CON COMIZI CORSARI PER IMPARARE L’ASCOLTO E LE ISTRUZIONI PER L’USO DELLA REALTÀ

A oltre 60 anni di distanza, Comizi d’amore di Pasolini diventa la chiave per rileggere la partecipazione civica tra i ragazzi e riflettere sul presente insieme, ascoltandosi senza giudizio. È così che nasce Comizi Corsari, che ha portato tra le studentesse e gli studenti del liceo Vittorio Gassman di Primavalle, a Roma, una boccata d’aria fresca. «È stato come svegliarsi e accorgersi che avevamo una voce e degli strumenti per usarla»

di Ilaria Dioguardi

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«Partecipare a Comizi Corsari è stato una boccata d’aria fresca. All’inizio non sapevo bene cosa aspettarmi, l’idea di rifarsi a Pasolini sembrava una cosa da grandi, un po’ lontana dalla nostra realtà di oggi. Invece, mi sono resa conto che il suo spirito, quello di osservare le cose senza filtri e senza paura, di dire la verità, è super attuale. Non è stato il solito progetto, è stato come svegliarsi e accorgersi che avevamo una voce e degli strumenti per usarla». Con queste parole Marta Micello della 4L del liceo statale Vittorio Gassman di Primavalle commenta il progetto Comizi Corsari. Promossa dall’associazione Cultural Inventory con il patrocinio del Municipio XIV di Roma, il sostegno della Fondazione Charlemagne nell’ambito del programma Periferiacapitale, e il supporto tecnico di Studio Rumore, Comizi Corsari è nata all’interno di un percorso didattico e creativo che ha coinvolto gli studenti della scuola del quartiere in un’esperienza di produzione audiovisiva e ricerca sul linguaggio del documentario e della testimonianza.

Coniugare educazione all’audiovisivo, partecipazione civica e riflessione

Il progetto, realizzato dal laboratorio multimediale orientato sull’educazione all’audiovisivo e alla partecipazione civica, è culminato con la proiezione, al cinema Andromeda di Roma, di Scritti Corsari. Comizi Corsari e ha visto protagonisti gli studenti e le studentesse della 1G e della 4L, insieme agli studenti del progetto scolastico La Voce del Gassman, del liceo Statale Vittorio Gassman di Primavalle, per reinterpretare in chiave contemporanea l’eredità, a oltre 60 anni di distanza, dei Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini, uno dei lavori più iconici del poeta e intellettuale italiano. Un’esperienza formativa che ha coniugato educazione all’audiovisivo, partecipazione civica e riflessione sul presente. Attraverso il lavoro sul linguaggio documentario e sulla pratica dell’intervista, i ragazzi e le ragazze hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con strumenti espressivi nuovi, sviluppando capacità di osservazione, ascolto e lettura critica della realtà contemporanea. La presentazione del video realizzato dagli studenti Scritti Corsari. Comizi Corsari al cinema Andromeda è stata una vera e propria lezione aperta che ha visto sul palco istituzioni, formatori, letture e testimonianze pasoliniane, e l’attesa proiezione. Dall’attore e regista Marcello Fonte, che ha letto brani tratti dall’opera di Pasolini, alla formatrice Veronica Di Marcantonio, che ha partecipato a una lezione insieme ad alcuni studenti; fino alle istituzioni che hanno reso possibile questo progetto, a partire dal presidente del XIV Municipio, Marco Della Porta.

Imparare a sentirsi parte di una comunità

«La cosa più importante che ho imparato è l’ascolto», continua Marta Micello. «Viviamo in un mondo dove siamo sommersi da immagini e video (su TikTok, Instagram, YouTube), ma nessuno ci insegna davvero come “leggerli”. Se non capisci come funziona il linguaggio dei video, rischi di farti manipolare da chiunque. Questi progetti ci danno le “istruzioni per l’uso” della realtà. Inoltre, la partecipazione civica ci fa sentire meno spettatori e più protagonisti». Riguardo al rapporto tra scuola e territorio, Marta dice: «Penso che i muri degli istituti dovrebbero essere molto più trasparenti. La scuola non può essere un’isola chiusa dove entri alle 8 ed esci alle 14 senza sapere cosa succede nel quartiere o nella città. Progetti come “Comizi Corsari” creano un ponte: portano la scuola fuori e la realtà dentro». Marta conclude dicendo che questa esperienza le ha fatto capire «che essere “corsari” oggi significa non accontentarsi della superficie. Bisogna scavare, fare domande scomode, usare la tecnologia non solo per apparire, ma per capire e raccontare. È stato un percorso che mi ha fatta sentire parte di una comunità, e penso che ogni studente dovrebbe avere un’occasione così».

Ad Angelica Sabatino il progetto «ha dato l’occasione di mettermi alla prova nel dialogo e mi ha fatto capire quanto sia utile il confronto. Uscire e parlare con le persone rende quello che studiamo più concreto e ci aiuta a sentirci più parte della realtà che ci circonda».

«Il progetto mi ha dato a consapevolezza che il mio sguardo sulla realtà ha un valore»

Partecipare a Comizi corsari «è stata un’esperienza trasformativa, di quelle che ti costringono a spostare lo sguardo un po’ più in là del tuo banco di scuola. Mi sono sentito parte di un processo creativo che non era solo esercizio, ma un modo per rimettermi in gioco come cittadino e come narratore», dice Luca Canzonieri. «Ho imparato che l’inquadratura è un punto di vista sul mondo e che montare un video significa dare un ordine al caos dei pensieri. Ma la lezione più grande è stata l’ascolto». Partecipare al progetto, afferma che gli ha dato «la fiducia necessaria per far sentire la mia voce e la consapevolezza che il mio sguardo sulla realtà ha un valore. L’audiovisivo oggi è la nostra lingua madre: imparare a usarlo criticamente ci rende liberi, non semplici consumatori di contenuti. La partecipazione civica ci strappa dall’isolamento dello smartphone e ci insegna che i problemi della nostra città ci riguardano da vicino. Senza queste esperienze, il rischio è uscire da scuola con un diploma ma senza gli strumenti per abitare la società in modo attivo». Riguardo al rapporto tra scuola e territorio, dice che «se i cancelli del liceo rimangono chiusi e non c’è scambio con quello che succede fuori, la didattica rischia di diventare polverosa e lontana dalla realtà. Il territorio è un libro a cielo aperto. Quando la scuola esce in strada e il quartiere entra nelle aule, si crea un cortocircuito positivo. C’è un disperato bisogno di questo dialogo perché si abbattono i muri, la scuola diventa un centro culturale vivo e non solo un obbligo mattutino. E crea senso di appartenenza: se studio il mio quartiere attraverso un obiettivo, inizio a prendermene cura. E rigenera le idee: il territorio offre stimoli che i libri da soli non possono dare, e la scuola offre al territorio la capacità critica per analizzarli». «Ho imparato ad ascoltare meglio gli altri per cercare anche di andare oltre a ciò che dicono, notare lo sguardo, il tono di voce, le espressioni, il modo in cui parlano», dice Francesca Di Nola. «Il dialogo tra scuola e territorio è importante perché ci permette di vedere meglio la realtà ed aspetti che a scuola non emergono mai».

Senza giudizio

«Mi sono accorta subito che i ragazzi e le ragazze avevano bisogno di raccontarsi, prima di uscire fuori nel quartiere. Abbiamo aumentato gli incontri nella classe perché avevano una forte esigenza di parlare di loro, di essere ascoltati senza nessun tipo di giudizio», spiega Veronica Di Marcantonio, formatrice. «Gli studenti e le studentesse che hanno partecipato al progetto si sono veramente aperti, raccontati. Nei nostri incontri, abbiamo prima visto il film Comizi d’amore tutti insieme. Poi, in una lezione ho fatto fare un tuffo nel ‘64 per contestualizzare il documentario di Pasolini e poi, partendo da questa contrapposizione tra il ‘64 e il 2026, abbiamo fatto dei laboratori dove a me premeva che loro riuscissero a tirar fuori i loro argomenti, la mia figura è stata principalmente di affiancamento, per aiutarli a farsi delle domande. Quello che proprio volevo evitare era di fare io delle domande a loro», prosegue Di Marcantonio. «I ragazzi si sono veramente messi in gioco, si sono tanto fidati e poi si sono buttati– Siamo stati nel loro quartiere che Primavalle e anche un po’ a Torrevecchia insomma tutta quella zona. Fermare le persone per strada, di qualsiasi età, fare loro delle domande a bruciapelo non è stato semplice, ma ne sono usciti bene. Anche dal montaggio delle immagini, devo dire che hanno dato vita ad un buon prodotto. Sono sempre stati attenti anche nel rilanciare con altre domande, per arrivare al sodo. Sono stati molto bravi».

CON COMIZI CORSARI PER IMPARARE L’ASCOLTO E LE ISTRUZIONI PER L’USO DELLA REALTÀ

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