DAL CALCIO POPOLARE ALL’IMPEGNO PER IL QUARTIERE, BORGATA GORDIANI APRE UNA NUOVA SEDE

Nata nel 2018 come associazione sportiva dilettantistica, oggi schiera una squadra maschile in prima categoria, una squadra femminile di calcio a cinque in Serie D e una scuola calcio. E tra qualche settimana aprirà la sede di Via Albona 40, i cui locali sono stati usati per la distribuzione alimentare durante il Covid. «La dimensione sportiva va di pari passo con quella sociale»

di Antonella Patete

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La storia della Borgata Gordiani nasce dalla battaglia per salvare uno storico campo di calcio all’interno dell’omonimo parco di Villa Gordiani, area verde archeologica situata tra Centocelle e il Prenestino, nel quadrante Est della capitale. Un campo che, fino al 2025 è stato gestito dalle sole società sportive del quartiere che, per anni, hanno offerto la possibilità di praticare il calcio a prezzi popolari. «Borgata Gordiani è stata fondata nell’agosto 2018 come associazione sportiva dilettantistica, che intende garantire il diritto allo sport anche a chi non può permettersi di pagare tra i 600 e gli 800 euro l’anno per la scuola calcio», spiega Matteo, tifoso e socio trentenne, nato nella vicina Tor Sapienza ma legato al quartiere di Villa Gordiani fin dai tempi delle scuole superiori. Perché l’idea di fondo era non solo salvare quel campo, poi smantellato, che ha fatto un pezzo di storia del quartiere, ma anche proporre un modello sportivo controcorrente, ispirato ai valori del calcio popolare, dove le squadre appartengono ai giocatori e ai tifosi e le società vivono di autofinanziamenti, azionariato diffuso e piccole donazioni dal basso. Un modello votato all’inclusione e all’antifascismo, lontano dai cori razzisti sugli spalti e dalla speculazione finanziaria legata ai club. «Borgata Gordiani è un’entità ibrida», prosegue l’attivista. «La dimensione sportiva va di pari passo con quella sociale. Lo stesso nome evoca i valori di solidarietà e mutualità propri delle borgate romane degli anni Trenta».

Competitivi sì, ma con le proprie regole

Partita nel 2018 con una squadra maschile dilettantistica militante in terza categoria, anno dopo anno Borgata Gordiani ha visto crescere il proprio progetto sportivo. Nel 2022 si è aggiunta la squadra femminile di calcio a 5, attualmente in serie D, e due anni dopo è stata la volta della scuola calcio popolare per bambini e bambine tra i 4 e gli 8 anni, ospitata nel campo parrocchiale di Viale della Venezia Giulia. Fin da subito, grazie anche ai prezzi popolari, l’iniziativa ha avuto una forte risposta nel quartiere e oggi si contano una quarantina iscritti, che si allenano quasi ogni giorno della settimana. La quota di iscrizione non supera i 200 euro all’anno, che possono diventare anche meno o addirittura nulla per le famiglie che non sono in grado di affrontare questa spesa. Inoltre, appena qualche settimana fa Borgata Gordiana ha ottenuto la gestione del campo di Via Prenestina 521, una struttura sportiva rimasta in disuso per quasi dieci anni che ora verrà messa a disposizione delle scuole come delle altre associazioni del territorio per far crescere ancora di più il progetto, abbattendo gli attuali costi di affitto. «Ma attenzione», avverte Matteo, «azionariato popolare e prezzi calmierati non significa ritirarci rispetto alle contraddizioni dello sport e del calcio in particolare, per rifugiarci nel nostro personale asilo nel bosco. Al contrario, vogliamo dimostrare che un altro modo di intendere il calcio è possibile e che possiamo partecipare ai campionati agonistici e vincere seguendo le nostre regole». E difatti la squadra maschile, partita in terza, nel giro di poco è stata promossa in prima categoria laziale. «Abbiamo cominciato dal livello più basso del campionato, e ora puntiamo ad arrivare in serie A», precisa l’attivista.

«Senza sponsor né padroni, solo quote popolari»

L’idea di una squadra di tutti e di tutte, come si usa dire da queste parti, passa in primo luogo dalla scelta di rifiutare la presenza di un unico presidente proprietario, per una gestione comunitaria della società. Il mister è uno degli ex ragazzi di Villa Gordiani che ha deciso di mettere a disposizione prima il proprio tempo e la propria passione, e successivamente anche la propria competenza. E sì, perché col tempo ha scelto di professionalizzarsi e di conseguire il patentino da allenatore di calcio, decidendo anche di iscriversi all’università. «A conferma», sottolinea Matteo, «che Borgata Gordiani rappresenta davvero uno spazio di crescita personale e collettiva». Un altro elemento distintivo è che ogni decisione è presa dall’assemblea dei soci e dei tifosi. Da quelle più basilari come organizzarsi per lavare le magliette della squadra fino alle scelte strategiche per il quartiere è la maggioranza che decide cosa fare. E poi c’è il tifo organizzato che unisce i ragazzi e le ragazze del quartiere in un sano mix di campanilismo e socialità. «Nelle nostre categorie è rarissimo trovare gruppi di tifosi che seguono la propria squadra con bandiere, cori, tamburi e fumogeni», spiega. «Nelle partite in casa della prima squadra maschile è difficile che ci siano meno di cento tifosi, e anche fuori casa non manca mai qualche decina di fedelissimi». Niente a che fare, però, con il tifo violento, razzista e machista che imperversa negli stadi: «È un ulteriore strumento di costruzione e cura di comunità», ci tiene a precisare Matteo. «Per noi il tifo è un elemento identitario e strategico all’interno del nostro schema valori: antirazzismo, antifascismo, antisessismo, mutualismo, solidarietà, rifiuto delle relazioni di potere». Non a caso uno dei cori più amati dai tifosi è: «Senza sponsor né padroni, solo quote popolari».

Borgata Gordiani: prossima apertura per la sede di Via Albona 40

Il rapporto con il territorio ha preso una nuova piega durante la pandemia, quando i ragazzi e le ragazze di Borgata Gordiani occuparono lo spazio di un ex Centro di aggregazione giovanile abbandonato in Via Albona 40 per organizzare le distribuzioni alimentari. Poi, una volta superata la fase di emergenza, hanno via via sistemato i locali del magazzino, situato nella zona più problematica del quartiere, fino a qualche settimana fa quando, al termine di un iter durato oltre un anno, il Municipio ha affidato l’edificio a Borgata Gordiani. «Fin dall’inizio abbiamo voluto immaginare come restituire questo spazio alla città. Non avevamo in mente un modello unidirezionale, che vedesse gli abitanti del quartiere come semplici beneficiari, ma uno spazio attraversabile da tutte e da tutti. Un’occasione di rivalsa per fare vedere che ci siamo, che non siamo cittadini di serie B». Per questo, una volta superati gli ultimi dettagli tecnici, ora che è stata allacciata anche l’acqua e l’elettricità, Via Albona 40 aprirà finalmente i battenti. Al suo interno i cittadini potranno trovare uno sportello di segretariato sociale, le sale per lo studio e il coworking, il doposcuola, la consulenza psicologica e molte altre attività ancora tutte da costruire. Nel frattempo sono arrivate le prime risposte dal quartiere e i ragazzi e le ragazze di Borgata Gordiani stanno cominciando a trasformare le idee in progetti concreti. «Tante persone ci hanno scritto per dare la propria disponibilità ad accompagnare i bambini nello studio, fare corsi di teatro o dare una mano allo sportello di segretariato sociale», conclude Matteo. «Le prossime settimane saranno dedicate a conoscerci e ad avviare le attività. Con i piedi a Villa Gordiani e la testa libera di spaziare in largo e in lungo».

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