle persone in povertà energetica». E poi la solidarietà territoriale, per cui «stiamo proponendo a vari Comuni di entrare nella comunità (copriamo 4 cabine primarie) e puntiamo a metterci in rete con altre comunità energetiche del territorio, nello spirito del Coordinamento».

Anzio e Nettuno: una cers partita dal basso

«L’idea della cers di Anzio e Nettuno nasce da un incontro nel 2024», dice il presidente Maurizio Lippi. «Oggi siamo 28 soci, pian piano arrivano le adesioni in maniera volontaria. Siamo su tre cabine primarie, siamo partiti dal basso, abbiamo costituito un’associazione, ci siamo iscritti al Runts: il nostro obiettivo è mettere insieme i produttori. Siamo in un territorio in cui delle persone si creano un impianto fotovoltaico di 6-9 kilowatt/ora, quello che non consumano lo mettono in rete. Non abbiamo creato un impianto centrale della cers, ma sono impianti di produttori privati», continua Lippi. La cers solidale Anzio e Nettuno è stata fondata per generare benefici ambientali, economici e sociali usando energia prodotta da fonti rinnovabili e condividendo gli incentivi messi a disposizione dal Gestore dei servizi energetici. «Il 15% di questi sarà destinata al sostegno della rete sociale locale C.U.R.A., che si occupa del recupero di persone disagiate sul territorio, sia anziane che ragazzi giovani che abbandonano la scuola. Se poi ci arriveranno dei ristori, ci occuperemo anche del recupero della povertà energetica».

CERS DEL LAZIO, TRA ENERGIA RINNOVABILE E SOLIDARIETÀ

CERS DEL LAZIO, TRA ENERGIA RINNOVABILE E SOLIDARIETÀ