
COHOUSING PER ANZIANI A ROMA: 220 POSTI ATTIVI E NUOVI PROGETTI IN ARRIVO
Come funziona il senior cohousing nella Capitale: alloggi pubblici gestiti dal Terzo settore, accesso tramite servizi sociali e sperimentazioni in corso, tra cui il modello intergenerazionale con gli studenti. L’esperienza di Mercede, Fausto e Domenico. L’assessora capitolina alle Politiche sociali Funari: «Priorità alle persone più fragili»
21 Aprile 2026
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Dopo il successo dell’inaugurazione del 30 marzo, che ha registrato il tutto esaurito all’Auditorium Parco della Musica, il Festival del Cohousing ha fatto tappa sabato 18 aprile al Teatro Vascello con un nuovo appuntamento pubblico fortemente partecipato: un’intera mattinata dedicata alla forza dei legami, come antidoto contro la solitudine, quando la vita si allunga. «Siamo felici di continuare a parlare di questo tema, la stagione dei legami non è solo una formula suggestiva, è anche una dichiarazione di intenti», ha affermato Barbara Funari, assessora alle Politiche Sociali di Roma Capitale, salutando la platea. «Come amministrazione vogliamo impegnarci perché la nostra città, oltre a offrire servizi e interventi, lavori sulla costruzione di legami sociali. È fondamentale tessere un filo tra le persone e riflettere insieme su come vivere quando la vita si allunga».
Quando torni?: un corto sull’incontro e l’amicizia nella quarta età
Nel corso della mattinata è stata presentata anche l’anteprima del cortometraggio Quando torni?, scritto e diretto da Francesco Bruni, sceneggiatore e regista, che ha diretto tra, gli altri, film come Scialla! (Stai sereno) e la serie tv Tutto chiede salvezza. Il corto interpretato dalle attrici Elena Cotta e Luisa De Santis racconta con delicatezza l’incontro tra due donne ormai nella quarta stagione della vita. Sul principio guardinghe e diffidenti, nel corso delle ore che trascorrono insieme riscoprono il piacere di stare insieme e la possibilità di creare rapporti profondi, nonostante l’età. «Mi sono molto divertito», ha commentato il regista. «È un corto fatto velocemente sia a livello di scrittura che di realizzazione, concepito come una ballata composta di momenti, con un unico scambio di battute». Che non è difficile immaginare quale sia.
Cohousing per anziani a Roma: come funziona e come si accede
Ma come funziona nella pratica il cohousing per anziani e quali sono i requisiti di accesso al programma? «Gli alloggi sono immobili pubblici, spesso beni confiscati alla mafia», ha spiegato l’assessora Funari, rispondendo alle domande di una platea curiosa di comprendere i meccanismi di questa forma dell’abitare ancora poco conosciuta. «Sono gestiti da enti del Terzo settore attraverso un sostegno quotidiano agli ospiti, il cosiddetto “accompagnamento leggero”. Mentre nei primi tempi si accedeva tramite bando, oggi la priorità va a persone anziane o con gravi difficoltà abitative e segnalate dai servizi sociali. «I posti attualmente disponibili nei progetti di Roma Capitale sono 220», prosegue Funari. «Numeri ancora piccoli rispetto alle dimensioni della città, ma grazie ai fondi del PNRR quest’anno saranno disponibili altri otto posti». In molti si chiedono, inoltre, cosa succede quando le condizioni di salute peggiorano. «Si decide insieme, come si fa in famiglia. Alcuni ospiti hanno scelto un’assistenza personale, altri hanno optato per forme di supporto diverse», ha chiarito l’assessora. «Roma stessa sta imparando da questa esperienza», ha aggiunto Claudio Catalucci, responsabile dell’Ufficio Coordinamento strutture residenziali per anziani. «Nelle gare d’appalto abbiamo introdotto delle ore aggiuntive di assistenza da attivare in caso di emergenza per gestire imprevisti come infortuni e problemi di salute. Cosa che ci dà il tempo necessario per decidere insieme all’ospite quale sarà il suo percorso futuro: c’è chi inizialmente sente di non farcela più, ma la maggior parte è felice di potere restare. Non c’è una data di uscita prefissata, ed è questo che fa la differenza». Nel frattempo, in collaborazione con l’Università di Tor Vergata, si sta sperimentando il cohousing intergenerazionale, con l’obiettivo di mettere in contatto studenti e anziani che hanno una stanza disponibile. «È un progetto ancora in costruzione, ma promettente», ha concluso Funari.
Il cohousing per anziani nel racconto di chi ci vive
Domenico, Fausto e Mercede la vita in un cohousing la stanno già sperimentando sulla propria pelle. «Mi trovo molto bene, anche se ammetto di averci messo un po’ prima di sentirmi davvero a casa mia», ha raccontato Mercede che ha 72 anni e abita da cinque, insieme a Fausto, a Casa Giada. «È un’esperienza che mi sento vivamente di consigliare. Io ho scelto deliberatamente la “vita insieme”, perché a un certo punto ho capito che volevo concludere l’esistenza insieme a persone della mia età. Perché da sola che fai? Io mi sono detta che, vivendo così, voglio arrivare fino a 99 anni». Per evitare inutili discussioni è importante parlarsi chiaro, rivela Fausto descrivendo le regole della casa: «Ci sono i turni per le pulizie e quelli per buttare l’immondizia», ha detto ancora Fausto. «Facciamo teatro e tante altre cose che non avevamo mai fatto prima. Non abbiamo il tempo di guardare la tv, che sarebbe la nostra fine». Domenico, invece, vive a Casa delle Viole, ha 66 anni ed è il più piccolo del gruppo: «Sono contentissimo», ha esclamato. «Quando sono arrivato non sapevo fare niente, ma nel cohousing ho imparato anche a cucinare. Essendo un tipo un po’ solo ed emarginato, mi ha fatto bene stare insieme agli altri e col tempo la voglia di passare il tempo in compagnia aumenta».
Tramontare con grazia: Massimo Recalcati sulla “grande età”
A chiudere la mattinata è stato lo psicoanalista Massimo Recalcati, con una riflessione sulla vecchiaia che ha ribaltato le categorie abituali. «Terza età è una brutta espressione», ha esordito. «Propongo di sostituirla con “grande età”: c’è qualcosa di grande nella parte finale della vita che non dovremmo mai dimenticare. Assomiglia ai tramonti. E i tramonti non sono solo qualcosa che solleva tristezza, malinconia: d’estate andiamo a cercarli, andiamo ad ammirare la loro bellezza struggente». Il riferimento è a Nietzsche, che indicava nel «saper tramontare» la forma più alta della saggezza umana: non un’uscita di scena, ma una donazione. «Saper tramontare vuol dire saper lasciare il proprio posto alle generazioni che vengono dopo», ha spiegato Recalcati. Nello stesso tempo, lo psicoanalista ha attaccato l’ossessione contemporanea per la lunghezza della vita – dai guru della nutrizione alla chirurgia estetica – come sintomo di una cultura che confonde la vita biologicamente viva con la vita vera. «La vita lunga è la vita vera: questo sembra l’emblema del nostro tempo», ha osservato. Quello che conta, invece, secondo Recalcati, non è quanto a lungo si vive ma la capacità di restare vivi dentro: «La vita viva è la vita che desidera la vita. Il Festival del Cohousing prosegue il 21 maggio con un incontro rivolto agli esperti e alle organizzazioni del Terzo settore presso IndustrieFluviali, nell’ambito del Sanidays.






